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A Wimbledon ancora derby in finale tra le sorelle Williams

di Marco Barbonaglia

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2 luglio 2009
Williams Sisters, una gara infinita una contro l'altra
di Alessandro Merli

Per la quarta volta Serena e Venus Williams si contenderanno il titolo più prestigioso del tennis mondiale. Le sorelle americane hanno sconfitto le russe Dementieva e Safina



Il torneo di Wimbledon vive anche di tradizioni. Le fragole con panna, la cerimonia di premiazione, i tennisti rigorosamente in bianco. Una consuetudine di più recente acquisizione sembra invece essere il "Williams Day", come verrebbe da ribattezzare il giorno delle semifinali oltre che, naturalmente, il sabato che conclude le gare femminili. A tale evento abbiamo assistito puntualmente oggi, proprio come 12 mesi fa. Potenza della classe, del talento e della forza mentale delle due meravigliose sorelle del tennis.

Un serissimo e nobile tentativo di rompere con la tradizione, però, è stato fatto dalla bella ed elegante Elena Dementieva. Giocatrice dotata e intelligente ancorché zavorrata da una fragilità e un'insicurezza che le hanno negato, fin qui, il successo nelle occasioni importanti.
Opposta a Serena, la 27enne di Mosca, ingaggiava sul campo centrale una battaglia serratissima fino ad arrivare ad un soffio dal trionfo, tra lo stupore generale. Una sorpresa che non poteva essere così smisurata per chi ne aveva seguito con un minimo di attenzione il cammino durante tutto il torneo. In 5 turni, Elena non aveva, infatti, lasciato indietro un solo set né si era soffermata in campo per un tempo superiore alle 5 ore e mezza in tutto. Lo stesso valeva per la sua avversaria, d'accordo, ma questo rientra nella normalità.

Fin dai primi scambi la Dementieva ha giocato il suo ottimo tennis, fatto di colpi potenti e lunghi. Le sue grandi doti di incontrista, poi, sono state fondamentali, in particolar modo nella risposta al servizio assassino di Serena. Ma oggi abbiamo avuto soprattutto la risposta alla domanda su che tipo di giocatrice potrebbe essere Elena se sapesse servire, ovvero se non fosse affetta dalla terribile sindrome del doppio fallo. Con una media di prime palle che si avvicinava ( almeno nel primo e nel secondo set) al 70% e solo 8 doppi falli commessi in tutto il lunghissimo match ( contro i 5 di Serena) la russa ha potuto combattere ad armi pari con l'americana.

Ad un break in apertura conquistato dalla Dementieva, rispondeva subito la Williams restituendole il favore. Poi l'incontro rimaneva in perfetta parità fino al 4/3 al tie-break in favore della moscovita. Qui, due punti consecutivi le assicuravano ben 3 set-point. Se il primo veniva sprecato con l'immancabile doppio errore, alla seconda occasione una risposta sbagliata della rivale le consegnava la frazione.

Il secondo set vedeva una Serena rabbiosa che strappava subito il servizio all'avversaria ma la Dementieva non demordeva e recuperava ancora. Mentre il livello agonistico cresceva da entrambe le parti, la minore delle Sisters si arrampicava con le unghie fino al 7/5, rimandando tutto alla terza e decisiva frazione.

In un crescendo quasi parossistico di emozioni, la russa si portava di nuovo in vantaggio sul 3/1, solo per essere riagguantata da un'indomita Serena, ormai in trance agonistica che rifiutava in tutti i modi la sconfitta. Doveva, la statunitense annullare perfino un match-point con una volèe di rovescio giocata con straordinario coraggio, prima di issarsi sul 7/6 e chiudere nel game successivo, con il servizio a disposizione, con il punteggio di 6/7, 7/5, 8/6 dopo due ore e 49 minuti di gioco. «È uno dei più grandi match che abbiamo mai avuto a Wimbledon», esclamerà, poi, il cronista della Bbc. E dargli torto è davvero difficile.

Dell'altra semifinale, invece, c'è davvero poco da dire. Lo strapotere di Venus opposto alle lacune tecniche della reginetta scelta da un computer bugiardo, non potevano su questi campi dare luogo ad un risultato molto diverso. Colpisce l'entità della disfatta di Dinara Safina, annichilita in appena 51 minuti dalla vera sovrana di queste terre. Un cappotto terribile per la sorellona di Marat che ha raccolto appena un game, quasi per caso, nel primo set. Certo qualcuno dovrebbe dirle che picchiare sempre più forte la palla, fino a mancare il campo di qualche metro in diverse occasioni, non serve poi a molto…

E adesso prepariamoci ad assistere alla quarta finale inglese delle Williams. Delle prime tre, due le ha vinte Serena, una, l'ultima, è andata a Venus. Venere, per la verità, quest'anno è parsa decisamente la più irresistibile delle due sorelle. Ma quando le Sisters giocano tra loro, i pronostici, si sa, sono proibiti…

2 luglio 2009
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