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Acrobat sfrutta l'onda della dematerializzazione

di Pino Fondati

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25 luglio 2009
(Marka)

A un anno dal lancio di Acrobat 9, Andrea Valle, Senior Business Development Manager Adobe Systems, prova a fare un bilancio. Gli elementi per un "tirar le somme" ci sono tutti.

In primis, il contesto di crisi. In secondo luogo, il fatto che con la 9 la stessa Adobe cambiava l'approccio rispetto al passato:"Non più solo una serie di feature nuove in più, ma un paradigma diverso per un prodotto per la produttività che teneva conto del lavoro di gruppo, della collaborazione, della condivisione delle informazioni". Il tutto in una visione di azienda estesa e di ecosistema.

E allora, com'è andata? "Bene, se assumiamo come criterio l'interesse delle industry". Valle pone l'accento sul fatto che Acrobat si è proposto sempre come cross-industry, buono per il lavoratore autonomo come per la grande industria. L'ultimo anno ha visto l'adozione da parte di nuovi settori, come il bancario-assicurativo, che nelle sue scelte ha sempre privilegiato software enterprise o specialistico. "La spinta è venuta dal trend favorevole dei processi di dematerializzazione".

Ecco, i temi della dematerializzazione e della standardizzazione, secondo Valle, hanno dato un deciso impulso al mercato e determinato una forte presa di coscienza sulle potenzialità dello strumento. In passato, Acrobat tendeva al raggiungimento di share incrementali, sottesa l'idea che il Pdf fosse un formato utile per divulgare informazioni. Più recentemente c'è stato un affinamento della tipologia dei documenti, che escono dalla logica della brochure, per diventare, ad esempio, workflow di modulistica, o documenti a valore legale in grado di soddisfare i requisiti normativi.

"In questa ottica – afferma Valle - il piano e-gov 2012 ha contribuito a creare un clima favorevole, che aiuta a superare le diffidenze di molte aziende nei confronti della dematerializzazione". A questo proposito, Valle ricorda la costituzione di un centro di competenza, in accordo col ministero della funzione pubblica, partendo dalla situazione abruzzese, dove università e tribunale de l'Aquila si sono ritrovati archivi distrutti dal terremoto e alcuna possibilità operativa nell'area documentale. "Lì abbiamo messo a disposizione i nostri prodotti, e la nostra competenza, mettendo a frutto esperienze in progetti pregressi, come la digitalizzazione del Tribunale di Cremona, in cui Acrobat è stato prodotto di riferimento".

Valle tiene a ricordare che l'esperienza cremonese è stata introiettata come best practice nel piano di e-gov. Un anno vissuto pericolosamente perché c'è la crisi…"Adobe ha risentito decisamente del ciclo negativo. Nello specifico, queste soluzioni continuano a crescere.
La spiegazione? Forse prodotti come Acrobat 9 in tempo di crisi danno meglio la possibilità di risparmiare migliorando, le poche risorse si investono in prodotti che danno un riscontro immediato".

Per quel che riguarda gli standard, si è completata la strategia di rinuncia da parte di Adobe alla proprietà intellettuale del Pdf, che è standard Iso a tutti gli effetti da poco più di un anno. "Poi, gli standard evolvono anche nelle specificità, come il Pdf A, che sta diventando lo standard di riferimento per la conservazione a lungo termine. Pdf A rafforza il requisito di qualità formale, in questo senso la scelta di fondo è per un fornitore capace di dare garanzie sulla aderenza ai requisiti".

Anche per Adobe, c'è il cloud. Si chiama Acrobat.com, uscito nella versione beta negli Stati Uniti, un hub di servizi documentale. Il tutto, come sottolinea Valle, non implica la sostituzione del modello tradizionale software, bensì un suo complemento.

A quando Acrobat 10? Qui Valle non si sbilancia, ricordando la politica di Adobe, secondo la quale lanciato un prodotto si pensa al successivo, possibilmente di meglio (più usabile, per esempio) e più avanzato. Alla prossima, dunque.

25 luglio 2009
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