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Rifiuti? Ci pensa il Wall-e italiano

di Giuseppe Caravita

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15 gennaio 2009
Nòva 100

Tutti credevano che Wall-e, l'ultimo personaggio uscito dal cappello della Pixar, lo studio della Walt Disney, fosse frutto della fantasia. Invece esiste per davvero. Già muove per la strada con agilità, spalanca il suo cassetto, carica i sacchetti e procede – grazie alla sua intelligenza software – verso il prossimo obiettivo. Siamo forse a Tokyo, la capitale della robotica? No, siamo a Peccioli, in Toscana.
In queste stradine medievali, fra poco più di due mesi, il Wall-e italiano – concepito, nato e cresciuto alla Scuola Sant'Anna della vicina Pisa – si metterà sul serio al lavoro. Questo Comune di cinquemila anime, che sulla sua discarica si è già costruito una reputazione (e una ricchezza), si prepara nuovamente a innovare. Ancorché nella spazzatura.
In realtà, i Wall-e debuttano in due modelli. Alla Sant'Anna li chiamano Dustbot: il primo, Dustclean, spazza da solo le strade e aspira i rifiuti. Il secondo, DustCart, che ha una vaga rassomiglianza a un omino di neve seppur verde e su due ruote, si occuperà della raccolta differenziata.
Per prenotarlo, chi abita a Peccioli potrà telefonare o un inviare un sms al suo centro di controllo. Il robottino riceverà via radio destinazione e mappa di percorso e si metterà in moto, attivando il suo sottosistema di orientamento Gps, i sensori a ultrasuoni e lo scanner laser (per individuare ostacoli, passanti, gradini invalicabili). Un quasiasi problema di percorso lo aggirerà, riprendendo il cammino fino a destinazione finale. E qui il cittadino batterà il codice identificativo sullo schermo del Wall-e made in Italy, selezionerà il tipo di rifiuto che vuole scaricare e il cassetto-pancia di DustCart, spalancandosi riceverà il sacchetto. Per poi tornare al centro di raccolta e, infine, alla stazione di ricarica automatica.
È solo l'ultima puntata di una storia incredibile. Nell'87, il Comune decide di bonificare una discarica abusiva costruita in una piccola valle nascosta. Ma ci ripensa e fa il contrario: adottando le precauzioni possibili, la trasforma in una discarica ufficiale. Nei primi anni 90, con la crisi della spazzatura a Firenze, Peccioli – importando monnezza a 90mila lire alla tonnellata – si fa ricca. Il sindaco Renzo Macelloni, dell'allora Pds, investe quei soldi in servizi alla cittadinanza: un centro anziani, un centro culturale, parcheggi, anagrafe telematica e la più bassa pressione fiscale della regione.
E oggi, nell'era della spazza-robotica, Peccioli (che si pronuncia Pèccioli) resta all'avanguardia. «Stiamo provando una prima macchina di separazione molecolare – racconta Macelloni, oggi presidente della Belvedere, l'azienda che gestisce la discarica – l'impianto crea gas di sintesi e carbonizza i rifiuti, che poi possono essere selezionati. Vogliamo servircene per i rifiuti più vecchi, usando il gas e liberando spazio. Così contiamo di prolungare la vita della discarica, di recuperare i metalli e di aumentare la produzione energetica».
I robot intanto sono pronti. «Mancano solo alcune schede elettroniche che i nostri partner di StMicrolectronics stanno producendo», dice Barbara Mazzolai, project manager di Dustbot. La Robotech, uno degli spinoff della Sant'Anna, ci sta lavorando nel nuovo incubatore di Peccioli (ovviamente finanziato coi proventi della spazzatura). «A marzo potremo cominciare le sperimentazioni sul campo», assicura Paolo Dario, coordinatore del progetto. Ma i Dustbot guardano ancora più lontano.
Il primo prototipo di DustCart è già volato in Giappone. «Per l'esattezza all'Universal City Walk di Osaka, un grande shopping mall dove già si trovano dei robot antropomorfi di un nostro partner di ricerca, l'Atr, che dialogano con i clienti e danno informazioni», spiega Cecilia Laschi, docente di biorobotica, «Qui DustCart cercherà di aiutare le vecchiette o i bambini a portare i sacchetti della spesa». «Fin dall'inizio, nel gennaio del 2006, DustBot ha mosso un forte interesse, nazionale e internazionale – aggiunge Laschi – ci hanno messo gli occhi addosso un po' tutti, dai Comuni italiani fino ai centri di ricerca asiatici. E questo ha finito per farci accelerare i tempi».
Il tour è impegnativo. Dopo Peccioli, sarà la volta di Pontedera, poi Massa, quindi Bilbao in Spagna e Orebro in Svezia. E infine, nella Tomorrow City di Incheon in Corea e a Tokyo.
Passo dopo passo, DustCart arricchirà le sue funzioni: «Non solo come raccoglitore di rifiuti differenziati, ma anche come stazione mobile per l'analisi della qualità dell'aria negli ambienti urbani, come punto informativo sui servizi pubblici, l'inquinamento, le previsioni del tempo, i trasporti». Il piccolo Wall-e italiano è un robot mobile semi-autonomo general-purpose: le sue applicazioni, possono essere limitate solo dalla fantasia. Può accompagnare e guidare anziani e, in futuro, persino tenerne sotto controllo lo stato di salute attraverso i suoi sensori. Potrà avvertire anomalie nell'ambiente urbano e segnalarle.
Alla fine i due Wall-e italiani – nati a Pontedera e cresciuti a Peccioli – diventeranno adulti. Forse meno sognanti e divertenti del personaggio animato ma, di sicuro, ben più utili e servizievoli.

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