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Come modelli si utilizzavano calchi in gesso, che erano trasferiti nel marmo attraverso misurazioni segnate da "puntelli". Talvolta gli scultori lasciarono alcuni di questi ultimi come marchio di qualità che garantiva l'accuratezza dell'esecuzione. L'arte di epoca imperiale romana consiste in gran parte in copie, in varianti e in ripetizioni schematiche di opera nobilia greche, come erano detti allora i capolavori in ragione della loro qualità estetica. Tuttavia, le copie e le varianti rappresentano solo un lato del fenomeno, giacché le creazioni alla greca non erano in effetti meno importanti. Mescolando elementi greci anche di vari periodi, gli artisti svilupparono un proprio e nuovo linguaggio figurativo, grazie al quale crearono opere pittoriche e scultoree rispetto alle quali l'arte greca non offriva modelli, soprattutto per temi politici come quello dell'encomio dell'imperatore.
Questa assoluta dipendenza dell'arte romana dai modelli greci è stata valutata in modo molto diverso nella critica d'arte. Winckelmann e l'intero XIX secolo ritengono l'arte romana come una semplice fase tarda e decadente dell'arte greca, preziosa solo perché le copie si pensava permettessero di farsi un'idea degli originali greci perduti. Più tardi, quando in Europa si cominciò a definire le diverse caratteristiche artistiche dei singoli popoli, si tentò di riconoscere lo stile meramente "romano" e di distinguerlo dal l'«arte dei copisti». Nessuno dei due concetti si è però mostrato valido. Oggi il tema in discussione è piuttosto, principalmente, di intendere il mondo figurativo come parte della cultura della società romana della tarda Repubblica e dell'Impero. Per questa ragione l'attuale interesse scientifico si rivolge soprattutto alle diverse forme dell'uso delle opere d'arte da parte delle rispettive società.
Per comprendere il carattere perfettamente classicistico dell'arte romana è importante soffermarci sulla fase e sulle circostanze in cui avvenne l'appropriazione dell'arte greca, nel II e nel I secolo a.C. Dopo la morte di Alessandro la cultura greca si trasforma profondamente, non segue quasi più l'ideologia della polis con le sue rigide norme politiche e religiose, ma sostiene piuttosto l'idea di un godimento privato della vita. Nelle città ellenistiche e nelle residenze regali si guarda con ammirazione alla grande epoca della polis, anzitutto a quella ateniese, e si inizia a commentarne le opere letterarie e a citarne e imitarne le creazioni figurative.
Questa tendenza corrisponde in pieno ai bisogni della cultura romana, in quel tempo intenta a costruire un impero che comprende l'intero bacino del Mediterraneo. Appropriandosi di una cultura che oramai era giunta al suo compimento, ma che era ritenuta esemplare dall'intero mondo ellenistico e dunque era degna di essere riprodotta, i Romani cercarono così di diventare a pieno titolo parte di questo mondo culturale; anzi, nelle loro province e nei territori sottomessi si presentarono perfino come i portatori di questa cultura greca.