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Donadoni, il gentiluomo che sussurrava ai calciatori
di Giuseppe Ceretti
Si torna al campionato dopo la lunga parentesi delle eliminatorie in vista dei Mondiali. Un pareggio e una vittoria sempre in zona Cesarini, come si diceva un tempo, e soprattutto le solite polemiche, i fischi e lo sdegno del cittì. Le recenti esternazioni di "Lippi 2" ci rammentano l'amara sorte di mister Donadoni, successore sulla panchina della Nazionale lasciata da "Lippi 1". La serie A riparte infatti senza uno dei suoi protagonisti che per due volte ha legato i propri destini a magliette azzurre, con esiti parimenti sfortunati.
La sua corsa alla panchina, dopo una carriera quale calciatore tra le più fulgide che il calcio italiano ricordi (chi non c'era lo chieda ai tifosi del Milan), pareva iniziata sotto l'identico cielo costellato di trionfi. Un nono posto conquistato con il Livorno e il bel gioco messo in mostra in provincia gli spalancarono le porte della Nazionale, due anni fino alla partita dell'Europeo del 2008 contro i fortissimi spagnoli, poi trionfatori. Superiori, d'accordo, ma lui finì fuori ai quarti dopo i supplementari per un paio di rigori sbagliati, come il suo predecessore e successore fu osannato per un rigore generoso messo dentro da Totti. Sliding doors, povero Donadoni.
Cacciato senza il beneficio d'appello dalla panchina azzurra, identica sorte ha subìto a Napoli. Uno scampolo lo scorso anno, sette partite quest'anno. Arrivederci e grazie.
Perché Donadoni piace poco ai nostri presidenti? Perché il signore di Cisano Bergamasco è uomo di poche parole, non sa giocare con la Tv, che lo mette in imbarazzo, come mostra quel volto davanti alle telecamere che pare implorare a ogni secondo: "Facciamola finita!". Non ha l'aggressione facile, non l'eloquio travolgente, tantomeno la battuta. Non a caso è nato nelle terre di Olmi e dell'albero degli zoccoli. Quelli miserandi, lui ricco e fortunato, ma con dentro il dna di chi accetta anche l'ingiustizia senza batter ciglio.
Alla parola preferisce lo scritto e di lui si narra sia un divoratore di libri e già questo, a prescindere come direbbe Totò, ce lo rende simpatico. Che inferno abbia sopportato nei mesi di esperienza a Napoli lo si capisce da una risposta a una bella intervista fatta dalla Gazzetta una decina di giorni fa: «Quando a mio figlio Andrea raccontavo la quotidianità, lui restava a bocca aperta di fronte a certi problemi». Quali non è dato sapere, ma li possiamo immaginare. Ora è stato protestato, come una cambiale in scadenza, perché è stato accusato di non avere allestito, con tanti milioni di euro spesi, una squadra da primi quattro posti.
Donadoni replica che ha chiesto picche e gli è stato dato quadri e che nonostante ciò si è rimboccato le maniche per provare a mettere in campo una squadra decente con molti piedi ruvidi. Ecco il torto imperdonabile: dopo non avere ottenuto quanto richiesto si è messo lo stesso all'opera. Avesse convocato lui una conferenza stampa per denunciare le spesi inutili, i campi d'allenamento, le palestre inesistenti, le docce senza i bocchettoni, il mancato acquisto di un esterno sinistro da lui sollecitato, avrebbe forse perso subito il Napoli, ma ora sarebbe al timone di qualche altra squadra. Chissà. Tuttavia Donadoni non è tipo uso al lamento e si è detto: mi pagano, e bene, per far rendere al meglio la truppa. Mio dovere è provare. Un gentiluomo che se non faticherà a trovare altri alloggi, certo sarà perennemente a disagio in un ambiente dai toni sempre sopra le righe.
All'indomani della partita con la Roma, interrogato su Totti, la sua bestia nera che mai ha avuto in Nazionale e che lo ha affossato con un gran gol in Roma-Napoli, così risponde: «Non posso dire di essere stato fortunato con Francesco. Rimane il gesto di un grande campione». Così, tanto per parlare di stile.
Quasi in contemporanea, il suo ormai ex presidente De Laurentiis presenta il nuovo allenatore del Napoli e si premura di fagli intendere l'aria che tira e informare i giornalisti che voleva Mazzarri già quando era sotto contratto con la Samp e che il trainer toscano si servì della sue lusinghe per chiedere aumenti di stipendio al presidente doriano Garrone. Così, tanto per parlare di stile.
Auguri dunque all'appassionato Mazzarri. Ma stia all'erta, il suo presidente è incontenibile e favoleggia di nuovi stadi, nuovi centri sportivi, nuovi canali tematici. Dopo averla messa in riga un attimo prima, ora assicura che lei è un grande: «Lo seguo da anni e sono riuscito a prenderlo soltanto ora». Già sentita, a occhio. Aggiunge che il Napoli avrà dei propri osservatori alla prossima coppa d'Africa: «Abbiamo predisposto una spedizione a gennaio prossimo in Nigeria». Anche della spedizione d'Africa abbiamo già sentito. Nei film Luce. Anche in questo caso sappiamo come è andata a finire.
Si riparte alla grande sabato con Juve-Fiorentina (vedo peggio la prima), poi Genoa-Inter (vedo meglio la prima) per finire domenica sera con Milan- Roma (vedo male tutte e due). Buon campionato a tutti.