In una scena di «Luigi Tenco. Una voce fuori campo» vediamo il cantautore piemontese immergersi in mare per una battuta di pesca subacquea. Punta la preda, ma la fiocina manca il bersaglio infilzando una stella marina. Quando Tenco riemerge, un amico fa una battuta sullo «stellone di Luigi», la buona sorte che avrebbe dovuto accompagnare e proteggere il cantautore nella vita. Mentre i due escono di scena con i balloon che insistono sulla vignetta, la stella marina in primo piano, si richiude per sempre su se stessa abbandonata al sole sulla riva.
È questa l'allegoria più potente del volume sul compositore di Cassine scritto da Luca Vanzella e disegnato da Luca Genovese per i tipi della Becco Giallo. Il romanzo grafico, che si inserisce nella collana «Biografie» della casa editrice padovana, racconta gli ultimi scorci di vita di Tenco, concentrando il fulcro narrativo di tutta la prima parte sulla preparazione al Festival di Sanremo del 1967, quello in cui, in seguito all'esclusione di «Ciao amore, ciao» (brano cantato in coppia con Dalida), la vita del cantautore avrà il suo tragico epilogo nella stanza 219 dell'Hotel Savoy a San Remo. Un colpo di pistola alla testa sul quale si è cercato di far chiarezza anche in tempi recenti. Nel 2006 nuove indagini hanno concluso che quello di Luigi Tenco fu davvero un suicidio.
Le circostanze poco chiare in cui sono stati fatti i rilievi in quella notte del 27 gennaio 1967 hanno dato luogo a diverse illazioni. Lo stesso biglietto autografo con cui Tenco si congedava dalla vita – un atto di accusa contro la giuria del Festival – a molti non sembrò autentico. La perizia compiuta trent'anni più tardi confermerà tuttavia anche l'autenticità di quell'ultimo messaggio. Questo e altri dilemmi vengono affrontati da Vanzella e Genovese in un'opera che, dopo un avvio lento, si fa appassionante e assume i connotati dell'inchiesta giornalistica.
La prima parte di «Luigi Tenco» si inserisce a tutti gli effetti sul solco delle biografie a fumetti, con il pregio di calare il lettore in un preciso contesto sociopolitico senza ricorrere a un uso didascalico di parole e immagini ma facendo piuttosto emergere l'Italia pre-sessantottina attraverso piccole e grandi tensioni interpersonali: dalle discussioni con Dalida alle controversie con i colleghi politicamente «impegnati». Brevi flashback ci suggeriscono l'origine delle irrequietudini del giovane Tenco e quali ripercussioni queste possano aver avuto sui fatti del 27 gennaio.
Nella seconda parte, il romanzo grafico cambia totalmente registro tanto da poterlo ascrivere al «fumetto d'inchiesta»: riguardo a quanto è avvenuto nella stanza 219, Vanzella e Genovese espongono le teorie sulle quali per anni si è dibattuto a lungo. Fu davvero suicidio? O Tenco fu assassinato? Di sicuro c'è che il Festival non s'interruppe neppure per un evento tanto tragico e che, come disse Fabrizio De Andrè – che all'amico scomparso dedicherà «Preghiera in gennaio» – al funerale di Luigi Tenco «non un cantante mandò un fiore».
«Luigi Tenco. Una voce fuori campo»
di Luca Vanzella e Luca Genovese
prefazione di Mario Luzzatto Fegiz
Becco Giallo, 2008
144 pagine - 15 euro
www.beccogiallo.it