ILSOLE24ORE.COM > Notizie Italia ARCHIVIO

di Stefano Folli

commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci

Il Punto
Stefano Folli nasce a Roma da famiglia di origini milanesi. Laureato in lettere, muove i primi passi nel giornalismo alla "Voce Repubblicana", l'organo storico del Pri allora guidato da Ugo La Malfa. Nel 1981 viene nominato direttore responsabile della nuova edizione della "Voce". Collaboratore di Giovanni Spadolini, Folli ne è il portavoce a Palazzo Chigi durante l'esperienza del primo governo a guida laica, fra il 1981 e '82. Nel 1989 passa al "Tempo" come caporedattore politico. Dalla fine del '90 è al "Corriere della Sera", come notista politico e, più tardi, editorialista, fino ad assumerne la direzione tra il 2003 e il 2004. Dal 2005 è editorialista de "Il Sole 24 Ore". Folli ha anche fondato e diretto la rivista di affari internazionali "Nuovo Occidente". Ha vinto alcuni premi di giornalismo, tra i quali il St. Vincent, il premio Ischia e il Fregene.
stefano.folli@ilsole24ore.com

Perché non è alle viste il 25 luglio del Cavaliere
16 giugno 2009
C'è una data fatidica nella nostra storia ed è giocoforza evocarla ogni volta che si sente nell'aria il termine «complotto» o «congiura». Si tratta, è evidente, del 25 luglio del 1943, quando il Gran Consiglio del fascismo sfiduciò Mussolini e offrì al re l'opportunità di disfarsi del duce. Come è ovvio, l'analogia fra le vicende di oggi e quei lontani avvenimenti è quasi inesistente. Tuttavia in questi giorni molti ci hanno pensato almeno una volta, magari senza avere il coraggio di ammetterlo. Coraggio che ha avuto invece Valentino Parlato, storico commentatore del Manifesto, il quale ha citato l'ipotesi la scorsa settimana discutendo con Giuliano Ferrara a «Radio 24».

Allora, se si vuole restare nel gioco giornalistico, la domanda è la seguente: è possibile che Silvio Berlusconi incontri il suo personale 25 luglio nel prossimo futuro, magari subito prima o subito dopo quel G-8 convocato all'Aquila e che, guarda caso, cade proprio nei giorni cruciali di luglio?

Non c'è dubbio che il presidente del Consiglio abbia subìto nelle ultime settimane una pressione mediatica molto aggressiva, interna e internazionale, volta a mettere in luce il logoramento della sua immagine e l'inizio di un declino, di una «curva discendente». È altrettanto vero che i dati sia delle europee sia delle amministrative, dimostrano che il centrodestra ha inanellato una serie di buoni risultati, in molti casi ottimi, cui corrisponde una battuta d'arresto del premier nel voto per il Parlamento di Strasburgo (suffragi al Pdl notevoli ma inferiori al previsto, preferenze ridotte rispetto agli exploit del passato).

A questo si aggiunge lo stillicidio di rivelazioni sul party di Casoria, sulla ragazza Noemi, sulle foto più o meno misteriose di Villa Certosa. E poi ancora: gli strascichi della sentenza Mills, gli interrogativi sui voli di Stato, l'attesa per la pronuncia della Consulta sul lodo Alfano, il sospetto che dietro le quinte si prepari qualche altra mina extra-politica (scandali privati o inchieste giudiziarie o entrambe le cose).
Come suol dirsi, la storia è una tragedia che quando si ripete diventa farsa. Nel '43 l'Italia aveva perso la seconda guerra mondiale, il che innescò la congiura (vera e drammatica) di luglio. Oggi viceversa manca la miccia in grado di far esplodere la santabarbara della stabilità governativa. Che poggia su di una solida base parlamentare, in apparenza non scalfibile. Al riguardo, per rendersene conto, basta ascoltare le parole di sostegno al premier pronunciate a Pontida da Umberto Bossi, l'uomo che in questo momento ha in mano il bandolo della matassa. Del resto, le conseguenze sociali della crisi economica sono gravi, ma ben lungi dal determinare un collasso nazionale paragonabile a una guerra perduta. Tanto è vero che, come si è detto, il centrodestra nelle elezioni ha tenuto.

Gli avversari di Berlusconi hanno prodotto inchieste giornalistiche da non sottovalutare, ma non hanno trovato il colpo del ko. Si punta allora sul logorìo del personaggio, cioè sulle crepe nel muro del suo potere, sulla difficoltà oggettiva di resistere a un assedio prolungato, sulla perdita di credibilità all'estero. Ma è una guerra di nervi, come tale priva di un punto di caduta prevedibile.

Senza dubbio Berlusconi oggi è un leader ferito, anche appannato dopo tanti anni sulla scena. Ma commette un errore chi minimizza le sue qualità di combattente, destinate a esaltarsi quando tutto sembra compromesso. Lo stesso rapporto problematico con Obama va visto al di fuori di un'ottica provinciale e collocato in una prospettiva di medio termine. Non è credibile che la scarsa sintonia tra i due - al di là dei sorrisi ufficiali - si traduca in uno scossone transatlantico nel giro di poche settimane.

Allora la risposta alla domanda iniziale potrebbe essere questa. Allo stato delle cose, solo un 25 luglio potrebbe provocare la caduta di Berlusconi. Ma non c'è un 25 luglio all'orizzonte. In effetti, solo una convergenza improvvisa di fattori diversi può creare lo smottamento. Dovrebbe spaccarsi l'establishment del Popolo della Libertà, il premier dovrebbe perdere un pezzo dell'élite e smarrire il rapporto con la Lega. Al tempo stesso, e in parallelo, dovrebbero moltiplicarsi i danni d'immagine, sulla base di nuove rivelazioni giornalistiche e giudiziarie.

Solo un tale intreccio potrebbe favorire uno specifico 25 luglio anti-berlusconiano, con la decapitazione del leader e una crisi di palazzo chiusa nel circuito istituzionale. Ma quanto è verosimile un simile scenario? Al momento, non lo è per nulla. Non si vedono i protagonisti dell'operazione e nemmeno le fratture politiche che la renderebbero possibile. Le ambizioni personali restano coperte. E al Quirinale c'è un presidente che vuole una dinamica istituzionale sana, non una lacerazione opaca e pericolosa.

Quando D'Alema prevede un precipizio verso l'emergenza, dà voce alla speranza (legittima) di una novità che restituisca un ruolo all'opposizione, quindi a lui stesso. Ma il rischio è che nemmeno in quella vaga ipotesi l'opposizione riesca a tornare in campo, in assenza di un progetto politico chiaro per il paese. Sarebbe l'estrema beffa.
ARCHIVIO
© RIPRODUZIONE RISERVATA
RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio
L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER
Effettua il login o avvia la registrazione.


 
   
 
 
 

-UltimiSezione-

-
-
8 maggio 2010
8 maggio 2010
08 Maggio 2010
8 maggio 2010
8 maggio 2010
 
Prendeva la pensione della madre morta. Arrestato
L'Indagine del Cnr nei mari italiani
IL PUNTO / Il dopo Scajola e gli interrogativi sul governo
Addio a Giulietta Simionato
VIDEO / Le dimissioni di Scajola (da C6.tv)
 
 
Cerca quotazione - Tempo Reale  
- Listino personale
- Portfolio
- Euribor
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-