"Esistono due tipi di geni, i ‘normali' e i ‘maghi'. Uno genio normale è un tipo come potremmo essere io e lei, se solo fossimo molto più bravi. Non c'è nessun mistero nel modo di funzionamento del suo cervello. Una volta capito quanto hanno fatto, siamo sicuri che avremmo potuto farlo anche noi. Con i maghi è diverso. Anche dopo che abbiamo capito quanto hanno fatto, il processo attraverso il quale ci sono arrivati ci rimane completamente oscuro. Richard Feynman (1918-1988) è un mago di altissimo calibro." Mark Kac, citato da James Gleick, Genio, Garzanti, 1994, la biografia indispensabile.
Per il mago in questione, il processo è invece: "confusione, uno stato d'infelicità costante. Come le scimmie che armeggiano con due bastoni per cercare di arrivare alla banana, all'idea, e non c'è verso, mi sento sempre stupido… poi chissà come i bastoni s'incontrano e raggiungo la banana", da Confusion 1963.
Ecco un altro punto di vista. "I grandi scienziati sono di due tipi che Isaiah Berlin, citando il poeta Archiloco del VII secolo a.C., chiama il riccio e la volpe. La volpe conosce molti trucchi, il riccio uno solo. La volte s'interessa a tutto, e passa facilmente da un problema all'altro. Il riccio s'interessa a pochi problemi che considerano fondamentali, e ci passano anni, decenni. La maggior parte delle grandi scoperte scientifiche è fatta da ricci, e delle piccole scoperte da volpi. La scienza ha bisogno di entrambi per crescere sana, dei ricci per scavare nel profondo della natura delle cose, delle volpi per esplorare i dettagli complicati del nostro meraviglioso universo. Albert Einstein era un riccio; Richard Feynman era una volpe." Freeman Dyson, The New York Review of Books, 20 ottobre 2005.
Pare anche l'opinione dell'interessato. Nella conferenza Nobel tenuta a Stoccolma l'11 dicembre 1965, insiste su un paradosso: i diagrammi e gli "integrali sui cammini" che portano il suo nome e che gli valsero il premio, risolvono un problema, ma per una via piena di sforzi inutili e mere congetture. "Sognavo che se fossi stato bravo, per l'amplitudine di un percorso avrei trovato una formula insieme semplice e bella per le tre dimensioni dello spazio e per quella del tempo. Sarebbe stata l'equivalente dell'equazione di Dirac, e le quattro componenti, le matrici e tutte le altre strane cose matematiche sarebbero saltate fuori per semplice conseguenza. Non sono mai riuscito a fare nemmeno quello."
Non lo diceva per finta modestia, era negato sia per la modestia che per fingere, ma per onestà intellettuale, credo, e questa spiega la seduzione della volpe, evidente anche in questa intervista realizzata per la trasmissione Horizon, della Bbc, nel 1981. Dall'intervista è tratto Il piacere di scoprire (Adelphi), consigliato a chi è digiuno di fisica.
L'integrale feynmaniana comprende circa 50 volumi di opere autografe o trascritte da amanuensi fedeli, di biografie, agiografie, esegesi e narrazioni infedeli; decine di audiocassette con registrazioni di lezioni, conferenze e qualche a solo ai bonghi; album di immagini del protagonista, dal ragazzino in calzoncini corti, al sessantenne in forma e calzoncini dell'identica foggia mentre parla di nanoscienze. Fino a l'ultima, del 1986, durante una conferenza stampa a Washington. Quasi settantenne, ha davanti a sé ha un bicchiere di ghiaccioli con dentro un pezzo di gomma, sta per mostrare ai giornalisti come mai la navetta spaziale Challenger si sia disintegrata pochi secondi dopo il lancio, il 28 gennaio. Comprende anche un'opera teatrale, "Un giorno nella vita di Richard Richard Feynman", di Peter Parnell e Infinity, il film di e con Matthew Broderick, una love story sullo sfondo del progetto Manhattan e della bomba atomica, tratta da due libri di memorie, Sta scherzando, Mr Feynman! e Che cosa t'importa di quel dice la gente, ripubblicati due mesi fa da Zanichelli.
Per gli amanti della fisica (1) - ma serve davvero dirlo? - il Vega Trust offre sei ore di estasi: la registrazione fatta nel 1979 a Auckland, in Nuova Zelanda, delle mitiche conferenze raccolte in QED. La strana teoria della luce e della materia, Adelphi 1989.
(1) Gli amanti sia della fisica che degli spaghetti sanno che Richard Feynman e Daniel Hillis ne avevano studiato la rottura negli anni Settanta, riuscendo soltanto a cospargere la cucina di detriti. Il fenomeno è stato teorizzato e dimostrato nel 2005, con un bel lavoro feynmaniano di Basile Audoly e Sébastien Neukirch. I due matematici francesi hanno realizzato un palpitante video per il quale sono stati insigniti con il premio IgNobel.