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Musica futurista ancora in primo piano, a Roma (Auditorium Parco della Musica, 9 aprile-31 maggio 2009) con Pentagramma elettrico: suoni, rumori e parole in libertà». Libri, manifesti, spartiti, dischi, locandine, riviste, fotografie, disegni, caricature, ceramiche, manoscritti, lettere, inviti e programmi di concerti. Tutto materiale originale e in gran parte inedito. Con Francesco Pratella che inventa un movimento di artisti stanchi degli insegnamenti accademici dei conservatori. E con l'intenzione di rinnovare radicalmente il linguaggio musicale tradizionale. Pratella proporrà, nei suoi componimenti, frequenti riferimenti a motivi musicali popolari italiani. Poi, arriverà Luigi Russolo, secondo il quale la musica doveva essere fatta prevalentemente di rumori e non di suoni armonici. Rumori della vita quotidiana, mescolati assieme, disordinatamente, come in un' improvvisazione. Ululati, rombi, stropiccii, gorgoglii, sibili e ronzii. Per riprodurli, Russolo usava strabilianti strumenti da lui stesso costruiti. Marinetti fu un instancabile sostenitore della musica futurista. Successivamente s'interessò di radiofonia e propose d'inserire nelle trasmissioni suoni captati dal mondo circostante.
Dalle astrazioni musicali alle astrazioni e basta: «Futurismo 100. Astrazioni» è l'evento del Museo Correr di Venezia, dal 5 giugno al 4 ottobre 2009.
La mostra, concomitante con la Biennale numero 53 diviene occasione per una rilettura critica del concetto stesso di astrazione e dei diversi significati che questo termine ha assunto nel progressivo distacco delle avanguardie dai movimenti artistici precedenti. Grazie a un confronto tra le opere di Giacomo Balla con quelle dei grandi artisti europei suoi contemporanei, «risalta il superamento delle astrazioni più "tecniche", già sperimentate dal Cubismo».
Le opere di Balla costituiscono il termine di paragone con quelle di altri grandi interpreti del suo tempo: dalla ricerca di Piet Mondrian, tesa alla scoperta della natura, alle bizzarre macchine dada di Francis Picabia. Dall'essenzialità di Delaunay e Kupka, accomunati dalla ricerca di corrispondenza tra suono e colore, fino alle provocazioni di Marcel Duchamp, il quale si rivelerà molto vicino alla poetica futurista di chiunque altro.
«Futurismo 100. Simultaneità», in collaborazione con il Museo del Novecento, al Palazzo reale di Milano (15 ottobre 2009-25 gennaio 2010) chiude l'anno futurista e chiude anche l'anno di Milano capitale del Futurismo. E' un percorso che esplora il singolare confronto tra le opere di Carlo Carrà e quelle di Luigi Russolo con la scultura d'avanguardia europea del tempo. E con Boccioni a far da filo conduttore, tra impeti espressionisti, futuristi, cubisti, costruttivisti e dada. La mostra conclude anche la trilogia di "Futurismo 100", curata da Ester Coen che è senza dubbio l'appuntamento italiano più atteso. Tre esposizioni per una rilettura inedita del movimento tese a indagare le molto poco indagate relazioni di quest'ultimo con la più audace sperimentazione europea di inizio novecento. L'articolato intreccio di nuove visioni, tecniche e linguaggi rivoluzionari che, quasi in assenza di confini geografici, ha percorso i primi due decenni del secolo passato, illustrato come un dialogo continuo tra le tre mostre. E tra loro e il pubblico.
«Le Futurisme à Paris - Une avant-garde explosive»
Centre Georges Pompidou
Paris, France
fino al 26/01/2009