Questa è una storia di genio poetico e umanità. La storia di un uomo che con la sua compagnia teatrale ha superato pregiudizi e frontiere. La storia di chiunque crede e sa che l'arte può cambiare il mondo. Stiamo parlando di Pippo Delbono e del suo straordinario coraggio. Del suo monologo interiore d'artista fuoriclasse, che si trasforma tra la dolce piega del suo sorriso e la caparbietà di chi sa cosa vuole, in orgia creativa ed emotiva, prologo di qualunque sua creazione. Le Fonderie Limone di Moncalieri sono in questi giorni il suo quartier generale. La squadra Delbono è in full-immersion.
C'è aria di famiglia, cameratismo, si recita, prova, improvvisa, ride, piange, riposa, discute, in simbiotico teatro-vita nell'area dell'ex fabbrica rinnovata in foresteria e spazio teatrale. Qui si prepara il nuovo spettacolo evento che inaugura la stagione del Teatro Stabile di Torino in prima mondiale "La Menzogna", al debutto il 21 ottobre, coprodotto dal Teatro Stabile di Torino, Ert, Teatro di Roma. La gioia di esserci è palpabile. Si svela preziosa nelle imitazioni estemporanee di Bobò, sordomuto con un bagaglio esistenziale pesante cinquanta anni di manicomio, nei volti e nelle anime belle di Pepe, Gianluca, Mario, Lucia, Nelson, Dolly, Gustavo, Simone, Ilaria, Raffaella, Julia. Tutti attori straordinari, tutti in scena per raccontare le morti bianche, la diversità, i dimenticati, gli ultimi. Per regalarci un viaggio onirico, visionario, così profondo da scuotere i reconditi corridoi dell'animo che spesso tralasciamo.
Parte dal rogo Thyssen Pippo, uomo d'amore e di reciproca tolleranza, dallo sguardo diretto come le sue parole La fabbrica, luogo di regola assente da bellezza, nella sua pancia nera è prigione e tomba, odora di patibolo, di tanfo di indifferenza. Delbono da poeta della carne, delle ferite tatuate nel cuore, la trasfigura, smaschera la falsità. La ricerca della sua verità diventa urgente, necessaria, promette di accompagnarci verso la rivelazione. Esanimi armadietti, scale inclementi, cancelli nebbiosi, s'illuminano di "effetti personali" con momenti di struggente nostalgia e di sorprendente drammaturgia. Quadri in sequenza, attimi da cardiopalmo, rigurgiti dal profondo. Inutile svelare il resto bisogna vederlo. Impossibile descrivere il grumo di sollecitazioni, emozioni, trasalimenti, palpitazioni che scatena quest'opera in divenire. Che denuncia quel che tutti sanno e nessuno ha la forza o il talento di gridare. Ascoltiamo il ruggito della "Menzogna" secondo Delbono, opera attesissima e con i riflettori puntati.