Nonostante tutti i gap possibili e immaginabili, a cominciare dal basso livello di informatizzazione di molte nostre aziende piccole e medie, per finire alle resistenze culturali nei confronti dell'innovazione tecnologica, passando per la bassa penetrazione di internet e banda larga, nel nostro paese l'e-commerce registra una crescita del 20%, per un giro d'affari che sfiora i 7 miliardi di euro. Il dato lo si rileva dal recente rapporto annuale sull'e-commerce in Italia elaborato dalla School of Management del Politecnico di Milano. Che, detto per inciso, sul tema dell'e-commerce terrà un convegno al prossimo Smau (21-23 ottobre) dove sarà allestita un'area dedicata all'e-commerce e al web marketing. Tornando ai dati, il mercato è trainato dal turismo, seguito dall'abbigliamento. Tutto questo fa pensare a un mondo consumer che abbraccia sempre più uno stile di vita digitale, e, si potrebbe dire, cross-platform: oltre al web, i dispositivi mobili e la Tv. Uno scenario positivo, che alimenta anche in Italia l'affermazione di punte di eccellenza nell'offerta. Come dire, che i principali siti italiani reggono il confronto con i principali siti di e-commerce internazionali. Un caso esemplare in questo senso, Monclik, società del gruppo Esprinet che dal 2005 vende online prodotti informatici. I numeri sono lusinghieri: nel 2008, Monclick ha registrato un fatturato di 18 milioni di euro, pari a un più 97% rispetto all'anno precedente, nel 2009, secondo molti anno orribile, un incremento del 15% nel primo trimestre. Roberto Penzo, web manager di Monclick, così spiega gli ingredienti del successo:"Guardiamo all'Ict con la massima apertura. L'investimento in tecnologia, che si tratti di hardware o di software, è sempre effettuato con passi graduali e in funzione di un ritorno stimabile". Chiara dunque l'ottica: è vero che la tecnologia svolge un ruolo indispensabile, però è importante partire sempre da un chiaro obiettivo di business.
Non mancano periodiche attività di restyling del sito, sia dal punto di vista grafico (anche l'occhio vuole la sua parte), che da quello di programmazione, per garantire una migliore portabilità delle pagine su vari browser, accrescere l'usabilità dell'applicazione, aumentare la velocità di caricamento delle informazioni, migliorare il livello di indicizzazione dei contenuti di Monclick da parte dei motori di ricerca. A detta di Penzo, tutto questo ha contribuito a portare un sensibile aumento di traffico, clienti registrati, e ordini, e una contestuale riduzione (più o meno il 20%) della banda consumata a parità di traffico, con i risparmi che si possono immaginare. Il web 2.0 serve soprattutto per accogliere il racconto da parte dei clienti delle esperienze d'acquisto e delle recensioni di prodotto. Infine, lo sviluppo di alcuni tool web-based a supporto del lavoro di back-office del customer care. Il riferimento è soprattutto alla gestione, al controllo e all'evasione degli ordini, con l'obiettivo di ridurre il tempo medio di gestione di una pratica, e "dirottare" gli operatori in attività a maggior valore aggiunto.