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Anna Magnani: «Nannarella», a cento anni dalla nascita

di Marco Barbonaglia

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5 MARZO 2008

Ci sono alcune sequenze, nella storia del cinema, destinate a rimanere impresse per sempre nella memoria collettiva. Scene che, come per magia, tutti ricordano, anche se magari non hanno visto la pellicola che le contiene. La rincorsa disperata di Anna Magnani, che insegue il camion sul quale i nazisti hanno caricato il marito, per esempio, è una di queste. Basta evocare il titolo Roma città aperta, per avere davanti agli occhi "Nannarella" che si sbraccia urlando: "Francesco, Francesco", prima di venire brutalmente falciata da una raffica di mitra.
Era il 1945 e il film, che sarebbe divenuto il simbolo del neorealismo, segnava la nascita di una nuova stagione del cinema italiano. Premiata, l'anno successivo, con la Palma d'oro al Festival di Cannes, fu anche la pellicola che fece conoscere a tutto il mondo le straordinarie doti dell'attrice romana. Un talento eccezionale, un modo di recitare completamente nuovo. Libera dai cliché e dalle pose delle dive contemporanee, riuscì ad incarnare, come nessun altra, la figura della popolana passionale e sfrontata, ma sensibile e generosa. Istintiva e vulcanica nella vita privata non meno che sullo schermo, fu probabilmente la più grande attrice italiana di sempre.
Fosse ancora viva, la Magnani compirebbe 100 anni il 7 marzo. Un anniversario che Roma, celebra con diverse iniziative. Dalle proiezioni di film come Bellissima, Siamo donne, L'onorevole Angelina, all'inaugurazione di un mostra fotografica. Il giorno del centesimo compleanno di Anna, inoltre, le poste italiane emettono un francobollo con il ritratto dell'attrice.

La sua città, insomma, non ha dimenticato Nannarella che, contrariamente a quanto in molti hanno affermato per lungo tempo, non era nata ad Alessandria, in Egitto, ma era romana al cento per cento. Un equivoco generato da alcuni particolari reali della sua vicenda biografica, ma che lei ci terrà sempre a chiarire, senza mezzi termini. In realtà era la madre di Anna, italiana anch'essa, ad essersi trasferita in Egitto per seguire il marito tedesco, abbandonando, così, la figlia. Il padre, invece, aveva lasciato la donna prima che la bambina nascesse. Queste sono le origini della Magnani, che, perciò, un passato da "popolana" ce l'aveva davvero. Cresciuta dalla nonna e dalle zie, nei quartieri poveri di Roma, Anna Magnani approdò presto al teatro. Lavorò al cabaret, nell'avanspettacolo, quindi nella rivista, diventando, in poco tempo, uno dei nomi più richiesti del teatro "leggero". Tuttavia fu il cinema a darle la vera fama. Soprattutto dopo Roma città aperta, che la lanciò come interprete di primissimo piano.

Con quaranta film all'attivo, divenne anche l'unica attrice italiana, insieme a Sofia Loren, a vincere l'Oscar. E forse ne avrebbe conquistato perfino un altro, se non avesse rifiutato il ruolo che fu poi della Loren nella Ciociara di Vittorio De Sica...
Anti-diva fino in fondo non si presentò neppure a ritirare la preziosa statuetta vinta grazie all'interpretazione del personaggio centrale della pellicola La Rosa Tatuata, con Burt Lancaster. Al suo posto, la notte del 21 marzo 1956, c'era infatti Marisa Pavan, co-protagonista nel film. Nannarella venne a sapere di essere divenuta la prima italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il premio come miglior attrice protagonista, da una telefonata ricevuta alle cinque del mattino, a casa sua, a Roma. Ad avvisarla, fu un giornalista americano che lavorava in un'agenzia in città e aveva appena letto la notizia.

Ma questo, è solo uno dei tanti aneddoti che costellano l'esistenza di una donna capace di mettere in scena le speranze, le lotte, le gioie e le difficoltà dell'Italia del dopoguerra. La sua carriera non si concluse certo con la vittoria dell'Oscar. Negli anni a venire lavorò ancora con nomi del calibro di Pasolini, Monicelli, Cukor, in Italia e all'estero. Continuò a recitare fino a poco tempo prima di morire, di tumore al pancreas, il 26 settembre del 1973. Ma nemmeno la sua scomparsa era destinata a spegnere la luce della sua stella. Tre ore dopo la sua morte, infatti, la Rai mandò in onda Correva l'anno di grazia 1870, la sua ultima fatica. Oggi, dopo tanto tempo, nessun appassionato di cinema può dire di aver dimenticato Anna Magnani…
http://www.alinariarchives.it

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