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Federer vince il sesto titolo di Wimbledon

di Marco Barbonaglia

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5 luglio 2009

Federer vince il sesto titolo di Wimbledon. Lo svizzero entra, così, nella leggenda diventando l'uomo che ha conquistato il maggior numero di Slam nella storia. Quindici Majors contro i 14 di Pete Sampras che lo osservava, oggi, dalla tribuna. Dato per sfavorito alla vigilia, Andy Roddick è riuscito a fare una grandissima battaglia arrendendosi solo per 5/7, 7/6, 7/6, 6/3, 16/14.


Mentre percorreva i corridoi e le scale che lo avrebbero condotto, ancora una volta, al leggendario Centre Court di Wimbledon, Roger Federer sapeva che oggi avrebbe giocato per entrare nella leggenda. Quello che non poteva prevedere, invece, era che quell'americano, che lo precedeva di un paio di metri, lo avrebbe costretto ad una delle più estenuanti fatiche della sua vita. Proprio quel 26enne con il cappellino sempre calcato sulla testa, che si muove come avesse l'elettricità nel corpo, che si aggiusta nervosamente la maglietta dopo ogni scambio. Quello che, avendo perso in 18 occasioni su 20 contro re Roger, tutti indicavano come vittima sacrificale, dandolo per morto ancor prima ancora che il match iniziasse. E, a dire la verità, in molti, (non solo inglesi per evidenti ragioni di affetto) si aspettavano in finale uno con il suo stesso nome di battesimo ma con il passaporto britannico.
Invece, il "vecchio" Andy Roddick era giunto per la terza volta all'ultimo atto del torneo più prestigioso del mondo. Aveva fatto faticato durante il cammino ma ormai era fatta. Dal match contro Berdych giocato agli ottavi (l'unico superato in tre set) sembrava come rinato. Al punto che, dopo averla spuntata in una maratona infernale contro il redivivo Hewitt, si era permesso di buttare fuori l'idolo di casa, Murray, che per tutti incarnava il grande rivale di Federer, in quest'edizione senza Nadal.
Le altre finali che aveva giocato qui, neanche a dirlo, le aveva perse con il solito svizzero, riuscendo a strappargli appena un set in due partite.
Il Roddick di oggi, però, non pareva essere tornato quello dei vecchi tempi, di quando era stato numero uno e aveva vinto gli Us Open per intenderci. Sembrava, piuttosto, un tennista molto più forte di quello di allora. Un giocatore che oltre ad essere dotato di un servizio devastante e un dritto micidiale non era più gravato da un rovescio inesistente. E dei miglioramenti apportati a quest'arma ne avrebbe fatto le spese Federer, infilato almeno quattro volte nei primi game proprio dal colpo un tempo quasi inesistente del suo avversario.
La partita diventa interessante
Così, una partita il cui esito doveva essere già scritto diventava improvvisamente interessante. E questo lo si capiva subito, quando, dopo che l'elvetico aveva fallito quattro palle break sul 5/5, veniva superato da Andy a segno, invece, al primo colpo nel gioco successivo. Chiuso il set per 7/5, l'americano poteva quindi continuare a fare sfoggio della sua battuta devastante senza mai lasciare al rivale la possibilità di strappargli il servizio, arrivando agevolmente al tie-break nella seconda frazione.
Qui, con l'elvetico che commetteva diversi errori di troppo soprattutto nei momenti più delicati, Roddick riusciva ad issarsi sul 5/1 e, quindi sul 6/2, con ben quattro palle per passare a condurre due set a zero. A questo punto, sotto gli occhi di un pubblico sbigottito, un Federer non meno incredulo doveva fare ricorso a tutta la sua classe e accettare la complicità di un avversario capace di commettere ben tre errori di fila, per poter tornare in corsa. Riusciva, allora, lo svizzero a chiudere 8/6 e a riaprire una partita che si stava trasformando in un incubo.
Praticamente chiunque altro, in una simile circostanza, si sarebbe disperato per la straordinaria occasione mancata e avrebbe subito un netto tracollo. Andy, invece, non faceva una piega e continuava a giocare come niente fosse. Salvava una palla break sul 3/2 per Federer e si candidava a giocare un altro tie-break. Lo svizzero vinceva di nuovo, questa volta senza troppi brividi, portandosi in vantaggio per due set a uno.
Partita finita? Neanche per sogno. Roddick non mollava e riusciva, perfino, a togliere di nuovo la battuta al rivale, portandosi a casa la quarta frazione con il punteggio di 6/3.
Che cosa stava succedendo? Federer era di nuovo al quinto set, eppure quando guardava dall'altra parte delle rete, non vedeva quel mancino spagnolo che lo faceva impazzire con tiri arrotati e dritti anomali. In realtà, proprio per questo Roger era entrato in campo tranquillo, in fondo con l'americano vinceva sempre. Invece, Roddick lo aveva sorpreso, aveva sconvolto le sue certezze e lo aveva lasciato confuso e stupito a combattere in una partita che si era trasformata in corrida.
Il set più lungo della storia del torneo
Il quinto set sarebbe diventato il più lungo della storia del torneo per una finale. Trenta game mozzafiato per un'ora e 35 di battaglia. Un'altalena di emozioni addirittura più incredibile di quella di 12 mesi fa. Roddick salvava una palla break nel secondo gioco , poi, i turni di battuta venivano strettamente rispettati. Ma più si andava avanti e più Federer sembrava avvicinarsi alla vittoria con lo statunitense costretto sempre a difendersi, mentre Roger teneva con minor fatica i turni di battuta. Fino a quando lo svizzero che era stato già a due punti dal trionfo sull' 11/10 e che aveva messo a segno ben 50 ace contro le 27 del rivale, si guadagnava il primo match-point, sul 15/14 in suo favore. Qui Federer strappava il servizio per la prima volta in 4 ore e 16 minuti a Roddick, portandosi, così, a casa una delle vittorie più sofferte della sua carriera.
  CONTINUA ...»

5 luglio 2009
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