Non un testo teatrale accompagnato dalla musica, ma un corpo unico, una fusione tra suoni e parole, dà vita a Volti, lo spettacolo ideato, diretto e interpretato da Milvia Marigliano, in scena al Teatro Filodrammatici di Milano fino al 12 marzo.
Il lavoro nasce dall’ intreccio delle parole dello scrittore napoletano Erri De Luca con le note dei Sulutumana, giovane gruppo di musicisti di Asso (Como), e i graffiti di quattro artisti milanesi.
“Abbiamo trovato lo stesso respiro teatrale: siamo un tutt’uno”, dice l’attrice, che per la prima volta veste anche i panni di regista: “Non è una vera e propria regia – afferma – sul palco faccio un po’ quello che voglio: recito i testi di De Luca, dialogo con i musicisti, ballo…diciamo che sono io a firmare il progetto, ad aver coinvolto i Sulutumana e i quattro ex graffittari per dare vita a questo spettacolo”.
Ma come è nata l’idea di Volti, un’ora e mezza circa di monologo su un palco spoglio, riempito solo dagli strumenti dei musicisti e dalle scritte colorate degli artisti?
“Due anni fa ho ricevuto in regalo Il contrario di uno e mi sono innamorata di questi racconti scritti da Erri De Luca, perché vi ho riconosciuto i luoghi e le persone che mi appartengono (l’attrice, milanese, ha in parte origini napoletane, ndr). Ho cominciato a interpretarne alcuni davanti agli amici e loro mi dicevano che quei testi sembravano parole teatrali. Così ho pensato che io potevo recitare le cose che De Luca aveva scritto, che io sentivo mie e al tempo stesso di valore universale”.
In seguito, l’incontro tra Milvia Marigliano e lo scrittore partenopeo, che, dice ancora l’attrice, “ha capito le mie motivazioni”. E quello con i Sulutumana, gruppo di giovani artisti di straordinaria bravura: Gian Battista Galli (voce e fisarmonica), Michele Bosisio (chitarra e voce), Nadir Giori (contrabbasso), Andrea Aloisi (violino) e Francesco Andreotti (pianoforte). “Oltre a essere bravissimi – dice Marigliano – questi ragazzi hanno una storia alle spalle, un passato, una memoria: le loro canzoni parlano di vicende popolari, di tradizioni, persone e luoghi della loro terra tramandate nei racconti. E questo è uno spettacolo che ha memoria, che vuole guardare al passato per superarlo e andare avanti”.
Così, sul palco si intrecciano parole e musica, dialetto napoletano e dialetto brianzolo dialogano tra loro, in un botta e risposta che racconta le storie degli emigranti, la guerra, la contestazione del ’68, fino ai fatti del G8 di Genova, con la morte di Carlo Giuliani.
Lo spettacolo, che aveva debuttato la scorsa estate alla festa dell’Unità di Milano, davanti a 700 persone, si arricchisce in questa occasione del contributo visivo di quattro ex grafittari milanesi, oggi artisti riconosciuti: Marco Teatro, Davide “Atomo” Tinelli, Matteo Fumagalli e Pao, che hanno “imbrattato questo teatro borghese – come dice Milvia Marigliano – che sorge dietro alla Scala e vicino a Mediobanca, rendendolo qualcosa di diverso rispetto al teatrino tradizionale”. Quattro ex-ragazzi ormai adulti e affermati, che ripercorrono anche loro la loro storia artistica portando in scena un pezzo di città, di strada, di contemporaneità, che si fondono con i ricordi della guerra, delle manifestazioni di piazza.
Volti, fino al 12 marzo.
Teatro Filodrammatici, Milano.