Lucido, interessante e toccante “La strada di Levi”, viaggio on the road in forma di documentario. Il regista Davide Ferrario e lo scrittore Marco Belpoliti, che gli ha suggerito l’idea, hanno ripercorso, sessant’anni dopo, il cammino di dieci mesi che Primo Levi, reduce da Auschwitz, intraprese il 27 gennaio 1945 per ritornare nella natia Torino. Lo scienziato e scrittore avrebbe poi descritto quel viaggio nel romanzo “La tregua” del 1963. Ecco dunque che vengono visitate la Polonia, l’Ucraina, la Bielorussia, la Moldavia, la Romania, l’Ungheria, la Slovacchia, l’Austria e la Germania e si scopre come sono diventate oggi, mentre la bella voce di Umberto Orsini legge passi delle opere di Levi. A raccontarci la Polonia della crisi industriale è un testimone d’eccezione come il regista del film “L’uomo di marmo” Andrzej Wajda. Arrivati in Ucraina, si rievoca l’assassinio del cantante locale Igor Bilozir da parte degli estremisti russi. In Bielorussia i toni si alleggeriscono con il divertente confronto tra la troupe del documentario e un ispettore regionale della difesa dell’ideologia. Si fa tappa persino in una desolata Chernobyl a vent’anni dal disastro. In Moldavia ci si sofferma sulla situazione di grande povertà e su un circo itinerante, in Romania sulle operaie che lavorano nella fabbrica di borse di un italiano, in Ungheria sul cimitero delle statue comuniste. Fa rabbrividire poi in Germania l’incontro con un gruppo di neonazisti tedeschi. Il film si conclude con l’incontro sull’altopiano di Asiago tra il regista e l’amico fraterno di Levi Mario Rigoni Stern, che lancia un monito di speranza attraverso una poesia che lo scrittore ebreo a lui dedicò.
Davide Ferrario, regista di film come “Tutti giù per terra” e “Dopo mezzanotte”, mette qui a frutto le sue passate esperienze di documentarista e realizza un’opera mossa e varia nei toni, che vive di piccole storie e di facce di gente comune e che trae linfa, quasi fosse un diario in presa diretta, anche da momenti estemporanei, non inizialmente previsti, poi abilmente montati. Il commento musicale di Daniele Sepe si intreccia alla perfezione con canti locali, che hanno il pregio di non essere eccessivamente folkloristici.
Opera originale e densa è perciò questo documentario, che, oltre ad omaggiare la memoria di Primo Levi, è soprattutto un resoconto intenso e mai banale dell’Europa postcomunista allo sbando e carica di storture, paradossi, problemi, ma dove, ad ogni modo, non tutto è perduto, o almeno così fanno pensare i versi dello scrittore torinese che accompagnano l’inquadratura finale.
Regia: Davide Ferrario; Soggetto: Davide Ferrario, Marco Belpoliti; Fotografia: Gherardo Gossi, Massimiliano Trevis; Montaggio: Claudio Cormio; Musica: Daniele Sepe; Produzione: Rossofuoco, Rai Cinema; Distribuzione: 01 Distribution; Interpreti: Davide Ferrario, Marco Belpoliti, Andrzej Wajda, Umberto Orsini (voce narrante); Origine: Italia; Anno: 2006; Durata: 92'.