Continua drammaticamente a salire il bilancio del ciclone Nargis in Myanmar. Secondo le ultime cifre fornite dalla radio di stato dell'ex Birmania, le vittime sarebbero almeno 22mila e 41mila i dispersi per il passaggio del ciclone Nargis, una catastrofe che rischia di avere conseguenze persino più gravi dello tsunami che nel dicembre 2004 seminò morte e distruzione nell'Oceano Indiano.
Intanto è polemica sul referendum di sabato prossimo sulla nuova costituzione: la giunta militare lo ha confermato, tranne che nelle aree più colpite, ma per l'opposizione democratica è impossibile svolgerlo nell'attuale situazione di emergenza e si dovrebbe dare priorità agli aiuti. Per Kyi Minn, consulente dell'Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, il ciclone di sabato scorso potrebbe rivelarsi ancora più disastroso dello tsunami di tre anni e mezzo fa in cui morirono 230mila persone. «L'impatto della catastrofe potrebbe essere peggiore rispetto a quello dello tsunami perchè è accresciuto dalla limitata disponibilità di risorse abbinata alle restrizioni imposte ai trasporti», ha spiegato Kyi Minn.
ActionAid ha fatto partire in queste ore un primo programma di emergenza insieme ad altre organizzazioni partner. Cinque squadre stanno lavorando nelle aree colpite, raggiungendo 267 villaggi. «Oltre 60 villaggi sono stati totalmente spazzati via dal ciclone - spiega Niaz Murtaza, responsabile della squadra emergenze di ActionAid in Asia - e a Yangon, una città da oltre 5 milioni di abitanti che da quattro giorni è senza corrente elettrica, le persone vagano nelle strade alla ricerca di una bottiglia di acqua potabile». L'acqua resta infatti una delle principali prioritá per rispondere all'emergenza, oltre alla necessitá di fornire cibo e assistenza psicologica alle vittime, ma l'interruzione delle comunicazioni e la difficoltá di raggiungere le aree colpite dal ciclone non consentono di valutare realmente le necessitá della popolazione, si legge in una nota dell'organizzazione non governativa.
Condanna Onu per mancato allarme. L'agenzia delle Nazioni Unite per la prevenzione delle catastrofi ha condannato la Birmania per non aver proclamato tempestivamente lo stato di allerta che avrebbe potuto salvare numerose vite umane. Le Nazioni Unite «faranno tutto il possibile» per aiutare la popolazione della Birmania colpita dal ciclone Nargis. Lo ha detto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, in un incontro con la stampa. «Sono molto rattristato dalla notizia che migliaia di birmani sono stati colpiti dal ciclone. L'Onu farà tutto il possibile per mandare l'assistenza umanitaria necessaria». Ban ha precisato che «a causa di problemi di comunicazione, non siamo ancora in grado di stabilire l'esatta entità della crisi». Il capo di gabinetto del segretario, Vijay Nambiar, ha discusso della situazione umanitaria con l'ambasciatore della Birmania all'Onu Kyaw Tint Swe.
Laura Bush contro i generali. Laura Bush ha accusato la giunta militare birmana di ritardi nelle comunicazioni alla popolazione riguardo al pericolo rappresentato dal ciclone Nargis. «Anche se erano a conoscenza della minaccia, i media pubblici birmani non hanno provveduto a lanciate l'allarme in tempo ai cittadini che sarebbero stato colpiti dal passaggio del ciclone», ha affermato la First Lady statunitense. «È preoccupante», ha aggiunto, «che molti cittadini birmani abbiano saputo del disastro imminente soltanto dai media stranieri, come Radio Free Asia e Voice of America». La moglie del presidente Usa ha poi accusato la giunta di rifiutare gli aiuti da parte dell'Amministrazione Bush. «Gli Stati Uniti sono pronti a fornire una squadra di esperti e beni di prima necessità, non appena il governo birmano accetterà la nostra offerta».
Distrutte il 75% delle case. "Più del 75% delle abitazioni è stato devastato e sono interrotte tutte le comunicazioni con le aree colpite dal ciclone. Ci vorranno giorni prima di riuscire a raggiungere quelle zone". Queste le prime notizie che provengono da Niaz Murtaza, coordinatore per la regione asia della squadra di emergenze di actionaid. "Le vittime sono oltre 15mila. Ma é ancora un numero provvisorio e fino a quando non sarà possibile raggiungere i villaggi non saremo in grado di avere notizie più precise sui morti e sui dispersi". Actionaid lavora in oltre 30 villaggi della zona più colpita dal ciclone nargis, quella del delta del fiume irrawaddy. "E' urgente costruire dei ricoveri temporanei per gli sfollati e dare loro acqua potabile e cibo" spiega shihab ahmed, il coordinatore di actionaid nel paese vittima del ciclone. "In questo momento- prosegue- stiamo mettendo in piedi una squadra di volontari per raggiungere i villaggi e portare i primi aiuti, sia materiali che psicologici alle vittime del disastro naturale, in coordinamento con le altre organizzazioni non governative presenti sul posto insieme ad actionaid".
Protezione civile italiana. CONTINUA ...»
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