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Per differenziarsi da YouTube, in molti l'hanno buttata sulla sfida muscolare, in termini tecnologici. Togliendo, per esempio, restrizioni alla dimensione dei file video da uplodare (su YouTube non si possono caricare video superiori ai 100 mega) e ai formati. Veoh ma anche Blip permettono di caricare video di qualunque dimensione e durata. E a velocità superiore rispetto a YouTube. Nel caso di Veoh per vedere il video integrale occorre un client e sopra i 30 minuti di girato si può attivare un servizio di preview.
Sempre sotto il profilo tecnologico, qualcuno ha scelto di fornire servizi di video editing di carattere semiprofesssionale. Mixare i video, aggiungere scritte e audio, insomma rendere disponibile via web un servizio per il trattamento delle immagini in movimento. Su questo solco si muove, oltre alla stessa YouTube, anche Jumpcut (recentemente acquisita da Yahoo!) o Viddler. Si tratta di servizi web di editing che hanno l'ambizione di introdurre l'utente amatoriale al trattamento delle immagini (alcune di queste applicazioni sono basate su Ajax, altre in Flash). E poi c'è la community a fare la differenza. Libero video, per esempio, è la sua community, se non altro perché il servizio di video sharing del portale non brilla per innovazione. Stesso discorso per la nuova nata, Yalp di Telecom Italia, che ha l'"intuizione" di mettere a fattor comune video, audio e programmi tv allargando così la definzione di servizio di condivsione dei video. Diverso è invece il progetto di Qoox che si rivolge a un pubblico di creativi per stimolarli a produrre contenuti innovativi, sfruttando il richiamo del marchio Mtv. Obiettivo? Accreditarsi come il luogo di condivisione di un pubblico di nicchia. In altre parole, distinguersi dal servizio polare e di massa alla YouTube. Insomma, provare a mettere ordine al caos.