Da schiaffi e da applausi, l' Inter a Kiev. Prima si fa irretire e poi scala le montagne. Va sotto e poi negli ultimi cinque minuti capovolge partita, giudizi e aspettative. Mourinho passa dall' inferno al paradiso nella notte ucraina. Il calcio è sempre e solo questo.
L'avvio è in linea con le precedenti prestazioni nerazzurre in Champions. Salvo una conclusione insidiosissima di Sneijder, in apertura. È la Dinamo che guadagna campo e pericolosità. L'aggressività della formazione ucraina, alla pari di una condizione fisica davvero eccellente e già mostrata a San Siro, costringe soprattutto i centrocampisi a girare a vuoto. Per primi sulla palla arrivano costantemente Shevchenko e compagni. E proprio da una conclusione dal limite ecco giungere al 22 esimo il quindicesimo sigillo in carriera dell'ex milanista all'Inter. Julio Cesar, appena fuori dai pali, è scavalcato dal pallone che assume una traiettoria velenosa sulla leggera deviazione di Cambiasso. L' Inter è alle solite, costretta a recuperare prestazione e risultato. Mourinho, che schiera Eto'0 e Milito e alle loro spalle il recuperato Sneijder, ordina pressione e convinzione. Là davanti però la squadra produce poco, è impalpabile e Bogush in 45 minuti si vede solo sbucare a pochi metri Milito, il cui destro non lo spaventa più di tanto. Sono rare le puntate di Maicon, l'Inter è bloccata di fronte a migliaia di mascherine presenti allo stadio Lobanowsky indossate da spettatori che convivono con il virus dell'influenza A, ma che non hanno voluto mancare al grande appuntamento, nonostante gli appelli alla "diserzione" del sindaco di Kiev.
La regia di Milevskyi assicura compattezza alla Dinamo che, partita dopo partita, capisce che la qualificazione agli ottavi non è pura utopia. Mourinho ad inizio ripresa prova a scuotere il gruppo con gli inserimenti di Balotelli e Thiago Motta al posto di un incerto Chivu e di Cambiasso. È trazione anteriore assoluta. L'irriconoscibilità dei nerazzurri in Champions è lampante. Manca chi trascina, chi ordina in campo il cambio di passo. E la precarietà delle condizioni fisiche di alcuni giocatori non può costituire alibi. L'Inter aumenta il possesso di palla ma la prima mezza occasione è per Ninkovic, cui fa seguito su angolo la grande opportunità per Eto'o. Quasi fosse la sveglia. Da uno stacco di Samuel, prima Bogush e poi il palo. E poi Balotelli, solo davanti all'estremo difensore della Dinamo. Controllo, e colpo d'esterno fuori bersaglio. Il ragazzo sprigiona talento che mette al servizio dei compagni. Eto'o si divora il gol dell'1 a 1, gli ucraini arretrano ed arrancano. Difesa dura, tosta e contropiede di italica memoria. L'Inter spinge forte ma non segna e vede lo spettro di una eliminazione clamorosa, soprattutto per il suo tecnico. All' ottantacinquesimo ecco il lampo che tiene a galla le ambizioni : Sneijder fa il vuoto davanti a sè ed imbecca Milito. È l'1 a 1. Non è finita, le anime di Jekyll ed Hyde convivono in modo assoluto sotto le maglie nerazzurre. L'assalto finale porta Muntari, subentrato a Samuel, al tiro: sulla corta respinta di Bogush si avventa Milito, sulla seconda ribattuta del portiere della Dinamo piomba Sneijder ed è il gol del 2 a 1 con Mourinho che esulta come un ossesso. . . Dopo un anno torna a vincere in Champions e si piazza alla testa di questo equilibratissimo girone. Alla ripresa, il 24 novembre, ecco Ibrahimovic e il Camp Nou di Barcellona che in Champions fa piccoli passi. Già, la domanda: sarà Inter Jekyll o Inter Hyde?
Niente batticuore al Franchi. La Fiorentina, nonostante tutte le preoccupazioni della vigilia legate alle troppe assenze, si sbrana il Debrecen e lo fagocita con cinque gol. Ancora una volta la squadra di Prandelli dimostra di essere a suo agio sul palcoscenico europeo anche se, volendo cercare il pelo nell'uovo, qualche appunto alla difesa va fatto. I due gol che il Debrecen è riuscito a segnare sono frutto di altrettante amnesie che, in circostanze diverse, avrebbero potuto costare molto care. Ma adesso è il momento di gratificare una squadra che sa imporsi con grande personalità, senza ansie o affanni, come dimostra l'avvio di gara, quasi sottotono rispetto al successivo decollo. Mutu mette il primo sigillo, di testa, al quarto d'ora, finalizzando un'ottima folata di Marchionni. L'autostima cresce e Gilardino la alimenta colpendo l'incrocio dei pali. Il primo neo della gara è costituito dall'indecisione di Kroldroup che costa il primo gol ungherese firmato da Rudolf. Nella ripresa il Debrecen sembra l'orso del luna park e la Fiorentina lo prende a pallonate come vuole. Pantic per un po' riesce a mettere toppe agli errori dei suoi, poi si arrende al colpo di testa di Dainelli. Montolivo e Marchionni, in scia, chiudono la pratica. La concentrazione cala e Dainelli si fa superare da Coulibaly che firma il raddoppio. Nulla di preoccupante, almeno sul piano del risultato. La superiorità viola è comunque imbarazzante e Gilardino, raccogliendo un perfetto cross di Vargas, la legittima.