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Secondo fronte: l'attivismo di Google

di Luca De Biase

3 NOVEMBRE 2007
Il blog di Luca De Biase
Il blog Nova 100


Nell'ecosistema internet nessuno è al sicuro. E se Microsoft scopre la necessità di rivedere in profondità le proprie strategie, neppure Google può stare tranquilla. I due rivali si confrontano su una quantità di fronti: dal motore di ricerca, dove storicamente vince Google, rintuzzando per ora gli attacchi di centinaia di competitori, ai software per scrivere e far di conto, dove storicamente vince Microsoft con il suo insieme di programmi chiamato Office. Ma il terreno di gioco più importante in prospettiva è sempre la piattaforma fondamentale sulla quale si sviluppano le applicazioni con le quali il mondo dell'informatica esprime la sua inesauribile vena innovativa. Per Microsoft è il sistema operativo dei personal computer. Per Google è il web. Ebbene: negli ultimi tempi, secondo una quantità crescente di osservatori, la piattaforma fondamentale è diventata il sistema dei social network, con al centro Facebook, il sistema più alla moda per passare il tempo con amici e conoscenti in rete. Tanto alla moda che la sua valutazione è salita a 15 miliardi di dollari, prendendo per buono il valore pagato da Microsoft – 240 milioni di dollari – per l'1,6% del suo capitale.
In effetti, da quando in giugno Facebook ha reso possibile, per gli sviluppatori esterni, realizzare software che gira sulla sua piattaforma, la rete ha assistito a una fioritura di nuovi programmi pensati per gli utenti di quel servizio. Sicché, i più fantasiosi osservatori hanno pensato – con qualche ragione – che la società si stesse candidandoa fare da nuovo sistema operativo del web. E l'interesse dimostrato da Microsoft, inteso in chiave di strategia difensiva, lo avrebbe in un certo senso dimostrato.
Probabilmente,si trattava di un'interpretazione piuttosto azzardata. Ma sta di fatto che l'analogia tra la piattaforma di social network e il sistema operativo regge almeno per un punto: il software sviluppato per Facebook non girava anche su altri social network, come MySpace o Linkedin, e i programmatori dovevano adattarlo per ogni ambiente, come avrebbero fatto per scrivere software adatto a Windows e Macintosh. Questo era un attentato alla regola basilare del web, che prevede che tutto sia tendenzialmente libero e aperto.
E Google, in effetti, ha reagito creando un sistema chiamato OpenSocial che consente agli sviluppatori di scrivere programmi in grado di girare su tutte le piattaforme di social network che lo adottano. La sua proposta è stata accettata, nei due giorni appena trascorsi, dai principali competitori di Facebook: MySpace, Linkedin, Bebo, Plaxo, Ning, Friendster e, ovviamente, Orkut (il network sociale di Google). Con questo genere di adesioni si può pensare che l'idea che tutta l'innovazione converga su Facebook sia destinata a tramontare. Anche se non è detta l'ultima parola.
Il senso generale di questo scontro è peraltro chiaro. Dal punto di vista informatico, Google spera che internet resti centrata sulle tradizionali pagine web e continui ad essere un sistema sostanzialmente aperto e interoperabile, mentre alcuni suoi competitori pensano a ritagliarla in diverse piattaforme sulle quali innescare nuovi processi innovativi e nuovi modelli di business. Per Microsoft questa idea è sempre stata una tentazione. Anche se la rete ha di solito trovato la strada per aggirare ogni barriera.
Ma le conseguenze di questa vicenda non sono soltanto informatiche. Qui non si discute di una partita, ma della forma, appunto, del terreno di gioco.

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