L'attacco, sempre secondo la ricostruzione del giornale americano, sarebbe stato scagliato a cavallo di due giorni in dicembre e rimette in discussione la questione della sicurezza e della privacy delle "properties" e dei dati personali gestiti dal colosso del search. L'intrusione avrebbe preso materialmente corpo quando un impiegato della filiale cinese di Google attivò inconsapevolmente un link a un messaggio di chat originato dal programma Messenger di Microsoft, messaggio indirizzato a un sito malware sviluppato dagli hacker per poter accedere al computer del malcapitato addetto e a catena a quello degli sviluppatori software in servizio nella sede di Mountain View. Da parte propria Google ha dato conto di aver subito un attacco ai propri sistemi solo il 12 gennaio, quando dichiarò ufficialmente di aver scoperto un'intrusione altamente sofisticata proveniente dalla Cina. L'evento, denunciato con forza dalla società come furto di proprietà intellettuale sebbene solo due account del servizio Gmail risultarono essere stati violati, ha portato come noto alla chiusura del sito cinese (Google.cn) e allo spostamento di tutti gli utenti su quello attivo a Hong Kong (Google.com.hk) per evitare la censura delle attività sul proprio motore di ricerca. Ma la questione, a quanto ha fatto intendere la rivelazione del Nyt, appare molto più complessa di quanto si è capito fino a oggi - la violazione del sistema delle password era finalizzato a entrare in possesso del codice sorgente del software Gaia - ed è tutt'altro che risolta.
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