Tempo di bilanci per Teradata, dopo un anno e mezzo dal distacco da Ncr, tecnicamente uno spin-off. Con Franco Vittone, amministratore delegato di Teradata Italia, ripercorriamo brevemente la storia della società; come dire, storicizzare per comprendere meglio l'oggi. All'inizio, più o meno all'inizio dei Novanta, fu At&t, che aveva nel suo grande ventre Ncr dedicata all'informatica.
Nel 2000, la decisione di passare completamente la palla a Ncr, che si focalizza su tre mercati: Atm (bancomat & dintorni), registratori di cassa, e, con Teradata come divisione dedicata, il datawarehouse. "Una scelta coraggiosa – ricorda Vittone - Era un momento in cui il mercato dei sistemi transazionali andavano per la maggiore, mentre quello dei sistemi decisionali era ancora allo stato embrionale".
Due business, quello di Ncr e quello di Teradata, completamente diversi e destinati probabilmente a separarsi non appena le condizioni di mercato lo avessero consentito. Il momento giusto arriva alla fine del 2007, quando Teradata viene "spinoffata", diventando una società totalmente autonoma, quotata al Nyse. Negli anni, la divisione era cresciuta molto, sull'onda di tendenze di mercato positive, aventi al centro una delle priorità di questa epoca, la gestione dei dati: da una parte, le sorgenti che alimentano i dati (i sistemi transazionali), dall'altra, la business intelligence (sistemi decisionali), in mezzo la base di dati, l'indispensabile datawarehouse.
Una partenza con buoni fondamentali, per Vittone, visto che Teradata nasceva "sana, senza debiti, con un buon flusso di cassa, e buone referenze". Non ci sono state né riorganizzazioni né ristrutturazioni, se non molto marginali, lo spin-off è stato esclusivamente di tipo finanziario. Allora, tornando a bomba, com'è il bilancio di questo primo anno e mezzo da divorziati? "Molto positivo – risponde Vittone – In particolare, per quel che riguarda ricerca e sviluppo e partnership".
La cosa è presto spiegata: in un anno sono stati lanciati più prodotti che in cinque anni, e preso decisioni molto più veloci sulle partnership. Tra queste ultime, importanti quelle con Sas e Sap. Con la prima, si è avviato l'Advantage Program, per aiutare le imprese ad attivare e ottimizzare lo sviluppo e l'esecuzione del modello analitico all'interno del database. All'interno di questo programma sono stati lanciati recentemente i primi due pacchetti. L'altro accordo prevede che la soluzione NetWeaver Warehouse di Sap possa integrarsi sul database Teradata al fine di ridurre il Tco e unificare i dati su un'unica piattaforma.
Secondo Vittone, la forza di Teradata sta anche nell'essere focalizzata sul datawarehousing, cosa che comporta il vantaggio di dover investire su un solo settore e di dover eccellere solo in quell'ambito. Giusto, ma se il settore non cresce è un bel guaio. Come la mettiamo con la crisi? "Non soffriamo più di tanto, anzi cresciamo seppur di poco. Il fatto è che come non mai, in questo momento il top management ha necessità di avere i dati giusti a disposizione per capire come va il mercato, come va l'azienda". Il seguito è che nei momenti buoni, l'approssimazione di qualche settimana può essere accettabile, in tempi di crisi no, anzi l'analisi giornaliera assume importanza fondamentale.
Tutto questo, va da sé, comporta la disponibilità di una base dati costantemente aggiornata e performante. "Un problema che ha comportato una forte presa di coscienza collettiva. Tanto che il 2009 potrebbe essere l'anno dei progetti per grandi realtà che devono gestire enormi volumi di dati". Compresa la pubblica amministrazione, all'interno della quale ci sono comparti che hanno bisogno di quella che Vittone chiama "la nostra specificità".
Il futuro, a detta dello stesso Vittone, non può che essere positivo, viste le proiezioni favorevoli che gli analisti con mancano di assegnare alla business intelligence, e sarà caratterizzato in particolare da progetti di consolidamento dei dati e di data quality ("un lavoro da migliorare, oscuro, ma fondamentale"), e della integrazione tra i mondi transazionale e decisionale. Sarà importante, per Vittone, consentire l'accesso al datawarehouse anche agli operatori sul campo, quelli in prima linea, che si trovano ogni giorno a dover prendere decisioni (quasi) in tempo reale.