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Ciclismo: ecco il Giro del Centenario. Armstrong e Basso protagonisti annunciati

di Dario Ceccarelli

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13 dicembre 2008
Basso e Armstrong corrono affiancati nel finale della tappa del Plateau de Beille, durante il tour de France 2004 - AP/foto
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Le tappe del Giro
L'altimetria generale
L'albo d'oro

Rivoluzione copernicana per la Corsa Rosa: partenza da Venezia il 9 maggio, subito le tappe dolomitiche, arrivo a Roma il 31 maggio. Decisiva la crono di 61 chilometri nelle Cinque Terre

Compie cento anni e ti aspetti un vecchio brontolone, con il barbone bianco, che ripete sempre le stesse cose: ai miei tempi, quando nel 1909 partivamo all'alba da piazza Loreto.... Insomma, una roba da dinosauri che si salvi chi può.

Invece, in questa festa di compleanno, con gli auguri che arrivano da ogni parte del mondo, salta fuori la sorpresa. Il Giro è un altro giro. Completamente diverso. Magari peggiore, magari senza capo nè coda, magari squilibrato, però con una certezza: che è nuovo. Sfornato di fresco. Un neonato che strilla a pieni polmoni la sua voglia di stupire.

E certo che stupisce. E non solo per il ritorno di Lance Armstrong, che già si sapeva. E del suo duello con Ivan Basso, che pure era ampiamente annunciato e che sarà il tema "caldo" della corsa. Stupisce perchè cambia tutto. Una rivoluzione che può dare un sacco di sorprese e di colpi di scena fin dalla prima settimana. Dopo la partenza con la cronosquadra di Venezia (sabato 9 maggio), e un paio di tappe interlocutorie sempre nel Nord est, ecco il primo carico da novanta: si va subito in montagna, nelle Dolomiti, le storiche cattedrali del Giro. Un arrivo in salita a San Martino di Castrozza, e un' altro ad Alpe di Siusi. Quindi uno sconfinamento in Austria con ritorno a Chiavenna e un atterraggio moribido, passando per Bergamo, verso Milano dove domenica si vira la boa della prima settimana.

Ecco, già qui, si vede che siamo in un altro pianeta. Di solito, il Giro d'Italia è una specia di marcia di avvicinamento alle grandi salite. Non estrema come il Tour de France, dove per vedere una collina devi aspettare dieci giorni, e sorbirti volate al coltello affollatissime, ma, insomma, diciamo che il vecchio Giro se la pigliava comoda. Vai avanti tu che a me vien da ridere. E il primo test in salita, quasi sempre al Sud, arrivava dopo una buona settimana, dando tempo ai comprimari di godersi il loro giorno di gloria.

Ora invece i fuochi d'artificio si accendono subito. Anche perchè dopo le Dolomiti ci sono le Alpi con la tappa Cuneo-Pinerolo che ripercorre le cime storiche (Maddalena, Vers, Izoard, Monginevro, Sestriere) per portare la carovana verso il mare dove è in agguato il vero babau di questa edizione centenaria: una cronometro di 61 chilometri nelle Cinque Terre (da Sestri Levante a Rio Maggiore) che, dopo 12 tappe, darà una pesante scrollata alla classifica. Qui infatti non si scherza. È roba da campioni. Da candidati alla maglia rosa. Per intenderci da Armstrong e Basso, da Sastre a Evans e Menchov. Sarebbe ideale, se ci fosse, per Alberto Contador. Ma lo spagnolo, vincitore dell'ultima edizione, è l'unico big a dare forfait per non creare dualismi controproducenti con Amstrong, suo scomodo e illustre compagno nell'Astana.

Chi brontola, chi non fa i salti di gioia, sono i nostri big di seconda fila: i vari Cunego, Di Luca, Simoni e via elencando. Per loro, anche se non è una cronometro piatta, questo test è una mazzata micidiale. Qui salta il banco, hai voglia poi a recuperare con questo strano finale, anche questo sorprendente, che propone gli arrivi in salita di Monte Petrano (16° tappa), del Block Haus (17°) e del Vesuvio (19°). Più che montagne, abituati ai gran finali sulle Alpi e sulle Dolomiti, queste sono collinette da presepio, cose "per fare la gamba" come si dice in gergo.

Solo che con questo nuovo percorso, che per la cronaca finisce a Roma con un'altra crono di 15 chilometri), saltano tutti i vecchi riferimenti, le abitudini consolidate da anni di corsa. Come se nel calcio si giocasse 45 minuti al posto di novanta . La forma, soprattutto negli uomini di classifica, cresceva a poco a poco, per toccare il top nelle tappe più impegnative che, quasi sempre, coincidevano con le maratone alpine. Lo stesso Contador, nel 2008, aveva fatto così, passando in poche ore dal bagno di mare al bagno di folla. Ora bisogna cambiare: chi parte sa che non può concedersi questi lussi da superstar. Per cui anche Armstrong dovrà fare bene i suoi conti. E prepararsi a duellare subito con Basso e con gli scalatori. Chiaro che poi nella cronometro di Sestri Levante avrà modo di far valere la sua classe, se però si becca subito delle legnate in montagna....

Insomma, saltano gli schemi, e anche le previsioni. Sulla carta, certo, il Giro numero 100 sembra un omaggio al vecchio campione e a Ivan Basso, anche lui ben dotato nelle prove a cronometro. Ma poi prevalgono i dubbi e le incognite. Di sicuro tutto è possibile, e questa è già una bella cosa. Se poi son rose, o nuove maglie rose, fioriranno. Campioni affermati ce ne sono in abbondanza, probabilmente più che al Tour. A parte Armstrong e Basso non bisogna dimenticare Carlos Sastre, vincitore dell'ultimo Tour, e Cadel Evans, il 31enne australiano arrivato secondo nelle ultime due edizioni della corsa francese. Insomma, piatto ricco. Naturalmente a far la parte del leone, almeno fino alla partenza del Giro, sarà il corridore texano con tutto il circo mediatico che si porta appresso. Armstrong, forte dei suoi 7 giri di Francia, si presenta in pole position. Ha 37 anni, una volontà di ferro e un carisma da far paura. Ma il ciclismo non fa sconti a nessuno. E tre anni di stop, alla sua non più verdissima età, possono lasciare tracce. Si vedrà. E molto dipenderà da un certo Ivan Basso che, nonostante le sue squalifiche, giù dalla bicicletta non è mai sceso. Tutte le premesse per una bella sfida ci sono. Ma col ciclismo, dal dire al fare, di questi tempi, c'è di mezzo quello che avete capito. Tocchiamo ferro, allora, e brindiamo ai cento anni del Giro.

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