Dal 1887 non si è mai mosso da lì. Dal Salone di Donatello, all'interno del fiorentino Museo del Bargello, dove fu posto dall'epoca delle celebrazioni per il quinto centenario della nascita dell'artista. Il bronzeo David che Donatello fuse verosimilmente prima della sua partenza per Padova, nel 1443, non si è mosso nemmeno per il delicato restauro a cui è stato sottoposto dal 26 giugno 2007. Un cantiere allestito in situ, un intervento reso possibile grazie alle nuove tecnologie, precipuamente al laser, che hanno consentito di rimuovere le incrostazioni disuniformi, fatte di incerature, polvere, patinature scure applicate alla statua nel corso dell'Ottocento, seguendo usi e gusti di quegli anni. Dal 29 novembre il risultato di questo lavoro di cesello sarà sotto gli occhi dei visitatori del Museo. Non senza emozionanti sorprese.
Preceduto da una lunga campagna di indagini, non sottoposto ad alcun intervento, se non di mera manutenzione, da oltre un secolo, data la delicatezza del manufatto, i resti delle dorature originarie, le cesellature, il David aveva sempre mostrato nelle carni bronzee disomogeneità di fusione (ma c'è pure una caduta rovinosa nella sua storia). Carni che infatti, una volta disvelate, hanno scoperto un'infinità di interventi donatelliani volti a un precipuo fine espressivo, quasi rigettando lo sfavillio luccicante di altri due bronzi quattrocenteschi, pure al Bargello, e restaurati poco prima del David, fornendo un prezioso bagaglio di conoscenze per l'impresa più rischiosa. Stiamo parlando del David di Verrocchio e dell' «Amore-Attis» dello stesso Donatello; capolavori della statuaria, ma anche capolavori della tecnica di fusione, dalle superfici compatte, lustre e scintillanti, pienamente valorizzate dal recupero effettuato. Vero è che non hanno probabilmente subito le ingiurie di lunghe permanenze all'aria aperta come il David (commissionato presumibilmente da Cosimo il Vecchio, fu trasportato dai fiorentini alla cacciata dei Medici nel primo, poi nel secondo cortile di Palazzo Vecchio). Però, lo dice chiaramente nel suo saggio in catalogo Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Bargello ma, nello specifico, direttore del restauro (opera di Ludovica Nicolai): «il "David" è certamente uno dei bronzi tecnicamente meno riusciti dal punto di vista della fusione, ma al tempo stesso più lavorati, più restaurati e più cesellati "a freddo" di tutta l'opera di Donatello».
Così anche una superficie scabra ha un precipuo fine espressivo. La pulitura ha riportato a tutta la sua evidenza la raffinatezza, la ricchezza di intagli, cesellature, linee e intrecci della parte inferiore e superiore della statua. Dove il copricapo di questo Davide fanciullo, quasi un imberbe Mercurio, è avvolto di nastri, nappe, corona d'alloro, i calzari esortati, la testa di Golia dotata di elmo alato, un tripudio di decorazioni, temi tratti anche dalle botteghe artigiane, realizzati già nel modello in cera per la fusione, ma ripassati a freddo; ecco il contrasto di quel nudo corpo acerbo di adolescente, il primo nudo integrale a tutto tondo dai tempi dell'antichità, privo di orpelli, dalla linea sinuosa e scattante. Che non rifletterà più la luce del Salone che lo ospita. Perché, una volta ripulito dalle mille stratificazioni di patine e colori, si è rivelato un intenso e spregiudicato lavoro, di pomice, di spazzola, di raspe, per abbassare la lucentezza delle superfici. Con un effetto commovente, quasi palpitante, per questo eroe così poco biblico e tanto ellenistico. Dalla raffinatezza di cesello, dalle dorature che dovevano essere ben più ricche, ma sopravvissute solo a sprazzi per la delicatezza, e preziosità, della tecnica scelta, cosiddetta "a missione", una leggera foglia d'oro applicata a colla, al contrasto con le brune carni, riportate a un colore più chiaro, caldo e coinvolgente. Irrompe l'antico, di più e di più, non nella ricerca di perfetti equilibri di un Brunelleschi, ma nella voluta già presaga di crisi dell'ellenismo. E in quella ricchezza quasi orientale si insinua leggera l'inquietudine, ancora lontana dalla vertigine delle opere successive, che si rifrange in quelle carni ora meno ferme e compatte, in quel gioco di luci e riflessi, che ce la rende quasi più "archeologica" e meravigliosamente sublime. E per comprendere appieno la maestria di Donatello, il Bargello ha posto accanto una copia, collocata su un basamento di altezza e forma simili all'originale. In modo che si possa avere piena comprensione del capolavoro bronzeo e del genio donatelliano.
Donatello Il David Restaurato
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 29 novembre 2008 – 23 novembre 2009