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Google maglia nera della privacy, e-Bay la più trasparente

di Gianluigi Torchiani

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11 giugno 2007

Una politica sulla privacy vaga, incerta e persino ingannevole, che potrebbe diventare in futuro ancora più pericolosa a causa della recente acquisizione di Doubleclick. Per questo motivo l'associazione Privacy International ha posizionato Google all'ultimo posto per la tutela dei dati personali in una speciale classifica riguardante le 50 società più influenti di Internet. Secondo Privacy International, sebbene anche le altre compagnie esaminate presentino alcuni elementi negativi, solo Google costituisce un'endemica minaccia per la privacy, per via della sua posizione di dominio sul mercato e dei suoi potenti mezzi tecnologici.

Una "memoria" di 24 mesi
Le accuse contro il motore di ricerca più famoso del mondo sono lunghe e circostanziate: innanzitutto Google conserva gli indirizzi Ip di tutte le ricerche eseguite nel mondo per un periodo compreso tra i 18 e i 24 mesi. Un lasso di tempo giudicato dal rapporto troppo lungo e, in alcuni stati del mondo, persino illegale. Attraverso il suo software Google Toolbar, inoltre, la società di Mountain View sarebbe in grado di monitorare gli spostamenti delle persone sul web per un periodo indefinito. Nel suo sito di social networking, Orkut, Google avrebbe anche accesso a informazioni strettamente private (telefono, hobby, indirizzo) persino dopo la cancellazione degli utenti. Il motore di ricerca, in poche parole, non si sarebbe dotato di una normativa interna in linea con le leggi europee e dell'Ocse sulla privacy, e non avrebbe mai risposto in maniera adeguata agli esposti e alle lamentele degli attivisti. Ulteriore fonte di preoccupazione è costituita dal recente acquisto di Doubleclick: Google potrà ora disporre della tecnologia Dart, che permette una maggiore efficacia delle campagne pubblicitarie on line proprio grazie allo rilevazione dei comportamenti e delle caratteristiche dei singoli utenti.

Apple e Microsoft
A parte la maglia nera conquistata da Google, anche per le altre società non escono bene dal rapporto: Apple ad esempio rappresenta una "sostanziale" minaccia per gli utenti a causa della sua politica sulla privacy troppo vaga e incerta. Il comportamento della Microsoft in materia presenta invece dei "seri errori", a causa della possibilità di combinare informazioni provenienti dai diversi prodotti e servizi della multinazionale; il rapporto riconosce però anche qualche progresso rispetto al passato. Anche Yahoo! è classificata come una "sostanziale" minaccia: l'accusa è di conservare i dati degli utenti e di utilizzarli con troppa disinvoltura.

Sorpresa e-Bay
L'unica società premiata dal rapporto è e-Bay, il popolare sito di commercio on line: il portale offre molte informazioni ai suoi utenti, e in generale è ritenuto molto sensibile all'argomento privacy.
Il rapporto non ha ovviamente fatto saltare di gioia i responsabili di Google: secondo Nicole Wong, consulente del motore di ricerca, l'indagine sarebbe piena di inesattezze e non terrebbe conto della politica di trasparenza in materia della società. La polemica è stata poi alimentata dalle voci di un colloquio tra dei manager di Google e due giornalisti inglesi: i dirigenti si sarebbero lamentati dell'esistenza di un conflitto di interessi tra Microsoft e Privacy International. Uno dei 70 membri del board dell'associazione per la difesa della privacy sarebbe infatti un impiegato di Microsoft. Il direttore di Privacy International, Simon Davies, ha replicato in una lettera aperta al Ceo di Google, Eric Schmidt, che sì, un consulente di Microsoft è effettivamente nel board dell'associazione, ma che è pronto a scommettere sulla sua integrità di giudizio. Davies pretende perciò le scuse ufficiali di Google e invita piuttosto il motore di ricerca a riflettere sui dati emersi dal rapporto.

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