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Libri/Le "Americane avventurose" di Cristina Di Stefano

di Silvia Giuberti

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21 NOVEMBRE 2007

Essere donna -in una storia qualsiasi- è avventura. Imposta straordinaria e particolarmente gravosa del tratto finale di un'evoluzione umana che ha aperto in un ventaglio di ruoli la creatura femminile. Avventura di stile e tormento, di fascino e discrezione. Di fedeltà -anche se adultera, grintosa, rivoluzionaria, depressa- a una femminilità che è sempre gioco doloroso di incontri, amori e indipendenza.
Ci sono grandi uomini, le cui vite pesano come pietre miliari sul tragitto della storia. Ma le donne leggendarie -eroine, pioniere, bellezze- non finiscono di stupire e affascinare per "la grazia della leggerezza".
Cristina De Stefano, giornalista e scrittrice, ne ha messe venti in ordine alfabetico. Americane del ventesimo secolo. Divine e distanti nel bianco e nero tecnico di scatti d'autore. E in quello anagrafico di date di nascita e morte. Eppure vive. Mosse, sgranate, sfocate nelle turbolenze, sconfitte, e infelicità emblematiche. A fuoco -e fiamme- nella determinazione, nella passione imperativa e insolente.
L'autrice stessa ha composto la sua personale avventura: restituire in vibrante sintesi, da "una massa eterogenea di libri, articoli e interviste", eventi e sostanza di vite sconfinate. Con taglio giornalistico e incalzante, eppure attento al mistero che si svela nei fatti. Puntuale nella scenografia dei tempi: quei decenni del Novecento fatti di guerre e grattacieli, di appartamenti alla moda e campagne ambientaliste, di cinema e salotti, di lusso e sesso, tra genio pionieristico e società da destare.
Un manuale di sopravvivenza per l'anima di donna, dove il vivere sopra le righe riconduce, tuttavia, alla scansione di un alfabeto per tutte cruciale: amore, famiglia, figli, lavoro, solitudine, uomini.
Dalla A di Abbott -Berenice, che fotografò ogni angolo di New York così come campi magnetici, bolle di sapone e correnti d'aria, tagliando i capelli alla maschietta e il romanticismo nuziale: "Il matrimonio è la fine per una donna che vuole fare il suo lavoro. E' buono solo per gli uomini"- alla W di West -la tuttacurve Mae, antesignana bad girl che portò il sesso a Hollywood come "qualcosa di cui bisogna saper ridere" e appuntò pillole di metodica ironia in una quantità di testi e brogliacci, elogio della forza che ogni donna dovrebbe avere, "sia nella bontà sia nella cattiveria"-, i brevi capitoli ritagliano silhouettes dinamiche e eleganti.
Abile, la De Stefano, nell'introdurre in poche righe d'apertura un destino. E nel rendere racconto vitale anche la morte -incredibilmente narrativa e consequenziale- di ogni sua eroina. "Un tipo antropologico ben definito" e coerente, che insegue una meta e ne fa percorso. Mentre i successi si alternano ai fallimenti, la povertà alla ricchezza, la bellezza al decadimento. E le fedi nuziali si infilano e sfilano dalle dita con la stessa facilità con cui si infilano nei letti uomini -o donne- amanti.
Dorothy Dandridge, bellissima attrice di colore, visse per ottenere un ruolo cinematografico che non fosse da schiava o regina della giungla. La folle poetessa Anne Sexton studiò e levigò per anni il suo suicidio, come il falegname che vuole "sapere quali attrezzi" e non "perché costruire". L'arredatrice Dorothy Draper costrinse un fattore a cambiare la razza delle mucche al pascolo per intonarle a un suo nuovo resort di campagna. La modella Lee Miller abbandonò la leggendaria bellezza per fotografare il volto atroce della morte in guerra. E la pilota Amelia Earhart trasvolò oceani per poi sparire misteriosamente in volo.
Che fossero artiste o scienziate, signore da salotto o mogli di celebri uomini, le americane avventurose firmarono al femminile un secolo.


"Americane avventurose" di Cristina De Stefano
Adelphi pagg. 197 euro 18,00
www.adelphi.it

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