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Odissea «number portability»:
ecco la testimonianza

di Luca Figini

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11 agosto 2009
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Già, tutti lo promettono: mantieni il tuo numero ma cambia operatore, risparmi. Una frase che implicitamente fa intendere: "stai tranquillo, è tutto semplice e indolore, e spendi anche meno". Certo, semplice lo è: per usufruire della "mobile number portability" (cioè portabilità verso un altro gestore del numero telefonico fisso o cellulare) basta recarsi dal nuovo operatore e comunicare la propria scelta. A questo punto, vi sarà chiesto il piano tariffario che preferite e qualche altra opzione. Non rimane che aspettare, vi dicono. E invece no. La portability è tutt'altro che indolore. Ve lo possiamo garantire.

Abbiamo provato a passare dalla compagnia cellulare A a quella B, transitando da un contratto a forfait abbastanza buono, ma che prevedeva un canone fisso di 90 euro mensili, a uno flat con un costo di 20 euro al mese, anche se rinunciando a qualcosa sul fronte dei minutaggi disponibili. E questa è la prima cosa che dovrete imparare: non fatevi ingannare dalle offerte civetta. Controllate sempre (eventualmente facendo domande puntigliose al numero verde o nei negozi del gestore) sia le eventuali penali associate al vecchio contratto sia le condizioni contrattuali di quello nuovo. Nel primo caso, la compagnia A prevedeva un ticket di uscita pari a 150 euro perché abbiamo provveduto a prendere in comodato un telefonino all'epoca della stipula. Dunque, l'ultima bolletta conterrà i soliti oneri più questa penale e le spese accessorie di chiusura eventualmente previste. Cercate di farvi un'idea precisa del costo complessivo dell'operazione, quindi valutate se vi conviene passare subito al gestore B oppure attendere la terminazione naturale del vostro contratto (di solito 24 mesi dalla sottoscrizione, soprattutto se sono previsti cellulari o chiavette in dotazione). Questo nel caso di abbonamento; con i piani ricaricabili in teoria vi dovrebbero trasportare anche il credito residuo. In pratica, cercate di caricare il minino indispensabile e svuotate il più possibile la vecchia Sim in attesa della nuova. Anche in questo caso, se avete scelto un dispositivo in abbinamento alla scheda, vi sarà richiesta un biglietto di uscita da calcolare in base al valore dell'oggetto. Non scordatevi nemmeno di leggere attentamente le nuove condizioni contrattuali: alcuni operatori, come nel caso del nostro B, prevedono forfait mensili ma con minutaggi suddivisi per settimana. Per esempio, 1000 minuti al mese corrispondono a 250 minuti a settimana: se ne usate 300 in una settimana, i 50 aggiuntivi vi saranno addebitati a parte. E anche per il nuovo operatore, verificate la penale di chiusura anticipata e gli eventuali obblighi di fedeltà (12 o 24 mesi dalla stipula). Alla fine, abbiamo preso carta e penna e abbiamo fatto i nostri conti: sommando penale e ultima bolletta di A, ci siamo decisi a passare a B perché conveniva. E qui iniziano i dolori o, meglio, i dissapori con A. Che non ci sta a lasciarci andare. Una storia che vale la pena di raccontare. Ci rechiamo in un negozio di B e chiediamo la portability del nostro numero. Compilano il contratto e ci fanno firmare: 20 minuti in tutto. Ci dicono che in una settimana, massimo 10 giorni, sarà operativo il cambio. Un Sms ci avviserà. E invece no.

Dopo qualche giorno ci chiama il servizio clienti di B per dirci che A ha negato a portability. Motivo: il contratto di B indicava dei dati difformi da quello di A. Poco male; risolviamo tutto al telefono e otteniamo una nuova tempistica: due settimane. Va bene, attendiamo con ansia. Nel frattempo ci dicono che il nostro operatore potrebbe farsi sentire per cercare di dissuaderci. Non succede nulla fino a meno quattro giorni dalla data fatidica. Una telefonata. Il servizio clienti di A vuole sapere i motivi che ci hanno indotto al cambio. Gli spieghiamo che siamo un po' insoddisfatti e che la tariffa nuova che abbiamo scelto è più conveniente. "No, nessun ripensamento", la ragazza ci ringrazia. Questa pratica comune a tutti i gestori si chiama anche "retention", termine anglofono che indica le contro-offerte per tentare di trattenere i clienti. Queste si concretizzeranno nella seconda telefonata di A, che segue di 48 ore esatte la prima. I toni si fanno a dir poco aggressivi. Dapprima offrendo un'analisi delle condizioni contrattuali che stiamo lasciando per evidenziare quali altre opzioni aggiuntive, fornite rigorosamente gratis, possono interessarci. Nessuna. Allora ci paventano uno sconto interessante ma rifiutiamo.

L'atmosfera si scalda. L'operatrice, non facendo breccia nella nostra rocciosa volontà di passare a B, inizia a snocciolare le virtù di A che non troveremo affatto con il nuovo gestore. E qui il fair play viene un po' dimenticato, addirittura tentando di mettere in cattiva luce la concorrenza. Ci snocciola informazioni tendenziose e l'atteggiamento non è simpatico, tanto che la chiaccherata si trasforma in discussione, ma qui bisogna essere davvero ferrei. Perché si può tentare la via della retention come strategia per ottenere condizioni contrattuali migliori con A (e avrete un tornaconto non da poco), però poi dovrete giustificare a B le motivazioni che non vi hanno portato a completare la pratica e rischierete, alla mal parata, di avere due numeri. Quello vecchio, però ben più vantaggioso di prima, e quello nuovo che non potrete disdire in tempi brevi. Nel nostro caso, la retention ha ulteriormente rallentato i tempi perché solo allo scadere del tempo massimo il gestore A ha lasciato libero il numero per B. Dilantando ancora l'attesa e lasciandoci un po' l'amaro in bocca per come siamo stati trattati da A. In fondo, passare a un altro operatore è un nostro diritto. Alla fine ce la facciamo: con giubilo riceviamo l'ambito Sms che ci comunica che entro tre giorni avverrà il passaggio. Promessa vana. Perché nella data indicata non avviene la transizione, e nemmeno il giorno dopo. Chiamiamo B per avere lumi: per loro è tutto a posto, solo che A non ha ancora attuato tutti i passaggi fondamentali.

  CONTINUA ...»

11 agosto 2009
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