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La "rivincita" del genio sottovalutato di Pintoricchio

di Spartaco Lavagnini

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1 FEBBRAIO 2008
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In quarant'anni di attività pittorica riscosse il favore dei committenti e, al tempo stesso, il disprezzo dei colleghi artisti dietro al quale andavano a celarsi molto spesso gelosie di mestiere. Secondo Giorgio Vasari «ebbe nondimeno molto maggior nome che le sue opere non meritarono», ma a danneggiarlo fu soprattutto l'ombra ingombrante del Perugino, suo conterraneo e contemporaneo. A distanza di 550 anni dalla nascita Bernardino di Betto, detto Pintoricchio, si prende una bella rivincita con il ricchissimo programma di celebrazioni che Perugia, la sua città, ospita dal 2 febbraio al 29 giugno.
La manifestazione abbraccia un po' tutti i luoghi che videro crescere umanamente ed artisticamente il Pintoricchio ed offre al pubblico italiano la possibilità di rileggere in chiave critica l'intera sua produzione pittorica. Fulcro delle celebrazioni è la mostra organizzata nella Galleria Nazionale dell'Umbria a Palazzo dei Priori, una personale in grado di comprendere quasi tutte le opere mobili esistenti dell'autore, alcune delle quali mai viste in Italia, insieme con una importante selezione di lavori coevi. Tutto parte dalla stessa Perugia e dalla straordinaria stagione artistica che la città umbra ha conosciuto nel Quattrocento. La presenza dei più grandi artisti nel corso di tutto il secolo - da Gentile da Fabriano a Beato Angelico, da Giovanni Boccati a Domenico Veneziano - e il costante rapporto con Firenze hanno favorito la formazione di una cultura figurativa aggiornata e assolutamente di primo piano. Il trionfo di questa straordinaria e irripetibile stagione culturale è rappresentato dalla decorazione delle pareti della Cappella Sistina, un cantiere dove umbri e toscani si fronteggiano: Botticelli e Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e Biagio d'Antonio e soprattutto Perugino al quale si affiancano Luca Signorelli, Piermatteo d'Amelia e il giovane Pintoricchio, cui si devono le zone dove la rappresentazione dei paesaggi e della natura diventa più ricca e brulicante di particolari, dipinte grazie alla formazione da miniatore.
Proprio l'attenzione alla natura e alle vedute, la sensibilità straordinaria per i giochi della luce significante che illumina ogni oggetto, e che a tratti evoca la pittura nordica, diventano il suo tratto più caratteristico, il suo modo personale di interpretare, da protagonista, il Rinascimento. Perugino andrà a Firenze, Pintoricchio resta a Roma e il panorama artistico nella capitale sarà un grande e costante omaggio alla sua pittura. Oltre alla nutrita schiera di collaboratori della sua bottega, saranno Baldassarre Peruzzi, Piermatteo d'Amelia e ancora, dopo il cambio del secolo, Jacopo Ripanda a continuare nella proposta di modelli desunti dagli affreschi del pittore umbro, primi fra tutti quelli, bellissimi, che ancora decorano la cappella Bufalini in Santa Maria in Aracoeli. Tutto ciò è dimostrato nel percorso dell'esposizione con una sezione di dipinti e disegni eccezionali e importantissimi, anche per il prestigio dei prestiti ottenuti.
Altra sezione della mostra si sviluppa intorno agli anni a cavallo tra i due secoli, caratterizzati da una serie continua di capolavori: dalla pala di Santa Maria dei Fossi della Galleria Nazionale dell'Umbria, acuto di eccelsa levatura, alla Cappella Bella dipinta per i Baglioni a Spello, a cui è dedicata una sezione apposita della mostra, con l'occasione unica di poter entrare nello spazio dipinto, in cui le partiture architettoniche dialogano con quelle dipinte in maniera perfetta. Ed è qui la grandezza di Pintoricchio. Persino Raffaello non avrebbe forse potuto concepire la decorazione delle stanze vaticane se non avesse lavorato con Bernardino, reduce dalla fatica di Spello e dalla decorazione della Libreria Piccolomini di Siena. E le stesse considerazioni si possono estendere, a maggior ragione, ad una lunga serie di pittori e artisti. Di straordinario fascino è non a caso la sezione della mostra dedicata al rapporto tra Bernardino di Betto e Raffaello Sanzio, ben più stretto di quanto normalmente si ritenga. In un'altra sezione sarà dettagliatamente raccontata la fortuna di Pintoricchio sui contemporanei, rendendo così giustizia della reale importanza del pittore nel panorama umbro. Una presenza, la sua, che servì da guida per un'intera generazione di artisti, allo stesso modo in cui riuscì l'eterea bellezza del Perugino.

Pintoricchio
2 febbraio - 29 giugno 2008
Perugina, Galleria Nazionale dell'Umbria a Palazzo dei Priori
Spello, Cappella Baglioni nella Chiesa di Santa Maria Maggiore e Pinacoteca Civica Piazza Giacomo Matteotti
Catalogo: Silvana Editoriale

www.mostrapintoricchio.it

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