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Oracle punta anche sull'hardware, a braccetto con Hp

di Gianni Rusconi

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30 settembre 2008

Fra i tanti annunci registrati all'Open World 2008, il classico appuntamento con la comunità di partner, sviluppatori e clienti (oltre 43mila i visitatori accorsi al Moscone Center di San Francisco) quello relativo alla discesa in campo di Oracle nel settore hardware è senza dubbio di maggiore rilevanza. Non che il gigante del software californiano abbia deciso di fare concorrenza ai big del mondo computing ma il nuovo corso avviato da Larry Ellison è per certi versi "rivoluzionario" per il futuro prossimo della società che più di ogni altra del settore It ha fatto delle acquisizioni un fattore di crescita strategico. La "nuova" frontiera sono i server di fascia alta ed è stato proprio il Ceo della casa di Redwood Shores a tenere a battesimo quelli che lui stesso ha definito "i nostri primi prodotti hardware": Hp Oracle Database Machine e Hp Oracle Exadata Storage Server. La presenza di Hewlett Packard in questo annuncio è presto spiegata: le macchine su cui girano i nuovi sistemi ad altissime prestazioni di archiviazione dati e per il datawarehousing sono del produttore di Palo Alto, a dimostrazione di un sodalizio fra colossi (le due compagnie hanno circa 150mila clienti in comune) unico nel panorama dell'informatica mondiale. Perché Oracle si sarebbe decisa quindi al grande passo? La risposta è nell'obiettivo di offrire alle grandi aziende sistemi in grado di gestire enormi quantità di informazioni (si parla non più di terabyte ma di petabyte) e di garantirne il loro trasferimento a una velocità dieci volte superiore rispetto a quella possibile con le soluzioni attualmente disponibili sul mercato. E anche sotto l'aspetto commerciale il nuovo deal ha un'esplicita finalità: Hp ci mette e garantisce l'operatività dei server, Oracle le soluzioni e il canale di vendita.

Sotto il profilo strettamente tecnologico i due prodotti hanno funzionalità complementari . Exadata Storage Servers, la cui capacità massima è di 168 Terabyte, è un sistema a 64 processori Intel deputato a risolvere i colli di bottiglia fra i server dove sono alloggiati i database e i sistemi di storage mentre la Database Machine opera in veste di "grid" (di macchina virtuale) dei due server. Il risultato, come spiegato dallo stesso Ellison, è un salto in avanti delle prestazioni epocale rispetto all'attuale offerta Oracle e questo grazie al fatto che le interrogazioni sui database avvengono direttamente server di storage e così facendo vengono visualizzati solo i risultati delle cosiddette "query" e non interi blocchi di dati. Il "pacchetto" che Oracle ha confezionato troverà quindi applicazione nei data center aziendali in svariate modalità. I server per lo storage possono essere acquistati separatamente ed essere usati su soluzioni di datawarehousing già esistenti o come parte della Hp Oracle Database Machine, che dalla sua riunisce otto server database Oracle (con tanto di software per la business intelligence) e 14 Exadata Storage Servers in un solo rack. Un'ultima nota di una certa importanza: la piattaforma su cui gira la Database Machine è Linux ma è subito arrivata la conferma che il supporto per gli latri sistemi operativi (Windows in testa) è solo questione di tempo. Da subito, invece, Oracle lancia un affondo che si annuncia alquanto impattante in direzione dei grandi nomi del mondo storage (Emc e Ibm) e degli specialisti delle soluzioni di datawarehouse (Teradata) puntando in modo deciso sull'accoppiata hardware e software. La società californiana, ha osservato qualcuno, si appresta a vincere la sua nuova scommessa copiando quanto fatto da Apple nel mondo consumer: la società di Steve Jobs ha fondato i suoi recenti successi integrando le applicazioni software con le macchine (i Mac, gli iPod e ora l'iPhone) per mettere nelle mani dei consumatori una "soluzione" completa, quella di Larry Ellison punta sul connubio fra database e sistemi di storage per dare nuova linfa alle prestazioni dei data center.

Arrivano le prime applicazioni Fusion
Se l'entrata ufficiale nel mercato hardware è stato l'evento clou dell'Open World 2008, non sono però mancati significativi annunci anche nell'ambito del software. Fusion, il mastodontico progetto di middleware di Oracle, è in dirittura d'arrivo a tre anni dalla genesi e a San Francisco molte delle sessioni tecniche sono state dedicate alle prime applicazioni per la suite omonima, che va a integrare le principali funzionalità dei prodotti man mano entrati a catalogo in questi anni - e cioè gli Erp e i Crm di JdEdwards, PeopleSoft e Siebel - e quelli della Oracle E-Business Suite. A San Francisco si è inoltre registrata la prima di Beehive, una piattaforma basata su standard aperti che mette in sicurezza le comunicazioni offrendo strumenti avanzati per la collaborazione aziendale, come spazi di lavoro virtuali, funzioni di agenda condivisa, instant messaging e posta elettronica. Non sono mancati aggiornamenti significativi in ambito Soa-Service-Oriented Architecture, per cui è vitale l'integrazione fra la tecnologia di Bea Ssytems (ultima grande preda di Larry Ellison) e Fusion Middleware, e in ambito governance, con l'annuncio dell'ultima versione della Oracle Governance, Risk and Compliance Applications Suite. Nella lista delle novità hanno trovato posto infine nuovi rilasci di sistemi Erp (Jd Edwards EnterpriseOne 9.0 e Oracle E-Business Suite Release 12.1) e fra le tante anche un'applicazione dedicata all'iPhone (Oracle Business Approvals, prossimamente disponibile per il download sull'App Store di Apple con) per l'accesso mirato e sicuro alle informazioni aziendali direttamente dal melafonino.

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