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Arte mediorientale: l'ultima provocazione di Charles Saatchi

di Giovanna Canzi

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5 febbraio 2009
Kader Attia 2007 - Ghost
Galleria fotografica

Se Charles Saatchi fosse la voce di un'enciclopedia, il suo lemma sarebbe provocazione. Una provocazione lucida e beffarda di chi ama gettare il sasso in uno stagno e attendere divertito l'effetto della folla. Così oggi, dopo aver consacrato gli ex enfants terribles della Brit Art e aver dato in pasto a un pubblico ululante squali e mucche in formaldeide torna a far parlare di sé, con una mostra che ha già messo in subbuglio la stampa di mezzo mondo. Allestita nella sua nuova galleria sulla King's Road di Chelsea - edificio londinese di tre piani, costruito per essere il quartiere generale del Duca di York, - «Unveiled: New Art from the Middle East» chiama a raccolta la nuova generazione di artisti arabi con opere dall'inevitabile impatto politico e mediatico. Dopo la fatwa lanciata contro Salman Rushdie e la violenta reazione alle caricature del Profeta, pubblicate nel 2005 sul quotidiano danese Jyllands-Posten, le prostitute e gli omosessuali dei due giovani artisti iraniani presenti in mostra non passeranno di certo inosservati. «Sta forse testando la sua fortuna?» Si chiede il Time. E' l'ennesimo colpo d'ala di un incallito guru pubblicitario? Si chiede la folla. Forse. Ma quello che è certo è che l'esposizione ha il merito di girare la telecamera, mettendo a fuoco per un istante quella vibrante voglia di espressione che cerca di sopravvivere alla distruzione di un mondo in perenne tensione. Fra i nomi entrati nella scuderia di Saatchi c'è l'artista iraniana Shirin Fakhim, che porta a Londra le sue «Prostitute di Teheran»: pupazzi realizzati con materiale vario, pronte a vendere sesso con la loro biancheria a buon mercato, i seni eccessivi e un volto fatto di ceramica. C'è il giovane Ramin Haerizadeh, che con i suoi «Uomini di Allah» offre un'immagine inedita degli adepti del profeta: lascivi e disinibiti i suoi personaggi si intrecciano con voluttà in un'immagine che fonde i motivi tradizionali del suo Paese. C'è l'algerina Kader Attia (vive in Francia), che mette in scena una moschea sui generis con donne dal corpo di conchiglia, intente in una seducente e forse vuota meditazione. E ancora Diana Al-Hadid, Halim Al-Karim, Ahmed Alsoudani, Nadia Ayari, Shadi Ghadirian, Farsad Labbauf, Ahmad Morshedloo, Sara Rahbar, Marwan Rechmaoui… giovani promesse di un universo compresso, che il fiuto di Mr. Saatchi non ha potuto lasciarsi scappare.

Unveiled: New Art from the Middle East
Fino al 6 maggio 2009
The Saatchi Gallery, Londra
www.saatchi-gallery.co.uk

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