"Le Gallerie" di Trento, dismesse come tunnel stradali,
diventano un grande spazio urbano e culturale: la mostra
a 90 anni dalla fine del conflitto, si apre il19 agosto
Una "storia vista dal basso": la Prima guerra mondiale vissuta da tutte le categorie sociali, dalle reclute alle famiglie, sia contadine che cittadine, ai rifugiati di guerra. Ecco il significato della mostra che si apre a Trento martedì 19 agosto (fino al 15 novembre ) "I Trentini e la Grande guerra - Un popolo scomparso e la sua storia ritrovata".
Novant'anni fa, su una popolazione che superava di poco le 350mila unità, almeno 200mila persone dovettero abbandonare, in vario modo, il Trentino. «Un numero impressionante - spiega il direttore della Fondazione museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi - che assomma ai soldati i profughi, i 55mila maschi abili inviati dall'Impero austro-ungarico per lo più sul fronte orientale, ai quali vanno aggiunti i circa 700 volontari che confluirono nell'esercito italiano, i 75mila profughi destinati alle regioni più interne dell'Impero, in Boemia, in Moravia, e i 30mila trasferiti in Italia, dal Piemonte alla Sicilia».
L' inaugurazione della mostra sarà preceduta, lo stesso giorno, dalla consegna del premio «De Gasperi - Costruttori d'Europa» a Simone Veil (vedi l'articolo) che avverrà a Piedicastello, antico rione di Trento. Il percorso museale "Progetto memoria" è stato allestito grazie al riutilizzo di due gallerie stradali dismesse, che fino a pochi mesi fa rientravano nella tangenziale di Trento. Con la costruzione di due nuovi tunnel la circoscrizione di Piedicastello viene così reintegrata nel tessuto cittadino e "Le Gallerie" diventano un grande spazio urbano e culturale,
Il progetto per Piedicastello è stato sviluppato dallo Stanford Humanities Lab e dallo studio Terragni Architetti di Como e prodotto da FilmWork di Trento, con l'obiettivo simbolico di mettere in dialogo il monumento che segna in alto il sito delle gallerie, il mausoleo a Cesare Battisti, e le gallerie stesse in basso, ma alla cui uscita settentrionale si riesce a percepire il profilo del monumento sulla cima. "Le Gallerie" vogliono rappresentare al contempo un evento espositivo incentrato sulla storia e un esperimento per comunicare e vivere il passato con nuove modalità. Attraversarle significa intraprendere una marcia fra persone scomparse da molto tempo, tra documenti recuperati e oggetti sopravvissuti ai novant'anni che ci separano dalla fine della guerra.
La prima galleria (Nord T1, denominata "galleria nera") è ad alto impatto emotivo: luogo buio che traccia un percorso narrativo dando la sensazione di una trincea, in cui il visitatore è chiamato a marciare attraverso il tempo, con delle tappe cronologiche: lo scoppio della guerra, la mobilitazione, gli esodi, "le città di legno" (i campi profughi), la Straf Expedition (la "spedizione punitiva"contro l'Italia che aveva abbandonato la Triplice Alleanza) del 1916, i processi, la fine del conflitto e tipologiche (il soldato, il fronte, il bambino, la donna, il rifugiato, il mutilato). La seconda galleria (Sud T2, denominata "galleria bianca"), che si percorre in senso inverso, è invece dedicata alla rappresentazione di come - lungo il Novecento - istituzioni, comunità locali e associazioni abbiano costruito una memoria pubblica della guerra. Questa seconda galleria vuole dunque essere l'immagine capovolta della prima, un ambiente luminoso con le pareti bianche, che il visitatore percorre a zig zag attraverso una serie di casette e pedane, anch'esse bianche.
«Il progetto - sottolinea il presidente della Provincia autonoma Lorenzo Dellai - nasce da un'idea ambiziosa: recuperare i segni identitari della nostra terra. Questa del 2008 è una sorta di edizione zero, dedicata alla lacerante esperienza vissuta dai trentini novant'anni fa. Il carattere sperimentale e temporaneo permetterà di raccogliere idee, suggerimenti e proposte per le prossime edizioni. Anche così si accompagnerà il processo di riqualificazione del quartiere di Piedicastello, oggi non più diviso dal traffico stradale».