Hi-tech italiano per scrutare le profondità dello spazio. Gli "occhi" del più grande telescopio binoculare del mondo, il Large binocular telescope (Lbt), di stanza in Arizona, portano la firma dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e degli Osservatori di Roma, Firenze, Padova e Trieste. Tecnologia italiana per due potenti macchine fotografiche digitali da 36 megapixel, che al loro primo "ciak", nella volta celeste, hanno catturato le immagini della galassia spirale Ngc 2770, lontana 102 milioni di anni luce dalla Terra, nella banda di radiazione dell'ultravioletto e del verde. Uno strumento che utilizza specchi di 8,4 metri di diametro e che sarà dieci volte più potente dell'Hubble, un altro telescopio che ha fatto la storia dell'astronomia contemporanea.
«Le immagini acquisite simultaneamente dalle due camere ci consentiranno di studiare in vaste regioni di cielo i colori degli oggetti più distanti nell'universo per dedurne le loro proprietà fisiche», ha commentato Emanuele Giallongo, direttore dell'Inaf-Osservatorio astronomico di Roma.
Molte le aziende italiane che hanno collaborato alla costruzione delle due camere. La Ads si è occupata del progetto generale, la Tomelleri ha realizzato la meccanica, la Skytech l'elettronica di acquisizione, la Forestal il sistema di criogenia, ovvero il raffreddamento delle camere digitali, che lavorano a -170 gradi centigradi. Gli specchi, di fattura statunitense, sono invece accoppiati su un'unica montatura metallica del peso di oltre 900 tonnellate, costruita dalla Ansaldo Camozzi: un parallelepipedo alto 25 metri, largo 18 e profondo 12, che è valso nel 2000 al gruppo italiano una commessa di circa 8 miliardi di vecchie lire.
«La difficoltà del progetto – ha detto al Sole 24 Ore Giovanni Ronchetto, managing director di Ansaldo Camozzi – è stata quella di rispettare, per uno strumento del genere, una tolleranza di 1-2 millimetri su lunghezze di 20 metri. Ma anche in questo caso la tecnologia italiana è uscita vincente».
Il Large binocular telescope è collocato sul monte Graham, una delle cime più alte dell'Arizona (3.200 metri), ed è costato 120 milioni di dollari.
«Un telescopio gigante che produrrà immagini mai viste prima – ha detto in un'intervista alla Bbc Peter Strittmatter, docente presso la University of Arizona –, che l'Italia ha contribuito a realizzare».
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