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Darwin per ogni bandiera

di Stephen Jay Gould

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30 gennaio 2009


Come paleontologo di professione e (davvero avrò il coraggio di dirlo?) liberal con tanto di tessera, ho trovato divertente, ma anche un po' mortificante, la moda attualmente diffusa negli ambienti intellettuali conservatori di invocare Charles Darwin – la fondamentale icona del mio mondo professionale – come un flagello o, a seconda dei casi, come un alleato a sostegno delle proprie amate dottrine. Poiché, com'è logico, Darwin non può coprire entrambi i ruoli simultaneamente, e poiché il dato di fatto dell'evoluzione in generale (e la teoria della selezione naturale in particolare) non può, in ogni caso, offrire un legittimo sostegno a nessuna particolare filosofia morale o sociale, ho fiducia che egli – grandissimo fra tutti i biologi – rimarrà silenzioso, a prescindere dal volume delle voci conservatrici che si leveranno a evocarlo.

A un estremo, la flagellazione di Darwin – l'idea che se lo cacceremo lontano da noi, allora potremo risvegliarci – ha animato una fazione religiosa che considera fondamentale, per un governo stabile e una società ordinata, il revival cristiano vecchio stile. In Slouching Towards Gomorrah, per esempio, Robert Bork scrive: «Il principale ostacolo che si oppone a un rinnovamento religioso è rappresentato dalle classi intellettuali le quali credono che la scienza abbia lasciato soltanto l'ateismo quale unica posizione intellettuale rispettabile. Stando alle descrizioni convenzionali, Freud, Marx e Darwin hanno messo in rotta i credenti. Oggi gli intellettuali hanno smesso di considerare Freud e Marx irrefutabili, e pare che ormai sia giunto anche per Darwin il momento di subire una svalutazione».
Poi, dimostrando una conoscenza della paleontologia pari a quella che io possiedo nel campo del diritto costituzionale – ossia zero – Bork cita come presunta prova dell'imminente declino di Darwin una scempiaggine tanto trita quanto assurda: «La documentazione fossile si sta dimostrando una fonte di grande imbarazzo per la teoria evoluzionista». Se Bork mi farà dare un'occhiata a quella famosa statua di sale subito fuori Gomorra, io sarò lieto di contraccambiare mostrandogli le abbondanti prove in nostro possesso di fossili intermedi che testimoniano fondamentali transizioni evolutive: quella dei mammiferi dai rettili, dei cetacei da progenitori che vivevano sulle terre emerse, e degli esseri umani da antenati affini alle antropomorfe.
Nel frattempo, e a un estremo opposto, la celebrazione di Darwin, l'asserzione che se noi lo accogliamo, lui convaliderà i fondamenti determinati a venerare i dogmi politici conservatori come dettati della natura. Su «National Review», per esempio, John O. McGinnis ha recentemente sostenuto: «Il nuovo sapere biologico ha il potenziale di offrire al conservatorismo un sostegno più forte di quanto abbia mai fatto qualsiasi altro corpus di nuove conoscenze. Possiamo equamente concludere che una politica darwiniana è in larga misura una politica conservatrice». McGinnis poi elenca i fondamenti biologici – fra i quali cita l'egoismo, le differenze sessuali e la "naturale ineguaglianza" – quali altrettanti esempi del fatto che l'ideologia di destra si fonda sulla teoria evolutiva. Secondo McGinnis, oltretutto, il darwinismo sembra fatto apposta non solo per sostenere la politica conservatrice in generale, ma anche per convalidare, più in particolare, quella che lui stesso predilige. Per esempio, si serve di argomenti evoluzionisti speciosi per criticare aspramente il "libertarismo puro" e quindi invoca Darwin per asserire che lo Stato ha l'autorità legittima sia di obbligare i cittadini a risparmiare per gli anni della vecchiaia, sia di tenere a freno le loro inclinazioni sessuali. McGinnis scrive: «Il sé giovanile è connesso in modo talmente debole all'idea del sé più anziano (e questo principalmente perché nelle società di cacciatori-raccoglitori moltissimi individui non arrivavano alla vecchiaia) che con ogni probabilità sono in molti a non risparmiare a sufficienza per la vecchiaia. Pertanto, un intervento statale che costringesse gli individui a risparmiare per gli anni della pensione potrebbe essere giustificato. Inoltre la società potrebbe trovarsi nella necessità di creare istituzioni per l'orientamento e il contenimento dell'attività sessuale». L'uso improprio di Darwin non è rimasto confinato alla destra politica. Anche i liberal hanno adottato entrambe le strategie di gioco, peraltro contraddittorie: negando Darwin quando trovavano sgradevoli le implicazioni della sua teoria, e invocandolo per poter considerare i loro principi politici avallati dalla natura. Alcuni liberal se la prendono con Darwin perché fraintendono la sua teoria vedendo in essa la dichiarazione di una battaglia aperta e cruenta, in una perpetua "lotta per l'esistenza". In realtà, Darwin identificava questa "lotta" come esplicitamente metaforica: in alcune circostanze perseguita meglio con la cooperazione, in altre con la competizione. All'inizio del XX secolo, molti liberal – ricorrendo alla strategia opposta, e cioè accettando Darwin – sostennero l'idea della riproduzione fra i più dotati, scoraggiando nel contempo la procreazione fra gli individui presunti non idonei. Tanto i critici di Darwin, quanto i suoi entusiasti sostenitori possono essere confutati ricorrendo ad argomentazioni semplici e venerande.
Ai primi posso dire soltanto che l'evoluzione darwiniana ha un ruolo sempre più incisivo e convincente come elemento portante delle scienze biologiche e, più in generale, che nessuna verità scientifica può rappresentare una minaccia per la religione, giustamente concepita come ricerca di ordine morale e significato spirituale. A coloro che vorrebbero trovare conferma delle proprie convinzioni religiose nei fatti della natura, suggerisco invece di riflettere seriamente sulle sagge parole del reverendo Thomas Burnet, scienziato del XVII secolo: «È cosa perigliosa trascinare l'autorità delle Scritture nelle dispute sul mondo della Natura affinché il Tempo, che tutto porta alla luce, non debba svelare l'evidente falsità di quanto avevamo fatto asserire alle Scritture».
  CONTINUA ...»

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