Il confine è sottile e la notizia, perciò, invita a qualche riflessione. Eccola: la scrittrice austriaca Elfriede Jelinek sta pubblicando il suo nuovo romanzo, intitolato Neid («Invidia»), a spezzoni sul suo sito internet (www.elfriedejelinek.com). Siamo alla terza "puntata" – l'esperimento è iniziato in aprile – e l'autrice si dice particolarmente soddisfatta da questa nuova forma di "pubblicazione".
Effettivamente, per lei il web è una risorsa indispensabile: 60 anni, insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 2004, la Jelinek soffre di una forma acuta di agorafobia, ragion per la quale, per esempio, non andò a Stoccolma a ritirare il premio e a tenere il discorso davanti a Immortali del l'Accademia e reali di Svezia, ma "si limitò" a mandare un contributo videoregistrato di 40 minuti. Non fosse la malattia, comunque, la Jelinek ha una lunga militanza politica e ideologica che giustificherebbe comunque una tale radicale scelta sottrazione al pubblico tradizionale.
E dunque: Neid, che in via cautelativa ha il sottotitolo di «Privatroman» (e dunque assomiglia a una sorta di blog, pur non essendolo: c'è un racconto, non è autobiografico, segue un percorso narrativo classico), non approderà mai nelle librerie, non prenderà la forma "canonica" di libro e si legge gratuitamente. Intervistata (ovviamente per email) dall'Associated Press, la Jelinek ha ribadito che «Internet è la cosa più meravigliosa che ci sia» e la pubblicazione online «è un ottimo metodo democratico». Qui siamo al confine sottile che dicevamo: il web pullula di inediti (la stragrande maggioranza tale perché privi dei requisiti di base per arrivare alla pubblicazione cartacea) ma, lentamente, si riempie anche di contributi originali – e non parliamo dei blog letterari, il più delle volte stucchevoli elenchi di gusti personali dei titolari – di autori già editi o che, magari, godono di solida fama (in Italia, il caso di Wu Ming è esemplare). Il fatto che un Nobel – che di certo non avrebbe problemi a trovare chi lo pubblichi e, anzi, sul web rinunci, presumibilmente, a lauti guadagni per sé e per il suo editore – rinunci alla carta, fa pensare che la stessa percezione di cosa sia la letteratura (di che ruolo abbiano, e chi siano gli scrittori) si stia modificando.
E che la stessa figura del l'editore possa pian piano cambiare, seguendo le nuove possibilità aperte dalla tecnologia. Certo, il modello dominante sarà ancora per molto autore-editore-libro-libreria-lettore ma il futuro, nell'editoria, come nella letteratura comincia a dare segni tangibili di sé. Staremo a vedere. Anzi, a leggere.