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Le logiche dell'arte contemporanea

di Stefano Natoli

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23 febbraio 2007

"Bacato, adulterato indirizzato a certe finalità lucrative non sempre positive": è il ritratto del mercato dell'arte tracciato nelle scorse settimane dall'artista romano Pablo Echaurren. Si è trattato "di uno sfogo infantile di un artista emarginato" - come ha detto il critico Francesco Bonami - o quello dell'arte è davvero un territorio popolato da speculatori, più che da amanti del bello, e da gallerie consorziate in veri e propri cartelli che decidono l'ascesa dei loro artisti? La domanda non è proprio di quelle semplici e la risposta, conseguentemente, non è facile. Un contributo alla comprensione delle ‘logiche dell'arte contemporanea' arriva da ‘Mercanti d'aura' (Il Mulino editore) scritto a quattro mani da Alessandro Dal Lago – docente di Sociologia dei processi culturali all'Università di Genova - e da Serena Giordano – illustratrice, scenografa e autrice di fumetti.
Un circuito unico in cui si muovono definitori, esecutori e fruitori
Già il titolo, ‘Mercanti d'aura', sposta l'attenzione sull'aspetto negoziale, dunque sulle logiche economiche che stanno dietro un mercato che più che l'arte in sé vende l'aura, cioè l'unicità in qualche modo sacrale di un'opera considerata d'arte. Questo spiegherebbe, secondo gli autori, perché la riproduzione di una zuppa Campbell ha assunto un enorme valore nel mercato artistico quando è stata realizzata da Andy Warhol, mentre era stata considerata un sintomo di disordine mentale nel 1929 quando era stata realizzata da Adolf Wolfli, un malato di mente internato in un manicomio svizzero. Proprio con Andy Warhol, sostengono Dal Lago e Giordano, anche la riproduzione serializzata (le fotografie di Marilyn Monroe o di Mao) è diventata fonte di aura - smentendo l'assunto ipotizzato negli anni Trenta da Walter Benjamin (ovvero che la riproducibilità tecnica nel cinema e nella fotografia avrebbe dissolto l'aura) - e la definizione dell'arte si è spostata quindi dal ‘che cosa' al ‘come', cioè alle modalità di produzione dell'aura a partire da qualsiasi materiale o situazione, come aveva già compreso Marcel Duchamp con il celebre orinatoio. Un oggetto, un'immagine fissa o in movimento, un'installazione, una performance diventano arte se inseriti in una cornice di significazione. L'essenza dell'arte contemporanea, fanno capire insomma gli autori in questo saggio di 250 pagine, corredato da una pregevole galleria delle principali opere trattate, può essere compresa solo all'interno del circuito di ‘definitori' (critici, promotori, organizzatori), esecutori (artisti), luoghi di esibizione (musei, mostre, rassegne) e fruitori (pubblico, amatori, collezionisti). In una parola, all'interno del mercato.
La ricchezza della documentazione è uno dei tanti meriti del volume, così come l'esposizione che intervalla nodi teorici a narrazioni che ben contestualizzano gli artisti, le loro opere e i movimenti che, in un modo o nell'altro, hanno animato l'arte cosiddetta "contemporanea". È anche grazie a questa documentazione che la chiarezza del discorso non viene mai meno.
Un saggio che può essere davvero utile, non solo per capire come mai qualcuno può arrivare a comprare all'asta, per migliaia di sterline, i quadri astratti di uno scimpanzè, ma anche per una ricognizione sullo stato di salute dell'arte contemporanea oggi.

Alessandro Dal Lago, Serena Giordano,
Mercanti d'aura,
Il Mulino, pagg 328, euro18,00

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