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Rossi (Asus): «Nel 2011 i netbook al 40% del mercato dei pc portatili»

di Gianni Rusconi

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25 maggio 2009
Luca Rossi
Speciale netbook e notebook

La nomina di un italiano a General Manager a livello europeo della divisione Sistemi di Asus è di per sé una notizia. La riorganizzazione in tre distinte unità – le altre due sono Handheld, per gli smartphone e i terminali nati dall'alleanza con Garmin, e Componenti PC, che abbraccia schede madri, monitor e altro - voluta dai vertici della casa taiwanese è coincisa infatti con l'ascesa di Luca Rossi, 36 anni, a timoniere del business dei notebook e della famiglia dei prodotti Eee (netbook e mini desktop in testa) su scala continentale, Russia esclusa. L'incarico è di primo livello e lo dicono i numeri della Systems Division a livello europeo: un volume d'affari di oltre quattro miliardi di euro e una struttura di oltre 600 dipendenti. Al manager italiano, già Country Manager per l'Italia e la Grecia (nonché Regional Director Eastern Europe) della società, è quindi affidato il compito di consolidare le posizioni conquistate da Asus negli ultimi 18 mesi nel mercato dei computer mobili e di mantenerle, in una situazione non favorevole dello scenario macro-economico, con un occhio di riguardo ai margini di profitto. Dalle vendite dei computer la società raccoglie circa il 75% dei suoi ricavi complessivi e si può facilmente immaginare perchè il saldo di bilancio della divisione Sistemi non può essere in rosso. Al Sole24ore.com Rossi ha concesso questa intervista in esclusiva parlando a 360 gradi delle prospettive presenti e future del mercato pc.

Un'altra azienda taiwanese, Acer, ha molti italiani nel top management? Asus si sente una sorta di "sorella minore" del Gruppo che insidia Hewlett Packard nei pc?
Intanto c'è fra le due aziende una sostanziale differenza: Asus inventa la propria offerta di prodotto, innovando in fatto di tecnologie, materiali e processi, e non si limita a operare da "semplice trader". Gli Eee Pc sono un esempio di questa filosofia e va anche detto che a livello di Gruppo Asus fattura circa il doppio di Acer (circa 27 miliardi di dollari contro 14, ndr). Se proprio dobbiamo fare dei paragoni siamo più simili a Samsung.

Scattiamo un'istantanea sul ruolo attuale nel mercato dei computer di Asus?
Abbiamo il 40% di market share a Taiwan, pensiamo di arrivare fra i primi tre vendor in Cina entro due anni e in Europa, dove già siamo cresciuti molto, riteniamo di avere margini di sviluppo interessanti.

Gli Stati Uniti sono invece il vostro anello debole?
Sì, perché non è una nostra priorità al momento. Il canale di vendita è concentrato nelle mani di pochi grandi retailer, la battaglia sui prezzi è molto forte, Hp e Dell giocano in casa: vari fattori ci fanno pensare che quello nordamericano non è al momento un mercato da attaccare.

Torniamo ai numeri: Asus, secondo i dati Gartner, è quinta in fatto di market share nei pc in Europa Occidentale, terza in Italia ma non nei primi cinque in Inghilterra, Francia e Germania: perché?
Mi limito a commentare i dati relativi all'Italia, che crediamo possano essere da monito per i nostri obiettivi di crescita in Germania e Uk, mercati da circa sei milioni di pc portatili l'anno ciascuno. In Italia, nei notebook, Asus è al terzo posto, ha raddoppiato in un anno la propria share arrivando al 15% e vuole guadagnare ancora qualche punto, tenendo conto che già oggi i primi tre vendor coprono circa l'80% della domanda. Siamo cresciuti grazie ai netbook, che nel 2008 hanno rappresentato il 20% delle nostre vendite in volumi, ma non solo.

Il mercato in Italia sembra vivo ma i margini calano: come si risolve il problema della dicotomia fra volumi e valore?
Sottolineo un altro aspetto del problema, spesso dimenticato: i tempi di pagamento lunghi, di cui sono vittima praticamente tutti gli attori del sistema. I grandi retailer fissano i termini di incasso ai distributori, che estendono il problema ai piccoli rivenditori, a loro volta pagati con scadenze troppo lunghe da aziende ed enti locali. E i vendor sono parte di questo circolo vizioso.

Veniamo al fenomeno netbook: a suo giudizio dove potranno arrivare nell'economia del mercato dei pc portatili?
I dati di vendita parlano chiaro e cito quelli relativi all'Italia, uno dei mercati migliori per gli Eee Pc: su un mercato previsto di 3,5 milioni di portatili nel 2009, i netbook arriveranno al massimo a quota un milione di pezzi, di cui fra il 10 e il 20% venduti dagli operatori di telecomunicazione. Anche se il trend attuale di circa 60/65mila pezzi venduti al mese invita alla prudenza, credo che nei prossimi 12/24 mesi la quota dei mini pc possa arrivare, su scala globale, anche al 40% perché crescerà la consapevolezza degli utenti di avere fra le mani un prodotto che permette di fare quello che serve a costi contenuti. I netbook evolveranno moltissimo sotto il profilo tecnico e funzionale, a livello di processori, autonomia delle batterie, connettività wireless, portabilità, fattore di forma, prestazioni.

  CONTINUA ...»

25 maggio 2009
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