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Brunelleschi e la Madonna ritrovata

di Valeria Ronzani

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10 GENNAIO 2009
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Ne è convinto anche Luciano Bellosi, uno dei più illustri studiosi del periodo, che ad un'attività di Filippo Brunelleschi scultore, e nella fattispecie scultore in terracotta, ha dedicato pagine illuminanti. La Madonna col bambino in terracotta policroma scoperta per puro caso da alcuni restauratori dell'Opificio delle pietre dure di Firenze durante un sopralluogo nel Vescovado di Fiesole, è proprio da ascrivere a Brunelleschi. Dopo un restauro di due anni, l'eccezionale scoperta è esposta per la prima volta al pubblico, che potrà così apprezzarne la finezza del modellato e la raffinata esecuzione. Certo non di bottega. Ipotizzabile la mano di un giovane Brunelleschi, negli anni appena successivi, e tuttora in ombra, allo smacco per essere stato sconfitto da Lorenzo Ghiberti, nel 1401, al concorso per la commissione delle porte del Battistero.
Diversi i tratti di eccezionalità della scultura, ad iniziare dai colori, che sono quelli originali. Una vera rarità in una tipologia di opere soggetta quasi inevitabilmente, causa caducità, a ridipinture successive. Le indagini condotte in corso di restauro hanno provato che questa Madonna è un prototipo originale, modellato direttamente in creta, da cui è stata tratta la matrice per una serie di madonne in terracotta o in stucco. Una ventina le repliche conosciute, ricondotte dalla critica prevalentemente alla scuola del Ghiberti, ma anche dello stesso Filippo Brunelleschi. Dall'Ermitage di San Pietrogurgo, a Berlino, al Museo di San Marco a Firenze, alla collezione Chigi-Saracini di Siena, fino alla segnalazione recente di un ulteriore esemplare alla Certosa del Galluzzo. Abbonda l'uso di materiali preziosi, a indicare una committenza prestigiosa: turrite e lacca rossa nella veste della Vergine, ma soprattutto oro, oro dappertutto, dai punzoni della veste di Madonna e Bambino, agli archi del basamento, dove campeggia la scritta "O mater dei memento mei". E da cui sono stati asportati a colpi di scalpello, sembra volontariamente, gli stemmi che indicavano la committenza. Un ulteriore mistero sulla vicenda di questa scultura, che Laura Speranza, sotto la cui direzione l'Opificio ha eseguito il restauro, ipotizza possa identificarsi con quella che nel 1418 è documentata nella camera da letto di Giovanni di Bicci de' Medici, capostipite della famiglia e uno dei maggiori committenti del Brunelleschi.

Madonna di Fiesole
Museo dell'Opificio delle pietre dure
Firenze, via Alfani 78. Fino al 28 febbraio
www.opificiodellepietredure.it

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