di Stefano Folli

Il Punto
Stefano Folli nasce a Roma da famiglia di origini milanesi. Laureato in lettere, muove i primi passi nel giornalismo alla "Voce Repubblicana", l'organo storico del Pri allora guidato da Ugo La Malfa. Nel 1981 viene nominato direttore responsabile della nuova edizione della "Voce". Collaboratore di Giovanni Spadolini, Folli ne è il portavoce a Palazzo Chigi durante l'esperienza del primo governo a guida laica, fra il 1981 e '82. Nel 1989 passa al "Tempo" come caporedattore politico. Dalla fine del '90 è al "Corriere della Sera", come notista politico e, più tardi, editorialista, fino ad assumerne la direzione tra il 2003 e il 2004. Dal 2005 è editorialista de "Il Sole 24 Ore". Folli ha anche fondato e diretto la rivista di affari internazionali "Nuovo Occidente". Ha vinto alcuni premi di giornalismo, tra i quali il St. Vincent, il premio Ischia e il Fregene.
stefano.folli@ilsole24ore.com
Cortesie private e istituzionali lontane dall'emergenza sicurezza
17 maggio 2008

La giornata di ieri contiene alcune stranezze (o, se si vuole, contraddizioni) destinate a segnare i primi mesi della legislatura.Da un lato abbiamo il primo passo dell'atteso confronto fra Berlusconi e Veltroni. La grande coalizione occulta, come l'hanno già battezzata i critici. Oppure, se non si è così maliziosi, la prova di maturità del sistema bipolare. Maggioranza e opposizione discutono dei grandi temi del Paese in cerca di punti di convergenza.
Dall'altro lato l'Italia finisce sulle prime pagine dei giornali internazionali e sui siti on-line per gli assalti ai campi nomadi. I fatti di Ponticelli trasmettono all'estero l'idea che stia montando una reazione xenofoba. Qualcuno nel governo spagnolo di Zapatero critica l'Italia al limite dell'insulto, la Farnesina chiede chiarimenti e da Madrid si assicura che è stato un equivoco. Nel frattempo l'Europa osserva gli eventi italiani con preoccupazione e difende gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. A Roma,il ministro dell'Interno Maroni condanna le spedizioni punitive contro i «rom» con parole ferme: si rende conto che bisogna fermare le vendette private proprio per non indebolire la linea della legalità inaugurata dal governo.
La stranezza della situazione consiste nel fatto che il Partito democratico, nel giorno in cui torna sulla scena grazie all'incontro Berlusconi-Veltroni, è pressoché assente sul tema sicurezza e immigrazione.
C'è un elemento fortemente drammatico negli incendi dei campi (quasi dei «pogrom »), ma anche nella risposta di Maroni e nel modo in cui il governo affronta la sua prima crisi con l'Europa. Viceversa, il colloquio fra il premier e il segretario del Pd (35 minuti a Palazzo Chigi prima dell'ora di pranzo) non ha registrato nulla di questa drammaticità. È scivolato via tra cortesie private e istituzionali, un giro d'orizzonte su riforme, Rai e legge elettorale. Un po' remoto rispetto alle urgenze dell'attualità.Può darsi che sia giusto così: le istituzioni devono evitare di cedere all'emotività.
Eppure non si sfugge all'impressione che il tema della sicurezza, per sua natura «bipartisan », avrebbe meritato più attenzione: proprio perché ieri si svolgeva il primo colloquio ad alto livello fra maggioranza e opposizione. In fondo, la legge elettorale per le europee può attendere qualche settimane. Non è così urgente che Berlusconi e Veltroni definiscano oggi se la soglia di sbarramento contro i piccoli partiti (e contro la sinistra radicale) sarà del 3 per cento o del 5. O quale debba essere l'assetto della Rai.
Con ogni probabilità è più importante che governo e opposizione discutano non solo in modo riservato sullalinea da tenere verso i «rom». Del resto, nel silenzio un po' impacciato del Pd, è stato l'ex ministro dell'Interno Pisanu,nei giorni scorsi,a ricordare che le misure contro i clandestini non possono ignorare l'esistenza di obblighi verso l'Europa. E il Capo dello Stato ha dato il suo contributo alla messa a punto del «pacchetto ». A quanto sembra, prevale la prudenza e i provvedimenti saranno duri ma realistici.
Ad esempio, verrebbe meno il controverso reato di immigrazione clandestina.
È una ragione in più perché il Partito democratico faccia sentire la sua voce. Ma finora è avvenuto poco e male. È il governo a occupare tutta la scena, fino a difendere con Maroni i principi dello Stato di diritto. L'opposizione è titubante. Forse perché pensa alle occasioni perse, proprio in tema di sicurezza, con il governo Prodi.
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