PARIGI - Nessuna rivelazione sconvolgente sulla vita segreta di Zinedine Zidane poiché il segreto è un prodotto della diffidenza e della riservatezza di un campione che la Francia, abilissima a coltivare il mito di se stessa e dei figli suoi più famosi, ha elevato al rango di semidio. Il libro della giornalista free lance Besma Lahouri esce con un prevedibile clamore mediatico. La bozza del manoscritto è stata rubata due volte – a casa dell'editore e nell'appartamento di un amica dell'autrice che stava rivedendo il testo – e l'opera non è ovviamente autorizzata.
Dal tormentone del colpo di testa a Marco Materazzi alla folgorante carriera sportiva, dalla sua rete di conoscenze importanti ai rapporti con gli sponsor e il mondo del business, fino ad arrivare al legame ancestrale con la terra dei suoi genitori, berberi d'Algeria. Il libro Zidane: una vita segreta, edito da Flammarion, cerca di fare luce su un personaggio pubblico di cui si conosce poco o nulla del privato e che a quanto pare non gradisce che ci si occupi di lui. Da qui le difficoltà dell'autrice a reperire materiale, fonti, incontrare persone che hanno lavorato e/o lavorano con "Zizou'', i suoi ex compagni di squadra e di strada, figuriamoci i parenti, vicini e lontani, gli amici della cerchia più ristretta, il cosiddetto ‘'primo livello'' che si fa muro. Reticenze, omertà e timori non hanno impedito a Besma Lahouri di ricostruire alcuni passaggi interessanti della sua vita, soprattutto da quando la carriera di calciatore è finita sul campo come finivano i racconti pedatori di Osvaldo Soriano, tra sconfitte e rigori parati. Con una differenza fondamentale, rispetto all'epica dello scrittore argentino, quasi sempre dedicata a quegli immensi dilapidatori di talenti e fortune che sono stati alcuni suoi connazionali: Zidane ha abbassato la testa per colpire e non per vergogna, spinto da un primordiale moto d'orgoglio e violenza che risale alle origini cabile; Zidane, anche con le scarpe appese al chiodo, non è un loser; Zidane non solo non ha sperperato i soldi guadagnati in 17 anni di carriera – 80 milioni di euro secondo il libro – ma sa farli fruttare come pochi altri colleghi ed ex colleghi.
Come? Attraverso alcune società. Innanzitutto la srl Zidane Diffusion, sede a Marsiglia, della quale sono azionisti in parti uguali i suoi quattro fratelli. Si occupa della gestione dei diritti d'immagine, quindi delle aziende per le quali l'ex capitano della nazionale di Francia due volte campione del mondo, è testimonial pubblicitario: Audi, Grand Optical, Generali, Orange, Volvic. Ognuno di questi contratti gli frutta 500mila euro all'anno, si sostiene nel libro, ai quali si aggiungono i 2 milioni versati da Adidas e il milione in arrivo da Danone (anche se il patron del gruppo alimentare, Franck Riboud, contesta questa cifra sostenendo che è molto più bassa) in qualità di "ambasciatore'' del marchio presso i Paesi in via di sviluppo.
C'è poi il brand ZZ, creato nel 1999 e gestito da Colyre, società per azioni di diritto svizzero che fa capo a sua volta ad una finanziaria di Friburgo (Svizzera), la Welney Finance. All'inizio ZZ si occupava della commercializzazione di borse e articoli sportivi, oggi la gamma dei prodotti si estende fino alla pasta di mandorle e ai programmi informatici. Infine, non poteva mancare una società immobiliare, la Zifern, contrazione di Zidane e Fernandez, nome da nubile della moglie Véronique. Creata nel 2000 e con un capitale di 506mila euro, ha sede a Onet, feudo famigliare dei suoceri, ed è specializzata nell'affitto di stabili per uso professionale. Nel 2004, racconta Besma Lahouri, «il campione del mondo ha investito 8,2 milioni di euro per acquistare una casa di riposo». E per l'operazione ha creato una struttura ad hoc, ELT, dalle iniziali dei suoi tre figli – Enzo, Lucas e Theo – gestita dal fratello Noureddine. Un investimento che ogni anno gli porta 500mila euro per aver affittato l'immobile ad un gruppo specializzato nei servizi di assistenza alla terza età.
Accorto amministratore di se stesso, Zidane è molto vicino ad uno dei più carismatici capi d'impresa del Cac40, il presidente di Danone Franck Riboud. A sua volta appassionato di calcio e tifoso viscerale, Riboud ha fatto con Zidane quello che suo padre aveva fatto con un altro sportivo famoso, lo sciatore Jean-Claude Killy. Gli ha dato un ruolo nuovo, una vita (di rappresentanza) dopo lo sport. Ed ecco Zizou diventare nel 2006 testimonial ed accompagnatore di progetti dal forte impatto sociale, come gli impianti per la produzione di yoghurt in Bangladesh e altri Paesi poveri, assieme allo stesso Riboud e al Nobel per la Pace Muhammad Yunus. Un contratto che corre fino al 2014, mentre quello con Generali, firmato sempre nel 2006, sarebbe in scadenza nel 2011: un altro rapporto di medio-lungo termine che avrebbe portato i suoi frutti, in termini d'immagine, anche al gruppo assicurativo italiano, la cui penetrazione del marchio, secondo fonti interne citate dal libro, sarebbe aumentata del 13%: oggi è il 35% dei francesi a conoscere il brand del Leone di Trieste.