La presentazione di Android e con essa l’entrata in grande stile nel mondo dei telefonini, la scalata miliardaria a DoubleClick – che la Commissione Europea, da quanto si è appreso la scorsa settimana, ostacolerà in tutti modi – per primeggiare senza rivali nella pubblicità on line. L’agenda di Google è sempre molto fitta e nella lista degli annunci della società californiana non potevano certo mancare novità per quanto riguarda quello che rimane il proprio “core business”, e cioè i servizi di search.
Sbarcano anche in Italia le soluzioni “in hosting”
Da ieri l’altro i servizi di search in affitto di Google, acquistati cioè dalle aziende a consumo e senza portarsi in casa hardware e software in licenza, sono disponibili anche in Italia. E questo nell’ambito di un’operazione che ha portato la casa di Mountain View, per la prima volta in assoluto, a portare fuori dai confini statunitensi le soluzioni per aziende di ogni dimensione contenute nella suite Custom Search Business Edition, lanciata negli Usa lo scorso luglio e ora resa disponibile su scala globale (80 i Paesi al momento interessati) e in 40 lingue diverse. I servizi i questione hanno un preciso e mirato compito, quello di attivare in pochi minuti le funzioni del motore di ricerca Google all’interno del sito Web dell’azienda, a tutto beneficio dei visitatori e dei potenziali clienti dell’azienda stessa. A battezzare la nuova offerta - che per quanto riguarda l’Italia è indirizzata in particolare alle Pmi e va a completare l’attuale catalogo di “search” a livello Internet e intranet rivolto alle imprese, che include i Google Search Appliance e i cosiddetti Google Mini – ci ha pensato Roberto Solvimene, direttore per l’Europa della divisione Enterprise. “Per molte organizzazioni – ha osservato il manager italiano – il sito Web è la prima vetrina sul mercato e un investimento significativo su di esso mira ad attrarre nuovi e potenziali clienti. Fidelizzare un visitatore on line è una sfida e l’assenza di un servizio di ricerca adeguato può essere la causa della scarsa efficacia di un sito aziendale. Ma migliorandone la facilità d’uso, la velocità e l’accuratezza degli strumenti attraverso i quali gli utenti possono trovare ciò che stanno cercando ecco che i responsabili di business possono giustificare appieno gli investimenti richiesti all’azienda”. Investimenti che sono nulli nel caso della Custom Search Engine “free edition” e che crescono da 100 fino a oltre 2.000 euro di canone annuo (in funzione del numero di pagine da indicizzare, da 5.000 a 300.000) per la “business edition” della suite, che dalla sua offre anche le opzioni di servizi di posta elettronica e telefonia Ip e la possibilità o meno di inserire messaggi pubblicitari quando si visualizzano le pagine con i risultati della ricerca.
Negli Usa 6,1 miliardi di ricerche in ottobre
In attesa di fare il botto nei telefonini, in casa Google si possono fregare le mani con gli ottimi risultati derivati dai servizi di search. La quota di mercato del motore di ricerca californiano relativamente al mercato a stelle e strisce, infatti, ha toccato in Ottobre la punta massima del 58,5% (rispetto al 57% di settembre). Il dato, pubblicato in questi giorni dalla società ComScore, allarga quindi la forbice fra Google e i suoi principali concorrenti, nell’ordine Yahoo (che vanta ora il 22.9% di share), Microsoft (9.7%), Ask.com (4.7%) e il network di siti che fa capo al portale Aol di Time Warner (4,2%). Gli analisti, e non solo quelli di ComScore, hanno anche rimarcato come in un segmento che continua a correre (per numero di ricerche effettuate on line dagli utenti) Google stia man mano consolidando nelle proprie mani una fetta di domanda sproporzionata, che potrebbe tendere di fatto al completo monopolio. Con effetti evidenti anche sui listini azionari al Nasdaq: il titolo della casa di Mountain View ha sfiorato ormai i 670 dollari, quello di Yahoo è sceso sotto il limite dei 26 dollari.
I numeri che può esibire Google sono del resto inarrivabili per gli altri giganti del Web: delle complessive 10,5 miliardi di ricerche condotte in Rete dagli Internauti americani in ottobre, oltre 6,1 miliardi sono transitate dal suo sito o da quello della “sussidiaria” YouTube, che ha prodotto di conseguenza una crescita dell’attività di Web search nel suo complesso di circa il 15% da settembre a ottobre. Mentre le rivali si devono accontentare di piccoli e risicati passi avanti.