Bei giorni di gloria per Babelgum, insieme alla Current Tv di Al Gore (anche se in modi diversi), forse la più grande innovazione televisiva e comunicativa degli ultimi decenni. Se andate sulla sua home page potrete trovare come primo link il documentario sui Gorillaz Bananaz nella sua première on line, novità assoluta nell'ambito della distribuzione cinematografica.
E andando avanti, oltre ai "soliti" contributi nuovi e diversi troverete anche un'altra delle piccole grandi rivoluzioni che la realtà ideata da Silvio Scaglia ha portato nell'ambito dell'industria e della
creatività audiovisiva. Dopo la premiazione a Cannes 2008, che ha sancito la nascita e il successo della prima edizione del Babelgum On Line Film Festival, arriva la seconda tornata di premiati, questa volta celebrati al Tribeca, altro appuntamento cinematografico internazionale di primo piano.
A legare i due appuntamenti la struttura di questa rassegna, il primo e unico festival che si svolge interamente in rete (250.000 spettatori per i 651 film in concorso!) e che celebra il cinema indipendente, e la presenza come nume tutelare e presidente di giuria del rigoroso e impegnato cineasta Spike Lee, alfiere di questa nuova forma di fruizione e diffusione del cinema. "Sono entusiasta della qualità dei film che ho visto durante questa edizione– ha commentato - e molto soddisfatto nel constatare che il Festival assolve sempre più fermamente la propria missione di scoprire e remunerare nuovi talenti". E anche quest'anno c'è un po' d'Italia nel Palmares, tre premi per due registi.
Bab al Samah ha ottenuto l'ambito Looking for Genius award e il Professional Jury Award/Short film, un piccolo saggio di regia e narrazione che Francesco Sperandeo sviluppa in un viaggio catartico molto particolare, mentre Nino Sabella ha vinto lo Spike Lee Award/Short film con l'adorabile film di circa dieci minuti Maradona Baby, storia di un campioncino che guarda il mondo con quell'innocenza che il mondo stesso ha perso. Gli altri tre Spike Lee Award uniscono, come solo cinema e festival sanno fare, tre realtà diverse e in crisi politica perenne tra loro, facendo avvicendare al ritiro dei premi tre nazioni "in guerra": con Hey Animation Video Music, infatti, nella sezione animazione ha vinto Guy Ben Shetrit, israeliano, tra i documentari il gioiello statunitense The ladies di Christina Voros e infine nella categoria Mini Masterpiece è l'Iran a finire davanti a tutti, con I had a dream i went to Coney Island di Sherwin Akbarzadeh.
Una coincidenza speciale (20.000 euro a ogni vincitore) se si conta che la giuria di otto addetti ai lavori -Richard Abramowitz, presidente di Abramorama e professore alla Tisch School of the Arts della New York University (Stati Uniti), Joe Bateman, direttore del Rushes Soho Shorts Film festival di Londra (Regno Unito), Michael Cox, Talent Executive di Chelsea Lately su E! Entertainment (Stati Uniti), Tiziana Loschi, direttore del Festival Internazionale di Annecy per l'Animazione (Francia) e Carl Spence, direttore artistico del Festival del Cinema di Seattle (Stati Uniti)- li ha trovati tra i quaranta titoli selezionati da 62.000 voti sul sito (immaginate una giuria popolare più estesa?), con il più democratico dei voti.
Nella sezionale Professional Jury, un altro giro del mondo: tra le animazioni ha vinto il tenero e profondo Mr. Happy di Michael Patrick O'Hara (Canada), tra i documentari l'intenso e interessante lavoro britannico Glue di Joseph Cottrell- Boyce e nei mini masterpiece ancora gli Stati Uniti con Decklin and the Darkness di Lance Dumais. Lavori potenti e importanti, sostenuti da un voto popolare competente (e competitivo), e che hanno un ultimo pregio: spesso lavori speciali che vincono i festival non verranno mai scoperti dal grande pubblico, distribuiti poco, male o per nulla in Italia.
Qui non rischiate che venga compiuto questo delitto: collegatevi anche subito a www.babelgum.com e potrete subito constatare se siete d'accordo o meno con le valutazioni di utenti e giuria. Internet è una grande opportunità di democrazia e diffusione della cultura, (inter)attiva e passiva. Spesso solo sulla carta, ma non con Babelgum. Forse, dopo il cinema 3D adesso è scoccata l'era del cinema 3.0.