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Se esistono valide ragioni tecniche per le quali questo è il miglior principio di base, a livello politico il risultato è un sistema che implicitamente sostiene che il valore del network è costituito da quello che gli utenti fanno con il network stesso. Il valore che nasce dalla rete è quindi quello che abbiamo costruito noi. È nostro in un modo in cui non lo è nessun sistema telefonico o televisivo.
L'effetto sociale di internet sulla democrazia arriva indirettamente. E spesso può apparire banale. Per esempio, nessuna agenzia governativa è probabilmente così poco amata dagli americani come la Transportation security administration (Tsa), l'ente che ci assiste quando saliamo su un aereo. La Tsa ha una reputazione di inefficienza, maleducazione e burocratica stupidità per la rigida applicazione delle regole. Ma oggi è difficile mantenere lo stesso tipo di atteggiamento nei confronti della Tsa e dei suoi dipendenti dopo aver letto il nuovo blog dell'agenzia. Dove possiamo ascoltare le voci improvvisate dei dipendenti Tsa che mettono in comune le loro preoccupazioni e si aprono ai commenti di cittadini contrariati. Ai quali rispondono con comprensione, franchezza e buon umore.
Allo stesso modo i nostri rappresentanti stanno scoprendo che i blog contribuiscono a distruggere le mura che circondano gli eletti, un muro fatto di potere ed estraneo alle cose quotidiane. Un buon blog di un politico non si limita a trasmettere informazioni: nel blog parla con noi come un essere umano e ci fa comprendere il contesto complessivo – a volte insignificante – in cui prende forma il suo pensiero. I blog non sono importanti per la condivisione di informazioni quanto per la creazione di connessioni. L'immediatezza di internet è contraria all'ufficialità che ha caratterizzato i governi. Oggi noi ci aspettiamo di poter comunicare direttamente con chiunque e che quella persona parli al di fuori dei toni controllati delle comunicazioni ufficiali. La rete sta già trasformando il modo in cui i politici parlano in pubblico.
Queste aspettative per un dialogo diretto e trasparente ci permettono di realizzare uno dei più promettenti paradossi della democrazia: siamo uguali, ma siamo tutti unici. In una democrazia un leader ci dice di essere uno di noi non con la sua immagine ma con la sua voce unica... nella quale noi riconosciamo ciò che come cittadini davvero uguali condividiamo tutti insieme.
Ovviamente non è questione di come i politici appaiono. Poiché internet facilita così tanto la connessione tra di noi, alcune delle vecchie strutture di autorità iniziano a crollare. Per esempio, la biblioteca del Congresso Usa qualche settimana fa ha messo in rete 3mila foto storiche su Flickr, il famoso servizio di condivisione delle foto (si veda a pagina 15, ndr). La biblioteca incoraggia i cittadini a "taggare" le foto creando categorie ad hoc in aggiunta alle scelte fatte dagli esperti.
Dentro Flickr gli utenti possono anche commentare le immagini pubblicamente. Questo crowdsourcing non ha solo fatto emergere enormi quantità di informazioni sulle fotografie, ma ha anche fatto capire implicitamente ai cittadini che l'autorità non è più solo in mano a una manciata di esperti senza volto. Quello che pensiamo ha una sua rilevanza, come quello che sappiamo. Quello che noi sappiamo e pensiamo può essere nel suo complesso più prezioso della scienza degli esperti. L'informazione stessa ha costituito una muraglia insormontabile tra noi e i politici. Non più. Insieme possiamo sapere più del nostro governo.
Così come internet punta ad annullare le gerarchie, non andrà a modificare la forma di base della democrazia rappresentativa: i nostri rappresentanti eletti continueranno ad avere più potere dei cittadini ordinari. La disaffezione arriva quando i rappresentanti agiscono come se fossero una classe a parte, più importanti e privilegiati. L'internet sta già abbattendo quel muro. Possiamo vedere i video delle debolezze dei politici messi in rete dai telefonini. I blog ci fanno capire come appaiono gli esseri umani quando non sono filtrati dalla televisione. La capacità di collegarci in gruppi di ogni sorta ci dimostra che una cittadinanza connessa è spesso più saggia, più interessante e focalizzata sui bisogni della gente di una stanza piena di rappresentanti. Quei click di mouse che sentite sono il suono della gente che riporta sulla terra il governo.
Non è grazie alla tecnologia. La virtù di internet è che ci permette di connetterci, uno a uno, uno con molti, e tutto ciò che ci sta in mezzo. L'internet può umanizzare la democrazia solo perché noi siamo prima di tutto uomini.
*Tecnologo