Un anno di transizione, che ha però rivelato al mondo nuovi campioni e nuove frontiere per lo sport. Si può sintetizzare così, un po'con l'accetta, questo anno 2009 che si avvia a conclusione. Dopo l'anno olimpico, che ha avuto il volto vincente del cannibale delle piscine, Michael Phelps, e in attesa del mondiale di calcio sudafricano – il primo nella storia del Continente Nero – il 2009 ha regalato momenti di emozione, di delusione, di nostalgia non però confinati in un'unica grande manifestazione sportiva ma a piccoli sorsi, passo dopo passo, minuto dopo minuto, centimetro dopo centimetro. Impossibile ripercorrerli tutti in maniera esaustiva: proviamo a fare qualche scelta, pizzicando qua e là lungo l'anno.
Se partiamo dallo sport nazionale, dall'amato/odiato calcio che ci tormenta fino troppo con tifosi violenti, cori razzisti e con la presunzione di certi allenatori e addetti ai lavori, la fuga viene spontanea – ma non casuale – e ci porta a Barcellona, dove la squadra di un allenatore esordiente, Pep Guardiola, vecchia conoscenza anche della Serie A, ha battuto ogni record vincendo davvero tutto quello che c'era da vincere nel mondo: campionato spagnolo, coppa e supercoppa di Spagna, supercoppa europea, Champions League e Mondiale per club. La bellezza di sei titoli in una sola stagione, un grande slam da far venire i brividi, e il tutto con una squadra che non propone un calcio difensivo, cinico e basato solo sul potenziale atletico, ma un'orchestra perfettamente accordata, dove i virtuosi la fanno da padrone e dove la melodia finale è meravigliosa.
Il Pallone d'oro 2009, l'argentino Leo Messi, qui si è formato ed è cresciuto calcisticamente, fino a diventare un campione determinante per la compagine blaugrana, che può contare anche su eccellenti attori quali Xavi e Iniesta, oltre a una rosa che si è fatta forte dell'ex asso interista Zlatan Ibrahimovic.
Dalla squadra dominatrice nel mondo passiamo alla rivale di sempre, il Real Madrid dei nuovi Galattici del presidente Florentino Perez, che ha investito una quantità enorme di soldi – oltre 250 milioni di euro - per realizzare la campagna acquisti più dispendiosa di tutti i tempi, con i colpi di Cristiano Ronaldo (il calciatore più pagato della storia, 93 milioni), del brasiliano Kakà dal Milan (67,2 milioni), di Karim Benzema dal Lione (35 milioni), più Albiol, Xabi Alonso e altri ancora. Un'iniezione di soldi spaventosa per competere con quella macchina perfetta che è il Barcellona. Un esborso che ha fatto scalpore in Europa, ma che non dà ancora pienamente i frutti sperati: il Barcellona infatti è ancora avanti in campionato e l'opera di integrazione dei campioni acquistati è, come prevedibile, piuttosto lunga e laboriosa.
Il brasiliano Kakà è stato il simbolo di un ciclo che si è chiuso al Milan. Dopo aver tenuto duro quando si prospettava una sua possibile vendita al Manchester City nel mercato di gennaio, il fuoriclasse di San Paolo si era stretto ai moltissimi tifosi che lo consideravano incedibile. L'assalto di Florentino Perez, insieme alle necessità rossonere di ripianare un bilancio deficitario, hanno convinto dirigenza prima e calciatore poi alla partenza per Madrid. Una lama nel cuore dei tifosi, che è andata ad aggiungersi al ritiro di quel monumento al calcio che è stato il capitano Paolo Maldini (impossibile citare qui il suo palmares: bastino i sette scudetti, cinque Coppe dei Campioni, 3 Intercontinentali, record di presenze in Serie A e in Europa).
Il cambio di guardia al Milan è davvero completo dato che l'allenatore, Carlo Ancelotti, ha concluso il suo rapporto con la società di via Turati dopo otto stagioni culminate con la vittoria di due Champions League, uno scudetto e un mondiale per club. Carletto allena felicemente uno squadrone del calibro del Chelsea di Roman Abramovich, attualmente primo in Prmier League, andando a costituire un'altro tassello di quell'eccellenza italiana delle panchine che sta conquistando il calcio inglese, se pensiamo anche all'avventura di Fabio Capello alla guida della nazionale dei Tre Leoni, al recentissimo ingaggio di Roberto Mancini al Manchester City e all'impegno di Giovanni Trapattoni sulla panchina della sfortunata Irlanda, di un soffio – e ingiustamente – non qualificata al mondiale.
L'eccellenza italiana si manifesta, però, anche in altri sport. Nel tennis, per esempio, ma non in quello maschile; piuttosto in quello femminile, dove Flavia Pennetta, prima italiana nella storia, è entrata tra le dieci giocatrici più forti del mondo, in una stagione caratterizzata dalla vittoria del prestigioso torneo di Los Angeles, dai quarti agli Us Open, e dalla conquista della Fed Cup con la squadra italiana. Eccellenza nel motociclismo, dove Valentino Rossi ha sbaragliato ancora una volta la concorrenza – specie quella del temibile compagno di squadra Jorge Lorenzo – vincendo il nono titolo mondiale, il sesto nella classe Motogp.
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