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6 novembre 2009



L'Inter ha rivali? Se stessa e la classe del vecchio Milan

di Giuseppe Ceretti


Contrordine, cari fratelli afflitti dalla sindrome da imperitura influenza calcistica. Il pallone nostro è vivo e vegeto e lotta fino all'ultimo secondo, come dimostra la gelida, ma quanto mai serena notte di Kiev. I profeti di sventura e gli inguaribili critici sono dunque serviti? Chi aveva già sepolto per infamia l'italica pedata, asservita ad ancella delle prodezze altrui, deve dunque ricredersi?

Per le squadre italiane sono certo giorni sereni e di entusiasmi legittimi, ma la seria risposta può venire solo dalle ultime due gare dei gironi di qualificazione. In Champions gli ultimi sono ora primi (Inter), mentre il Milan, che già primo era, si conferma e tiene a bada un Real convalescente dopo un lungo periodo di confusione tattica e l'umiliante cappotto in Coppa del Re contro una squadra della terza serie spagnola. La Juve ha vinto con il Maccabi lavorando al minimo sindacale e la Fiorentina ha dilagato nella ripresa con il Debrecen dei generosi ungheresi, figli minori del leggendario calcio danubiano. Sulla carta il cammino più difficile, ma ora non impossibile, resta quello dell'Inter inserita nell'unico girone con tutte le squadre davvero competitive.

Al di là delle glorie del presente, resto dell'idea che il calcio di spagnoli e inglesi, nel complesso, produca gioco e spettacolo migliori di quello italiano anche per ragioni che prescindono dal valore dei giocatori, ma fanno riferimento all'ambiente, all'organizzazione delle squadre e alla mentalità.

Il ritorno alla faccende di casa nostra e al campionato ripropone un interrogativo apertosi domenica scorsa dopo l'ennesima vittoria dell'Inter a Livorno: non già se il campionato sia finito anzitempo, banalità che ne suggerisce altre, ma se ci sia davvero e quale sia l'avversaria in grado di minacciare l'Armada nerazzurra.
Provo a indicarne, nell'ordine, tre: Milan, Juve e l'outsider Samp.

Milan
Saranno pure vecchi molti dei giocatori, bolliti quanto vi pare, ma la classe non ha età e se il buonsenso e un minimo di raziocinio e di fiato soccorrono, il rivale più accreditato a me pare proprio il Milan. La squadra, dopo un avvio da brividi, ha trovato un assetto soddisfacente, favorita dalla crescita di rendimento di un fuoriclasse qual è Pato (rivedere per credere il gol assurdamente annullato contro il Real) prima ancora che dal nuovo Ronaldinho al quale pure basta un lancio da 50 metri alla perfezione per illuminare una serata e poi rimettersi a sonnecchiare. Ma la vera arma del Milan è l'equilibrio recuperato grazie a una difesa riassettata e non più solo affidata al tuttofare Nesta, alla vigoria là in mezzo di Ambrosini e al ritorno in avanti di Borriello che crea buoni spazi. Se Pirlo, come pare, tornerà ad esprimersi sui suoi livelli abituali e Seedorf lo saprà assecondare con i numeri da campione di cui dispone, i rossoneri possono recitare senza affanni il ruolo di seconda forza. Per essere prima mancano in quantità e qualità i ricambi dell'Inter, l'estro smarrito di Flamini, il Gattuso dei tempi migliori e lo svelamento del mistero poco glorioso di Huntelaar. Giunge a proposito la verifica di domenica con la disastrata Lazio, occasione d'oro per il Milan.

Juventus
Le ragioni della perplessità nei confronti della Juve, da molti indicata come la vera rivale, nascono da due considerazioni, una momentanea e l'altra più di fondo. Quella momentanea è legata alla caterva di indisponibili nella fase attuale. È infatti assente l'intero attacco: Iaquinta fuori causa, lo sconsiderato Amauri, squalificato e nervoso, Del Piero sempre out e pure Giovinco pare acciaccato. Le perplessità di medio e lungo termine derivano dalla fragilità di una squadra che alterna momenti di alta intensità ad altri di totale smarrimento. Non è solo contro il Napoli che la squadra ha perso d'improvviso la bussola. Delude per ora Felipe Melo, nettamente sotto le attese, mentre Diego vaga spesso senza costrutto e privato della possibilità di essere l'uomo in più dietro le punte. La difesa regge (sopra tutti Chiellini) finchè non è lasciata in balìa degli avversari, ma non si possono sempre chiedere miracoli a santo Buffon. Sabato test a Bergamo contro un'Atalanta che raramente s'è trovata in così cattive acque, abituata da anni a svolgere il ruolo di bella provinciale.

Sampdoria
Delneri ha ragione quando lamenta, dopo i recenti insuccessi, i falsi stupori. La Samp sta facendo più del dovuto e soprattutto ha messo in luce accanto ai gioielli noti (Cassano e il ritrovato Pazzini) altri (vedi Poli) di più recente scoperta. Gioca bene, si regge su grandi maratoneti quali Palombo, ma è inevitabile che paghi pedaggio anche se potrà trarre giovamento dalla non partecipazione alle coppe. La partita di domenica a Cagliari, contro una squadra in grande forma e che Allegri mette in campo con la stessa voglia di vincere sia in casa e sia in trasferta, è davvero un esame serissimo.

Se dunque pare il Milan la minaccia più consistente al dominio interista è altrettanto vero che solo i nerazzurri possono farsi del male, circostanza che si è verificata in questi anni solo in Champions e mai in campionato. Il valore aggiunto dell'Inter di quest'anno non è solo la panchina che pare un attico di superlusso, ma la possibilità di disporre di più varianti di gioco e quindi più soluzioni a prescindere dagli interpreti. E soprattutto la palla viaggia ora a terra, anche se talvolta riaffiorano i vecchi vizi di inutili lanci a scavalcare il centrocampo. Ibrahimovic è già un ricordo, sia pure dolce per i supporter nerazzurri. Domenica sera tocca alla Roma più malconcia degli ultimi anni verificare quanto vale in termini di condizione mentale la doppia rimonta in terra d'Ucraina.

Detto della regina e delle pretendenti al trono, restano da sottolineare le belle trame che offrono, sia pure a sprazzi il Genoa orfano di Milito e Thiago Motta (ormai non più una novità), il discontinuo, ma effervescente Palermo di Zenga, che mette in mostra da allenatore il coraggio di osare del portiere di vent'anni fa e il Bari di Ventura che ha forse la difesa più bella del campionato e deve solo rammaricarsi dell'alto numero di punti gettati al vento. Se ne riparlerà. Buon campionato a tutti.

6 novembre 2009
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