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Renoir, a Roma la sua maturità d'artista

di Claudio Tucci

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7 marzo 2008
Bagnante che si asciuga la gamba destra, 1910

In scena, a Roma, la maturità classica e moderna di Pierre-Auguste Renoir. Un periodo, di quasi quarant'anni, segnato dai viaggi e dai soggiorni in Italia, meno indagato rispetto alla stagione impressionista, ma altrettanto ricco di valori e di fascino. E così, su il sipario su capolavori come La baia di Napoli con il Vesuvio sullo sfondo (1881), il Cappello appuntato (1892), senza scordare Fanciulle al piano (1889) e Ballerina con velo (1915), a testimonianza della grande vitalità e profondità del nuovo percorso artistico intrapreso dal maestro francese, segnato dal superamento della parentesi impressionista e consacrato all'elaborazione di una rappresentazione, in chiave moderna, dell'eterno e dell'atemporale. È questo il filo conduttore della mostra «Renoir. La maturità tra classico e moderno», a Roma, fino al 29 giugno 2008, al complesso del Vittoriano.

Circa 130 bellissimi capolavori, tra oli, opere su carta, incisioni, controstampe da pastelli e sculture. «La mostra - spiega il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli - vuole seguire il percorso artistico di Renoir in Italia, dall'iniziale disorientamento al successivo entusiasmo per un mondo che non è più soltanto quello dei musei che ha frequentato fin da ragazzo a Parigi, ma anche quello delle decorazioni parietali visibili nelle basiliche, nei palazzi papali, nelle ricche dimore dell'antichità e del Rinascimento». Impressioni, prosegue Rutelli, che saranno destinare a restare nella sua pittura: «la luminosità del nostro cielo si salda, nel suo immaginario, ai colori degli affreschi classici e cinquecenteschi, assecondando, insieme all'amore per l'opulenza della natura e della vita, l'emozionante scoperta di una grande pittura».

L'esposizione, curata dalla storica dell'arte e già director of education alla National Gallery di Londra, Kathleen Adler, affronta tutti i grandi temi artistici e poetici di Renoir: i ritratti di bambini e ragazzi, la natura morta, i paesaggi, le bagnanti dai capelli lunghi, le persone nel loro ambiente quotidiano. «L'artista - sottolinea la curatrice della mostra - amava ritrarre le persone, dipingere mazzi di fiori colorati o paesaggi luminosi e, soprattutto, quando ritraeva ragazzi, chiedeva sempre loro di giocare, leggere o suonare anziché stare fermi e immobili ad annoiarsi».

L'Italia fu per Renoir una vera rivelazione. All'età di quarant'anni, il maestro francese inizia a viaggiare nel nostro Paese, sosta a Venezia, Roma e Napoli, raggiunge, poi, la Calabria e la Sicilia e si rende conto della straordinaria qualità di pittori che, pur non avendo, come gli impressionisti, dipinto le loro opere all'aperto, sono riusciti egualmente a catturare la luce. Per il pittore, che diceva di essere «figlio di madre natura e padre museo», ammirare l'arte dei grandi maestri, richiamarsi alla tradizione, dall'antichità classica alle opere di Raffaello, fu quasi un fatto naturale, una realtà ineludibile. Dopo il soggiorno nel Belpaese il suo stile cambiò drasticamente, inizialmente divenendo più lineare, secco, e facendosi, poi, negli ultimi anni, più delicato e stilizzato. Sono di questo periodo, alcuni, tra i suoi più importanti capolavori, come La baia di Napoli, 1881: un dipinto con una grande strada piena di persone che passeggiano e carrozze trainate da cavalli. Nella baia, spumeggiante, navigano le barche a vele, con uno stupendo panorama sullo sfondo: le case bianche di Napoli e il Vesuvio color violetto.

Da segnalare, poi, il ritratto di Claude e Renèe, 1903, dove il pittore raffigura il bambino Claude, uno dei suoi tre figli. Senza dimenticare la bellezza di Fanciulle al piano, 1889. Il quadro rappresenta due ragazze che indossano abiti dello stesso colore, ma di diverso modello. La più giovane è seduta, intenta a suonare il pianoforte, mentre l'altra, in piedi, gira le pagine dello spartito, incoraggiando con un gesto affettuoso l'amica. I gesti esprimono i sentimenti: la mano sulla tastiera fa pensare all'incertezza di chi sta imparando, la mano sulla cintura, invece, alla comprensione di chi aiuta. Particolare di nicchia del quadro sono i fiori, molto amati dal pittore, che contribuiscono a creare un ambiente accogliente e sereno e che dimostra, tra l'altro, quanto grande sia la varietà e la diversità di tecniche e soggetti scelti dall'artista nelle sue opere.

Renoir straordinario ritrattista brillerà, poi, in mostra, per le splendide immagini di donne, raffigurate nei gesti semplici della quotidianità, fanciulle e madri, o in pose ufficiali, per l'immediata innocenza dei suoi bambini, ma anche, come sottolineato da Linda Nochlin, Lila Acheson Wallace Professor all'Institute of Fine Arts di New York, per la sua «rappresentazione dell'uomo naturale, complemento del concetto di donna naturale». L'esposizione mostra Renoir nella sua interezza. Un autore che subiva il fascino della natura in ogni suo aspetto: è il fascino del mazzo di rose poggiato sul pianoforte, quello dei pesci che gli avrebbero cucinato per cena, quello della città che pulsava vivace o, ancor più, quello dei favolosi panorami francesi, tra il Sud della Francia e Champagne, come la magnificenza del paesaggio intorno a Les Collettes, suo ultimo rifugio. Ma, anche e soprattutto un Renoir che, resosi ormai conto di aver percorso fino in fondo la strada dell'impressionismo, seppe cambiar rotta, riflettere sulla propria poetica e ridefinire il proprio stile, raggiungendo orizzonti artistici nuovi e sempre più affascinanti.
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