Stavolta non è esagerato, parlare di decisione «epocale». A prenderla all'unanimità è stato questo pomeriggio il consiglio della Federazione italiana rugby, che ha indicato la strada della partecipazione di squadre italiane alla Celtic League. Il campionato che raggruppa le migliori rappresentative gallesi, irlandesi e scozzesi estenderà dunque al nostro Paese la sua sfera d'influenza. L'obiettivo del Consiglio federale è duplice: raggruppare i migliori italiani nelle formazioni che andranno in Celtic, fermando o riducendo l'esodo dei migliori verso Francia e Inghilterra, e permettere loro di abituarsi a giocare con continuità un rugby di livello superiore rispetto a quello offerto dal «nostro» Super 10.
In un paio di frasi contenute nel comunicato stampa emesso dal Fir stanno i punti - non certo secondari - ancora da definire. Ecco il testo: «La Federazione percorrerà da subito, presso gli organi competenti, tutte le iniziative volte a garantire la partecipazione di quattro squadre alla Celtic League, o comunque di due selezioni. In ambo i casi la partecipazione economica della Fir sarà limitata alla sola utilizzazione dei giocatori di interesse nazionale, mentre il numero massimo di atleti a lista gara non eleggibile per la Nazionale non potrà superare il numero di cinque».
Detto che i tempi non sono indicati in maniera precisa (né potrebbero esserlo, vsto che ora si aprirà la vera trattativa con gli organizzatori della manifestazione d'Oltremanica, che finora si sono limitati a dare un assenso di massima) , il dilemma "quattro o due squadre" va ben al di là del semplice numero.
La partecipazione più consistente si avrebbe con quattro club, presumibilmente i primi quattro dell'edizione del Super 10 che precederà l'inserimento delle italiane in Celtic League. Di anno in anno la prima del campionato italiano, che rimarrebbe come competizione «sottostante», prenderebbe il posto della connazionale che si è piazzata peggio nella Celtic. Si potrebbe pensare che finalmente si realizzerà il sogno di società come Benetton Treviso e Calvisano, da tempo desiderose di entrare in una manifestazione più importante del Super 10. Ma, a parte il fatto che è da vedere se a un campionato cui partecipano quasi esclusivamente selezioni potrebbero essere ammessi "semplici" club, nel breve-medio periodo il limite a cinque giocatori stranieri (o comunque di formazione non italiana) abbasserebbe il livello tecnico di queste squadre, che già ora, nelle Coppe europee, non sono in grado di tenere il passo delle «celtiche». E' vero che la Fir interverrebbe economicamente (per sostenere l'utilizzo dei soli giocatori di interesse nazionale) e che i club avrebbero più risorse a disposizione per provare a ingaggiare stranieri veramente forti, ma la strada per una reale competitività sembra lunga e non priva di ostacoli.
Ecco, allora, che l'ipotesi delle due selezioni totalmente sotto l'egida federale diventerebbe la più praticabile. Richiederebbe un grosso sforzo economico da parte federale. D'altro canto, in questo modo la Fir si adeguerebbe alle altre federazioni, che mettono sotto contratto molti dei giocatori migliori, e potrebbe «rientrare» in parte con diritti televisivi, sponsorizzazioni eccetera. Certo, si tratterebbe di costruire queste squadre dal nulla, decidere anche come distribuire le forze, di assegnare loro una sede di allenamento, di stabilire se farle giocare in uno stadio "fisso" o renderle itineranti per consentire alle piazze italiane più importanti (non solo per lignaggio rugbystico) di vederle all'opera. Inevitabile attendere gli sviluppi. Intanto, però, il primo passo è stato fatto.