L'Europa e l'Italia scalano la classifica dei supercomputer più potenti del mondo. La nuova classifica Top500 annunciata stamattina all'International supercomputing conference di Amburgo in Germania, vede gli Usa ancora saldamente in testa con i 1.105 Petaflop/s (un milione di miliardi di operazioni al secondo) del Roadrunner del costruito da Ibm e acceso l'anno scorso al Los Alamos National Laboratory, seguito a ruota dai 1.059 petaflop Cray XT5 Jaguar installato presso l'Oak Ridge National Laboratory del Dipartimennto dell'Energia Usa. Le new entry più significative sono però i due computer tedeschi che hanno conquistato immediatamente il terzo e decimo posto spezzando il dominio statunitense nella top-ten delle macchine per il supercalcolo. Al terzo poso si è infatti piazzato Jugene, un nuovo sistema Ibm BlueGene/P da 825.5 Teraflop/s (mille miliardi di operazioni al secondo) installato presso il Forschungszentrum Juelich (FZJ) in Renania-Westphalia che ospita anche il 10 cervellone più potente del mondo da 274.8 Teraflop/s, Juropa, sviluppato con server Bull Novascale e Sun SunBlade x6048. L'Italia fa un balzo in avanti dalla 177ma alla 46ma posizione con il nuovo Sp6 del Cineca, un Ibm P575 Power 6 da 100 Teraflop/s di potenza di picco (la scheda tecnica).
Il sistema, nel quale sono stati investititi 20 milioni di euro per la macchina e 5 milioni per la costruzione di un nuovo data center a basso consumo energetico, è costituito da 5376 processori affiancati da 20 Terabyte di memoria ram e 1,5 Petabyte di memoria di massa. La nuova supermacchina bolognese dovrebbe inoltre presto venire affiancata da un altro supercomputer più piccolo, un Ibm Blue Gene P da circa 15 Teraflops. "E' un cambio di rotta rispetto al passato - spiega Sanzio Bassini, direttore del supercalcolo presso il consorzio bolognese – "perché con questo affiancamento ci prepariamo a migrare, nell'arco dei prossimi anni, verso i sistemi ad elevatissimo parallelismo, in vista della successiva installazione nel 2012 di un sistema di classe Petaflops: un IBM Blue Gene Q, con oltre 130mila processori, e una potenza picco di milioni di miliardi di operazioni al secondo". Il vantaggio del sistema appena installato, non al livello di quelli tedeschi, ma che ci mette tranquillamente davanti a quelli francesi e britannici, è la sua immediata dispoibilità per la comunità scientifica italiana. "Si tratta di un sistema di applicabilità generale – spiega Bassini, direttore del supercalcolo del centro bolognese – con applicazioni molto vaste per la ricerca di base che vanno dalle scienze dei materiali, alle nuove energia per la simulazione del plasma necessario nei reattori nucleari a fusione oggi allo stato di progetto, ma anche per le scienze della vita e al terreno sempre più importante della meteo e climatologia".
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