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L'Orestea rivive a Siracusa con un Eschilo contemporaneo

di Giuseppe Distefano

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5 giugno 2008
Galatea Ranzi in Agamennone Foto Giuseppe Distefano
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Nella trilogia dell'Orestea (composta dalle tragedie Agamennone, Coefore ed Eumenidi) Eschilo esalta l'avvento di un ordine superiore ai conflitti familiari e tribali. E racconta la nascita della democrazia e il passaggio a una società umanistica e complessa. Il senso dell'operazione del regista Pietro Carriglio, chiamato a firmare i tre allestimenti per il ciclo di rappresentazioni classiche dell'Inda, è raccolto nel finale quando questa riflessione sulla nascita di una nuova civiltà, si sposta dall'orchestra del Teatro greco sui gradoni dove siede il pubblico. Qui, una personalità sempre diversa del mondo civile o culturale, illuminato da un faro si alza a leggere un brano del saggista George Thomson che conclude: «Comincia il regno della giustizia» a sottolineare, con l'istituzione del primo tribunale della storia, il passaggio alla legalità, e con un rimando particolare alla Sicilia di oggi che vuole affermare la sua voglia di riscatto da ogni tipo di connivenza illegale. Un'impostazione che si fa grido civile e di speranza, da far partire da un luogo, qual è il teatro, votato al dibattito e alla pubblica riflessione dei grandi problemi collettivi etico-politici.

A sottolineare questa lettura c'è la scelta della traduzione operata da Pier Paolo Pasolini: moderna, immediata, che elude l'archeologia del testo senza rinunciare all'intensità poetica. Lo scrittore di Casarsa firmò nel '60 una traduzione ideologica ribattezzata "Orestiade" su commissione di Vittorio Gassman che la realizzò proprio qui a Siracusa e dove, fino ad oggi, non era più stata rappresentata.
Gli argomenti della trilogia seguono uno sviluppo narrativo noto.

In "Agamennone" il re di Argo, tornato vittorioso dalla guerra decennale con Troia, sarà ucciso dalla moglie Clitennestra - divenuta nel frattempo l'amante di Egisto, cugino del marito – per vendicare il sacrificio della figlia Ifigenia immolata dal padre perché i venti soffiassero propizi alla spedizione dei Greci; e con lui troverà la morte l'inascoltata profetessa troiana Cassandra. Nelle "Coefore" il giovane Oreste, con l'aiuto della sorella Elettra, vendica l'assassinio del padre, uccidendo Egisto e la stessa Clitennestra. Da qui inizia la persecuzione di cui Oreste sarà oggetto da parte delle Erinni, le dee della vendetta. Nelle "Eumenidi" queste si trasformeranno in ultimo in dee benevole dopo che Atena, ascoltata la supplica di Oreste e le accuse delle Erinni, rimette il giudizio ad un tribunale di cittadini, l'Aeropago, e assolvendo il matricida grazie alla protezione del dio Apollo.

La macchina spettacolare orchestrata da Carriglio - che firma anche scene e costumi dalle fogge mediorientali mescolandoli con abiti moderni, mantelli e qualche coppola – funziona, anche se con discontinuità di resa registica. La scena metafisica è un ampio anfiteatro bianco chiuso da un'enorme scalinata praticabile con una parete sottostante di porte – la reggia degli Atridi - e una torre cilindrica laterale, luogo di avvistamento e tempio di Apollo. Sul proscenio un lembo di terra diventa la tomba di Agamennone dove converge il lamento di Elettra e dal quale poi sale il furore vendicativo di Oreste. Vestito semplicemente in nero Luca Lazzareschi conferisce una intensa presenza amletica al suo Oreste, controllato e determinato.

Motore dell'intera trilogia è però Galatea Ranzi impegnata nel doppio ruolo di Clitennestra e di Elettra, ma troppo algida e dalla recitazione un po' monocorde. Da ricordare, oltre alla superba prova del Coro, anche l'Atena di Elisabetta Pozzi, la Cassandra di Ilaria Genatiempo, Maurizio Donadoni, Cristina Spina, Giulio Brogi.

XLIV Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico. Fino al 22 giugno, con inizio spettacoli alle ore 19.
www.indafondazione.org

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