In attesa di calare l’asso sul tavolo dei tablet, dove presumibilmente sfrutterà le tecnologie acquisite da Palm, Hewlett Packard è fermamente intenzionata a recitare da protagonista assoluta nel campo dei tradizionali personal computer. Anche se Acer continua ad avanzare – la società taiwanese ha sorpassato quella californiana per unità vendute in Europa Occidentale nel primo trimestre 2010 – e il mercato professionale, da sempre un segmento molto propizio per la casa di Palo Alto, fa fatica a tornare ai livelli di domanda pre crisi. Dei pc a tavoletta “Hurricane” (questo il nome in codice del presunto dispositivo, basato su piattaforma WebOs, in rampa di lancio in autunno) nessuno in Hp ne parla e al “no comment “corporativo si deve adeguare logicamente anche Alessandra Brambilla, Vice President e General Manager della divisione Personal Systems Group in Italia. Che però non si è sottratta a rispondere ad altre domande in argomento.


Progetto Hp slate a parte, proviamo ad inquadrare il fenomeno dei tablet pc rispetto al mercato dei portatili nel suo complesso. I primi ruberanno vendite ai secondi?


È doverosa fare una premessa: stiamo parlando di ipotesi perché sul mercato, di questi prodotti, ancora non ce ne sono. Credo che potrebbero creare un nuovo segmento e rubare spazio ai netbook, esattamente come hanno fatto i mini pc nei confronti dei notebook.


A proposito dei netbook: hanno toccato secondo lei il punto più alto e sono destinati a ridimensionarsi?

La crescita esplosiva di questo comparto si è fermata, nel senso che hanno raggiunto il loro status che vale circa il 25% del mercato dei computer mobili. La crescita della domanda di portatili, oggi, privilegia infatti le fasce di prodotto di medio e alto profilo, e quindi i notebook veri e propri. Con la conseguenza di un prezzo medio di vendita in fase di assestamento.


Più precisamente?


Stando alle rilevazioni di Gfk, il prezzo medio di vendita sul canale retail è di 500/500 euro. E questo in relazione al consolidamento del mercato netbook, al cambio euro/dollaro e anche alla maggiore maturità del consumatore, che cerca capacità grafiche e multimediali avanzate e che si presenta nei punti vendita più informato e preparato in fatto di tecnologie digitali.


Proviamo a fare una fotografia sintetica del mercato pc: la crisi è davvero finita?


Per rispondere cito i dati di Idc. Nel 2009, a livello di regione Emea, il decremento in volumi è stato del 5,1%, in valore del 22%. In Italia il consuntivo è stato positivo dell’1,5% in unità e negativo del 19% in termini di fatturato. Per contro il primo trimestre 2010 si è chiuso con un incremento del 22% e 16,4% sul fronte internazionale e dell’11,5% e 1,5% rispettivamente in Italia. Questi dati confermano che la crisi ha toccato l’Europa prima dell’Italia, un mercato che sta uscendo più lentamente dalla recessione. I segnali di ripresa ci sono ma i tassi di crescita del nostro Paese saranno inferiori ai mercati emergenti e a quelli dei mercati più strutturati.


Senza il consumer il mercato italiano avrebbe pagato un dazio più consistente alla recessione. E la domanda delle aziende?


Il consumer ha sempre tenuto, tanto che la flessione in valore del 2009 del mercato pc è stata evidente per effetto dei netbook, la cui incidenza è però quasi del tutto venuta meno, almeno a livello Emea, nel primo trimestre di quest’anno. Le grandi aziende hanno frenato per prime contenendo le spese in hardware mentre oggi hanno più spazio per fare nuovi investimenti per sostituire le macchine esistenti. Le Pmi, invece, hanno tenuto bene fino alla primavera poi la loro domanda è crollata e ancora non si è ripresa, salvo alcune eccezioni.


Veniamo ad Hp: come spiega il fatto che Acer continua a guadagnare share nei vostri confronti?


Mi rifaccio ancora ai dati di Idc relativi all’Italia: nel primo trimestre 2010 siamo market leader in valore con il 24% di share e al secondo in volumi con una quota del 23%. Rispetto all’ultimo trimestre del 2009 abbiamo migliorato le nostre prestazioni, mentre registriamo una flessione rispetto al primo trimestre 2009. Il perché? La nostra strategia è focalizzata sui prodotti a maggior valore aggiunto, la concorrenza ha puntato molto sui netbook.


Ultima domanda: ritiene che il mercato dei personal computer sarà sempre più concentrato nelle mani di pochi vendor?


Credo sia un processo irreversibile in relazione a fattori quali economie di scala, capacità di sviluppo, time to market. A meno che non ci si chiami Apple.

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