Chi ha perso la grande esposizione estiva, che la Tate Modern ha dedicato a Wassily Kandinsky, può dormire sonni tranquilli, perché il mirabile cortocircuito di linee, curve e colori, tratto distintivo del geniale artista russo, ha raggiunto il Kunstmuseum di Basilea e fino al 4 febbraio trascinerà tutti nel suo vortice creativo. Curata da Bernhard Mendes Bürgi e Hartwig Fischer, l'esposizione ha raccolto sessanta opere provenienti dalle più importanti realtà museali – dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York al Centre Pompidou di Parigi, dalla Städtischen Galerie im Lenbachhaus di Monaco ai principali musei russi, come la Galleria di Stato Tretjakov di Mosca e il Museo Russo di San Pietroburgo -, per raccontare le tappe di un cammino, che portarono Kandinsky a un abbraccio completo con la più pura e suggestiva astrazione. E' un arco temporale di tredici anni a scandire, infatti, il percorso espositivo, dove il pubblico, parallelamente a quello che accadde all'artista, è condotto a distaccarsi progressivamente dalla rappresentazione oggettiva della realtà, per raggiungere una sinestesia espressiva di suoni, forme, emozioni. Da sempre convinto che ci fosse una corrispondenza interna fra opera d'arte e osservatore, da lui definita "sonorità", l'artista, fin dalle sue prime opere - fra cui le molte silografie -, si servì del colore come mezzo per toccare l'anima dello spettatore. Ed è proprio il cromatismo intenso, vitale e avvolgente dei paesaggi dipinti a Murnau ad aprire la personale. Trasferitosi nel paesino tedesco insieme alla pittrice Gabriele Münter, dopo aver girovagato inquietamente per l'Europa e per la Russia, qui, nella pace del villaggio bavarese, Kandinsky inaugurò un nuovo stile popolato da sinuose silhouettes e macchie dai colori brillanti e intensi. Ispirati ai Fauvisti e ai Nabis visti a Parigi, ecco alcuni dipinti, dove case, alberi, ferrovie, montagne - pur restando ancora riconoscibili - si fanno via via più sfumati e sulla scena compaiono triangoli, cerchi e piramidi dalle forme inattese. Il suo successivo avvicinamento agli scritti di Rudolf Steiner e al mondo del teatro e della musica – intenso fu il rapporto epistolare con l'inventore della musica dodecafonica Arnold Schönberg – portò, poi, l'artista ad aprirsi sempre più al mondo spirituale. Un universo intimo e profondo, che cercò di rendere visibile nell'incontro-scontro fra forme e colori. Ecco dunque il salto, fra gli anni 1910-1913 quando, in seguito alla tripartizione teoretica, in cui aveva suddiviso i suoi quadri – "Impressioni", ancora connesse a un modello naturalistico, "Improvvisazioni", volte a riflettere i moti dell'anima, "Composizioni", una sintesi perfetta fra dimensione interiore ed esteriore – i suoi principi presero forma in opere di grande impatto visivo. Le sue istanze teoretiche, enunciate programmaticamente nel testo "Sullo spirituale nell'arte" si rivelarono completamente in opere destinate a divenire capolavori assoluti, dove si percepiscono "inattesi colpi di tamburo, grandi domande, aspirazioni apparentemente insensate, catene e vincoli distrutti che uniscono…". Non solo manifestazione di una nuova pittura, ma vero e proprio appello a un rinnovamento spirituale in tutti i campi dell'arte, il movimento che fondò insieme al pittore Franz Marc – "Der Blaue Reiter" (Il cavaliere azzurro) – si fece portavoce di un sentimento di palingenesi generale. Trascinati dal disordine vibrante delle sue Improvvisazioni – spesso attraversate dal tema apocalittico del Diluvio Universale - e dal ritmo segreto delle sue Composizioni, si giunge all'ultima tappa della mostra svizzera, dove sono esposti i dipinti, che Kandinsky realizzò al suo ritorno in Russia, fra il 1915 e il 1921. Dominate da colori caldi e da figure geometriche, queste opere – finora poco concesse dalle istituzioni museali russe – risentono in parte dei movimenti avanguardistici del tempo – dal Costruttivismo al Suprematismo – e, per la loro freddezza compositiva, fanno rimpiangere l'irruente tensione degli anni passati, che toccherà ancora l'anima di Kandinsky, una volta lasciata nuovamente la patria d'origine.
Kandinsky. Paintings 1908-1921
Fino al 4 febbraio 2007
Kunstmuseum Basel
St. Alban-Graben 16, CH-4010 Basel
Orari: mar-dom 10-17
www.kunstmuseumbasel.ch