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Un secolo di futurismo in un anno... e dieci mostre

di Damiano Laterza

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12 DICEMBRE 2008
Galleria fotografica

Partono le celebrazioni per il centenario del Futurismo (avanguardia, italiana, delle avanguardie) e iniziano in quella macchina futuristica (semi-italiana) detta «Beaubourg» (leggasi: Centre Georges Pompidou") ) che adorna di post-moderno la Ville Lumière (leggasi: Parigi). «Le Futurisme à Paris - Une avant-garde explosive» è la premiere della rievocazione di massa che ci aspetta nel 2009. . E questa volta Parigi non è la solita location di prestigio random. Perché è qui (su un pastoso «Le Figaro» di cento anni fa) che l'italienne Marinettì pubblicò il suo Manifesto.

Dunque, Parigi apre l'Anno Futurista (il 20 febbraio 1909 aveva aperto un intero secolo, Futurista) rievocando soprattutto la mostra organizzata nel febbraio 1912 dalla Galleria Bernheim-Jeune & C. che fu, probabilmente, il più grande evento nella storia del movimento. I prìncipi del disprezzo per il «chiaro di luna» del sentimentalismo romantico, per la prima volta, erano riuniti tutti assieme. Sotto i fari delle lampade, tra i lampioni delle strade. Tra la gente, tra le macchine. Tra la massa indistinta di macchine e gente. Nell'amplificazione delle geometrie dei movimenti. Libere circolazioni, tafferugli e «bambole elettriche» marinettiane. C'è chi li tacciò d'anarchismo. E colse nel segno. Perché questi si re-inventarono la forma, rendendola funzionale al dinamismo della rappresentazione. Sfondarono, quasi, la tela cubista; dilatarono lo spazio impressionista; amplificarono quella tridemsionalità che gli altri inseguivano, ma battendo a vuoto i sentieri del piattume monocromico.

Il percorso completo di quella mostra (inclusi gli eccessi) avrebbe invaso l'Europa. La sua celebrazione rivivrà, nei prossimi mesi, pure a Roma (Scuderie del Quirinale, 20 febbraio-24 maggio 2009) e a Londra, nel Regno Unito (Tate Modern, 12 giugno-20 settembre 2009).

«Futurismi», al Centro Saint-Benin di Aosta, fino al 26 aprile 2009, invece, intende commemorare il centenario focalizzandosi sulla diffusione del Futurismo nei diversi contesti italiani. In un senso quasi «federale», cioè regione per regione. Cercando di cogliere la molteplicità della sua distribuzione topografica sul territorio italiano. Quaranta opere, provenienti da collezioni private e da istituzioni museali, presenteranno alcune sfaccettature inedite del movimento. Tra le curiosità, un bozzetto futurista di un artista minore che raffigura Aosta, oltre ad un'opera di un'artista femminile, presenza più unica che rara, se si esclude la pasionaria transalpina Valentine de Saint-Point.

A Londra, «Futurism 100!», (Estorick Collection, 14 gennaio-29 aprile 2009) è un'inno al prematuramente scomparso «faro» del movimento, il calabrese Umberto Boccioni. L'esposizione avrà luogo presso La Estorick Collection of Modern Art italiana, aperta a Londra nel 1998, in un suggestivo edificio georgiano che contiene sei gallerie d'arte, una biblioteca d'arte, la caffetteria e il bookshop. La Collezione dell'Estorick è internazionalmente nota per il suo nucleo di celebri opere futuriste, così come di arte figurativa e scultura italiana moderna, cioè del periodo compreso tra il 1890 e il 1950. Forme uniche. Disegni e sculture dei principali protagonisti. E su tutti, Boccioni.

Mostra che indaga le complesse e spesso inedite relazioni tra i futuristi e i più importanti esponenti delle avanguardie russe e tedesche è quella del MART di Trento («Futurismo 100. Illuminazioni. Avanguardie a confronto. Italia, Germania, Russia», 17 gennaio-7 giugno 2009). Da una parte vengono prese in esame le relazioni con i protagonisti della scena artistica tedesca di «Der Sturm» (Chagall, Kandinskij, Klee ed altri) a dimostrazione dei forti legami tra il Futurismo e la terra dell'espressionismo. Dall'altra c'è il leggendario viaggio di Marinetti in Russia del 1914, di cui il MART pubblica il primo e inedito resoconto visivo, realizzato dallo storico dell'arte moscovita Vladimir Lapšin, di recente scomparso. I russi, infatti, non si limitarono a recepire il Manifesto, ma, cogliendone appieno la poetica della velocità (anche delle idee), andarono addirittura oltre. Kasimir Malevich, ad esempio, teorizzò una fusione tra Futurismo e Cubismo, meccanizzando il movimento entro cubature dinamiche. Marinetti se ne rallegrò.

«Futurismo. Velocità + Arte + Azione» è kermesse milanese (Palazzo Reale, 5 febbraio–7 giugno 2009). Sono circa quattrocento le opere che la compongono: dipinti, disegni, sculture, ma, soprattutto, progetti e schizzi d'architettura, scenografie e costumi teatrali, fotografie e libri-oggetto. Fino agli oggetti dell'orizzonte quotidiano: arredi, elementi di arte decorativa, pubblicità, moda. Tutto all'insegna dell'impronta innovatrice futurista. La mostra è un documento dell'intero, vastissimo, campo d'azione del movimento e porrà l'accento sulla sua generosa e per certi versi utopistica volontà di ridisegnare l'intero ambito dell'esperienza umana in una chiave inedita. Inclusa l'esperienza dirompente del Paroliberismo, le sperimentazioni nella fotografia e nel cinema, le ricerche condotte nell'ambito della musica. Con la chicca di due ricostruzioni scenografiche da Balla e Depero.

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